Clima, Accordi Parigi: USA fuori, Cina e India dentro

Mentre gli Stati Uniti si ritirano formalmente dagli accordi di Parigi sul clima, la Cina si impegna a firmare con la Francia un’intesa per l’irreversibilità di tali accordi

Come promesso nella campagna elettorale del 2016, l’amministrazione Trump ha proceduto ieri al ritiro ufficiale degli USA dal patto internazionale per il clima di Parigi del 2015, firmato da 195 paesi. Nel frattempo il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente cinese Xi Jinping si apprestano a firmare domani un documento che attesta l’irreversibilità degli accordi di Parigi. La cooperazione tra Europa e Cina diventa pertanto piuttosto decisiva. Per far funzionare l’accordo senza gli Stati Uniti occorre necessariamente ottenere il rispetto dei limiti di emissioni da altri importanti inquinatori come la Cina e l’India. Soprattutto perché secondo i parametri delle Nazioni Unite, Cina e India sono considerati paesi in via di sviluppo e quindi non obbligati a contenere le emissioni.

Fra un anno le elezioni americane

Il ritiro USA sarà valido tra un anno, a partire dal 4 novembre 2020, lo scenario potrebbe quindi ancora cambiare con le elezioni americane 2020. Tuttavia, come riconosce Lisa Friedman sul New York Times, anche se gli Stati Uniti eleggeranno un democratico nel 2020, non è detto che l’eventuale rientro andrebbe a buon fine. L’accordo di Parigi è il secondo patto globale sui cambiamenti climatici a cui gli Stati Uniti hanno aderito sotto un’amministrazione democratica e abbandonato sotto una repubblicana, come quando George W. Bush ritirò gli Stati Uniti dal protocollo di Kyoto del 1997.

Il popolo americano si dissocia dal governo

Negli Stati Uniti, gli ambientalisti stanno premendo su governi locali, città e imprese per ridurre le emissioni e passare a fonti di energia rinnovabile come l’energia solare ed eolica. Centinaia di governi e imprese locali hanno sottoscritto impegni sulle emissioni nell’ambito di un movimento chiamato We Are Still In, che spera di mostrare al mondo che gli americani sono dietro l’accordo di Parigi, anche se l’amministrazione non lo è. Le cosiddette promesse del governo subnazionale sono volontarie e non esiste un modo concordato per calcolare fino a che punto i loro sforzi si stanno muovendo collettivamente verso l’impegno del presidente Barack Obama di ridurre le emissioni di circa il 28% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2025.

Gli Usa sono il primo paese a notificare all’Onu l’uscita dagli accordi di Parigi ma ve ne sono altri 10 che non hanno ancora ratificato l’intesa compresi TurchiaIran e Iraq.

La posizione dell’India

L’India, che ha recentemente ratificato gli accordi di Parigi (ma non la loro irreversibilità), arriverà a produrre emissioni di Co2 del 73% superiori a ora nel 2030. A fronte dell’emergenza climatica di New Delhi, il governo indiano si è impegnato a ridurre di un terzo le emissioni di gas serra entro il 2030, puntando soprattutto sulle fonti di energia rinnovabile, in gran parte su fotovoltaico ed eolico. Soprattutto perché l’India conta ancora sul carbone per il 60% dell’energia elettrica consumata. 

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Caterina Conserva

Caterina Conserva

Giornalista con la passione per l'ecologia, i libri e le lunghe camminate in giro per il mondo

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