Clima: decreto all’italiana, cerchiobottista e timido, a tratti utile

Il decreto clima stanzia un investimento complessivo di 450 milioni di euro. Ma le misure più incisive, che sono quelle politicamente più difficili – ovvero i tagli ai sussidi alle industrie dannose per l’ambiente – sono state rinviate alla legge di Bilancio.

La prima critica riguarda il peso economico. L’Italia, a fronte di un tema che la scienza ci descrive come urgentissimo e molto grave, stanzia 450 milioni per il suo decreto clima: il governo tedesco, nonostante il serio rischio recessione, ha stanziato 50 miliardi. Tutti soldi, quelli italiani, presi dalle “aste verdi”, ovvero il sistema di scambio delle emissioni di gas serra nella Ue, il cosiddetto European Trading Scheme. “Si tratta di fondi rigenerabili perché ogni anno ce ne sono sempre di più da mettere a disposizione, quindi le misure si autofinanzieranno negli anni e se il provvedimento gira, le risorse possono crescere come finanziamento in modo automatico. Dalle analisi e previsioni che abbiamo fatto dovrebbe girare bene”, ha spiegato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa subito dopo l’uscita dal Consiglio dei ministri, dove il decreto è stato approvato a seguito di una lunga discussione.

Costa e Di Maio esultano: “stanziati 450 milioni, è il primo atto del “green new deal”. Ma sui fossili – vero nodo italiano – ci penserà qualcun altro: il tema è rinviato a quando ci saranno magari altri a dover sostenere il contrattacco dell’industria italiana, e delle sue lobby e dei suoi voti. Confindustria riesce comunque, incredibilmente, a commentare che non c’è stato confronto. Mentre le associazioni ambientaliste gridano: è poco.

Greenpeace ha fatto sapere che il decreto clima «inciderà davvero molto poco sulla lotta all’emergenza climatica in corso, per cui occorrerebbero provvedimenti ben più radicali. A partire da una seria svolta pro-rinnovabili e da una drastica rimodulazione dei sussidi ai combustibili fossili». Per Angelo Bonelli dei Verdi «il decreto clima approvato oggi è un accrocchio di norme, alcune insignificanti, messe insieme per dare un titolo e fare finta di occuparsi seriamente dei cambiamenti climatici». Forse troppo severi, diciamo che il decreto si posiziona bene, all’interno della nostra tradizionale mancanza di coraggio. È un decreto cerchiobottista, un po’ come tutti i decreti, ne vada di mezzo il futuro della scuola, o il futuro dell’umanità.

Bonus mobilità 

Incentivi alla rottamazione delle auto fino alla classe euro 3, per un massimo di 1500 euro, e per i motocicli euro 2 e euro 3 a due tempi per un massimo di 500 euro fino al 2021. Il bonus potrà essere utilizzato però anche per l’acquisto di abbonamenti ai mezzi pubblici, servizi green e bici, anche a pedalata assistita. E questa ci sembra una novità interessante. Gli incentivi alla rottamazione dei mezzi più inquinanti, in tutto 255 milioni di euro che confluiranno nell’apposito fondo “Programma sperimentale buono mobilità”, sono destinati però solo ai Comuni sopra i 100mila abitanti, o comunque alle aree sottoposte a infrazione europea per la qualità dell’aria, circa 25 milioni di italiani.

Tpl ed eco-scuolabus

Per creare o ammodernare corsie preferenziali nelle città, si dedicano 40 milioni di euro ai Comuni. Altri 20 milioni di euro serviranno a realizzare o migliorare il trasporto scolastico per le scuole elementari e medie con mezzi ibridi, elettrici o non inferiori a euro 6, immatricolati dal primo settembre di quest’anno.

Green corner

20 milioni di euro a quei commercianti (5mila euro a ogni negozio) che realizzeranno un green corner per i prodotti sfusi o alla spina, allo scopo di eliminare i contenitori monouso. L’incentivo vale fino a esaurimento fondi, fino al 2021.

Riforestazione e bonifiche

Infine 30 milioni serviranno per creare foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane. Vengono aumentati i poteri e le risorse dei commissari che si occupano delle bonifiche delle discariche abusive e della depurazione delle acque, per risolvere il problema storico delle infrazioni ambientali. Infine l’Ispra, l’Istituto superiore per la ricerca ambientale, realizzerà un database pubblico per la trasparenza dei dati ambientali, con un milione e mezzo di euro a disposizione. 

In arrivo anche “un piano per far rinascere le case e i quartieri delle nostre città”, ha scritto in un tweet la ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli. Il Governo infatti rimanda alla prossima legge di bilancio anche un piano per “migliorare la qualità dell’abitare, con la rigenerazione degli edifici, il sostegno alle famiglie in affitto, i cantieri nei piccoli comuni”.

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente