Clima, Fiat tra le industrie auto che frenano le politiche green

Secondo uno studio del Guardian, le lobby di Stati Uniti e Europa hanno investito milioni di dollari per bloccare le azioni dei governi tese a ridurre le emissioni di CO2

Le case automobilistiche di tutto il mondo sono tra i principali oppositori delle azioni volte a combattere la crisi climatica globale, di fatto ritardando la transizione verso l’elettrificazione del settore trasporti che da solo risucchia un’enorme percentuale della domanda di petrolio a livello globale. Lo rivela un’analisi esclusiva realizzata per The Guardian da InfluenceMap, un gruppo di ricerca indipendente, nell’ambito del progetto Polluters. Negli ultimi quattro anni, a margine delle dichiarazioni volte a sostenere le iniziative per il clima, le case automobilistiche hanno iniziato a investire milioni di dollari in sforzi di lobbying per contrastare i tentativi di trovare soluzioni al riscaldamento globale.

La ricerca ha rivelato che dal 2015 Fiat Chrysler, Ford, Daimler, BMW, Toyota e General Motors sono stati tra i più forti oppositori alle normative per aiutare i governi a raggiungere il limite di riscaldamento di 1,5 °C fissato dall’Accordo di Parigi. Da allora, secondo il rapporto, le pressioni esercitate dall’industria automobilistica negli Stati Uniti e in Europa hanno tentato di bloccare, ritardare e vanificare le iniziative volte a regolare e ridurre le emissioni del settore dei trasporti, responsabile del 15% delle emissioni mondiali di gas serra, e rallentare il passaggio ai veicoli elettrici.

Fiat Chrysler è classificata come tra le più contrarie alle normative e alle iniziative sul cambiamento climatico. Insieme a General Motors e Ford, Fiat Chrysler si è rivelata essere un “attore chiave” nell’indebolimento degli standard statunitensi, noti come standard CAFE (Corporate average fuel economy), entrati in vigore durante la presidenza Obama, con l’obiettivo di arrivare al raddoppio del consumo di carburante dei veicoli. La revisione degli standard CAFE in tal senso è stata effettivamente avviata, con il benestare di Trump, nel 2018, rendendo molto più difficile per gli Stati Uniti il rispetto dell’Accordo di Parigi.  

In Europa, attraverso l’ACEA (Associazione europea dei costruttori automobilistici) e la VDA (Associazione tedesca dell’industria automobilistica), l’industria automobilistica ha costantemente cercato di contrastare i nuovi standard di emissione di CO2 per i nuovi veicoli fissati al 2021 e dal 2021 al 2030, nell’ambito del pacchetto UE sulla mobilità pulita. Secondo tali misure, le emissioni medie delle nuove auto prodotte devono essere di 95 g/km entro il 2021, pena l’applicazione di sanzioni di 95€ per g/km, per auto, per le aziende automobilistiche che non raggiungono tali obiettivi. Ma i dati provenienti dall’osservatorio ambientale dell’UE mostrano che l’industria automobilistica è lontana dall’obiettivo. Le emissioni di CO2 delle nuove auto sono aumentate nel 2018 dell’1,6% arrivando a 120,4 g/km. Questo aumento ha coinciso con le crescenti vendite in Europa di SUV, che producono emissioni più elevate.

Photo by Alexander Popov on Unsplash

Caterina Conserva

Caterina Conserva

Giornalista con la passione per l'ecologia, i libri e le lunghe camminate in giro per il mondo

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