Città senza smog: le alternative al petrolio e la svolta elettrica delle case automobilistiche

Non esiste smart city senza smart mobility. La mobilità sostenibile è uno dei pilastri portanti delle città libere dalle fonti fossili, ma quali soluzioni possono favorire la transizione?

Secondo l’accordo raggiunto alla conferenza Onu di Parigi del dicembre 2015 occorre mantenere l’aumento della temperatura media globale “ben al di sotto” di 2°C, stabilizzando quanto prima le emissioni di gas a effetto serra a livello mondiale e raggiungendo una condizione zero emission nette nella seconda metà del secolo. Ad oggi, uno dei maggiori inquinatori, gli Usa di Donald Trump, tenta di sottrarsi all’accordo, mentre città come Pechino sono paralizzate regolarmente dallo smog.

Esistono da anni progetti per la produzione di biofuel che sfruttano la trasformazione delle biomasse vegetali, ma altrettanti studi svelano che questa non sembra essere del tutto la strada migliore per individuare un sostituto del petrolio: girasole, soia, legno, mais e i risultati della loro trasformazione – biodiesel e bioetanolo – non garantiscono un equilibrio sostenibile tra l’energia prodotta come output e le risorse necessarie per produrla (energia stessa ma anche suolo).
Impossibile non menzionare il cosiddetto “land grabbing”: i biocarburanti di prima generazione vengono realizzati grazie a materie agricole utilizzabili a fini alimentari (il mais, ad esempio). Questo, con il tempo, ha portato le grandi multinazionali a sottrarre terreno agricolo ai piccoli produttori locali, generando peraltro un aumento dei prezzi alimentari data la domanda comunque stabile di cibo a fronte di una mancanza di zone coltivabili. Monocolture come la soia, inoltre, hanno contribuito alla deforestazione di aree vitali per il Pianeta come la Foresta Amazzonica.

I carburanti di seconda generazione, creati con altre materie prime e procedimenti, non a caso, tentano di porre fine a queste criticità. Ovunque gli esperimenti si susseguono. Negli Usa, i ricercatori del Massachussets Institute of Technology sono riusciti a creare un lievito geneticamente modificato utile nella produzione di combustibili ad alta energia, efficiente quanto il gasolio e soprattutto più efficiente di alternative quali l’etanolo, che da solo non potrebbe garantire prestazioni idonee a rappresentare una soluzione definitiva alle fossili.
Sempre negli Usa, anche le alghe sono state prese in esame come possibile alternativa: il progetto Algae-to-fuel, che fa capo al Dipartimento dell’Energia, si concentra sulla capacità delle alghe di assorbire l’energia solare e di immagazzinarla sotto forma di simil-petrolio, un processo che in natura ha richiesto milioni di anni e la cui replica in laboratorio via via potrebbe diventare sempre meno costosa.
Se guardiamo all’Italia, un accordo tra Eni e Conoe farà sì che l’olio esausto raccolto dalle aziende del consorzio diventi green diesel e sia utilizzato come ingrediente (per il 15%) del carburante Eni Diesel+.

In tutto il mondo il pensiero dominante è che una svolta decisiva potrebbe segnarla il passaggio a veicoli elettrici, come dimostra l’interesse crescente da parte degli stessi produttori di auto per questo segmento di mercato. Volvo ha annunciato che dal 2019 produrrà soltanto auto elettriche o ibride. BMW progetta di presentare 12 modelli elettrici entro il 2025 e al Salone dell’Auto di Francoforte ha presentato la nuova berlina elettrica Vision Dynamics Concept, per ora soltanto un prototipo, così come quello della prima Mini elettrica di serie, nei concessionari dal 2019. Mecedes Benz promette una versione elettrica di ogni modello 2022 e anche Volkswagen – reduce dallo scandalo Dieselgate – aggiornerà i cataloghi con una versione elettrica dei 300 modelli del gruppo entro il 2030, con la previsione di produrne 80 elettrici entro il 2025.

Per contenere l’aumento della temperatura globale, entro il 2040 dovranno circolare oltre 600 mln di auto elettriche (International Energy Agency, “Global EV Outlook”). Oggi ne circolano soltanto 2 mln.
Nel nostro Paese circolano 6 mila auto elettriche, soltanto lo 0,01% dei veicoli immatricolati (in Norvegia la percentuale sale al 25%). Se da un lato il problema è spesso di prezzo, va considerato anche che esiste un problema oggettivo legato alle infrastrutture di ricarica. Questioni concrete, come la differenza di prese tra veicoli, o la semplice mancanza di punti di ricarica in maniera continua e capillare sul territorio.
A risolverlo potrebbe contribuire finalmente il progetto Eva+ che vede in prima fila Enel nella collaborazione tra Italia e Austria per lo sviluppo di una rete di ricarica efficiente.
Ma è vero che le auto elettriche costano troppo? Al momento sono sicuramente più costose delle auto tradizionali, è evidente. Ma nessun prezzo è elevato quanto quello che l’umanità paga a causa dell’inquinamento, un prezzo incalcolabile che dovremmo sommare a quello della benzina. Parola di Elon Musk.
Occhi puntati anche su alcuni retroscena che rendono i veicoli elettrici meno sostenibili di quanto appaiano: impossibile, infatti, ignorare i costi in termini di salute umana e inquinamento legati all’estrazione mineraria delle materie prime utilizzate nella fabbricazione delle batterie.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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