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Clima e pace, “Urgente mettere in circolo conoscenze e tecnologie”

Se ne parla al Bologna Peacebuilding Forum

“Tante cose stanno contribuendo ad attenuare una dinamica che potrebbe divenire dirompente, dai negoziati sul clima agli avanzamenti tecnologici che stanno rendendo profittevole – non solo efficace – adottare modi di produzione e consumo ecologici. La cosa più urgente da fare però resta quella di mettere in circolo le conoscenze e anche le tecnologie adatte a contrastare l’influenza dei cambiamenti climatici sulle guerre. Quelle restano appannaggio dei Paesi con più mezzi”, lo ha detto a People for Planet Emiliano Alessandri dell’OSCE, nel corso del Bologna Peacebuilding Forum.

Per il clima, contro la guerra

“Sempre di più, i sostegni allo sviluppo andranno anche concepiti da un punto di vista ecologico, e il nesso clima-conflitti dovrà diventare ancora più centrale alle strategie messe in campo dalle organizzazioni internazionali così come dalle singole nazioni nelle proprie iniziative legate alla promozione della sicurezza internazionale”, continua Alessandri. Il Bologna Peacebuilding Forum è organizzato dall’Agency for Peacebuilding in collaborazione con la John Hopkins University SAIS di Bologna e la rete di ricerca New-Med dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), in corso il 18 e 19 maggio (Puoi partecipare cliccando qui). L’edizione di quest’anno è dedicata allo studio delle interconnessioni tra clima, ambiente e conflitti.

Paesi arabi, Asia e bacino del Nilo

“Il clima è quasi sempre una con-causa o un fattore di aggravamento di tensioni esistenti. Non dovremmo attendere scenari estremi – tanto meno catastrofici – per agire. Il cambiamento climatico – attraverso la riduzione delle aree rurali fertili e la pressione sulle fonti idriche – sta già contribuendo attivamente a inasprire tensioni in atto tra popoli e società umane. È stato ampiamente dimostrato che l’insicurezza alimentare legata a eventi climatici che hanno alterato le produzioni agricole abbia – nell’area del Mediterraneo – inasprito bisogni sociali poi sfociati in tensioni domestiche e internazionali come la ‘Primavera Araba’ – foriera poi di svariati conflitti veri e propri. La competizione per le acque dolci ha già causato conflitti in Asia Centrale e rischia di scatenarne altri in Africa, nel bacino del Nilo, giusto per citare due casi.

Il paradosso delle strategie per il clima

La crescita dei conflitti esacerbati dai cambiamenti climatici sarà significativa per due motivi, assicura l’esperto, uno dei quali spesso trascurato. “Vi saranno conflitti causati più o meno direttamente da fattori legati al cambiamento climatico. E vi saranno conflitti legati paradossalmente alle strategie messe in atto dagli Stati per ovviare alle sfide poste dal cambiamento climatico. Si pensi ad esempio alla corsa alle energie come il gas naturale – una dinamica legata alla differenziazione energetica che però rischia di scatenare conflitti attorno ai giacimenti emersi nel Mediterraneo orientale”.

La bomba migranti

Anche i Paesi più sviluppati saranno e sono a rischio. “Certo, avranno molti più strumenti per affrontare le sfide climatiche, ma diventeranno ancora di più un magnete per ampi movimenti umani, principalmente dal Sud del pianeta. I Paesi sviluppati poi saranno sottoposti a sfide a più livelli, proprio perché più strutturate e complesse le loro società. Lo si è già visto con la pandemia – i paesi ‘ricchi’ sono stati in grado di mobilitare più risorse che quelli ‘poveri’ ma le loro società hanno subito un duro colpo perché molte più attività e abitudini sono state messe a repentaglio. Le sfide climatiche avranno effetti simili: le società più complesse e moderne avranno più mezzi per affrontarli ma molte più dinamiche si incepperanno. Si pensi all’impatto dell’innalzamento dei livelli del mare su Paesi densamente popolati e ad alta concentrazione urbana, rispetto allo stesso effetto su Paesi più arretrati ma anche con economie più semplici”, conclude Alessandri.

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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