Clima: oggi si fa la storia

Sciopero mondiale il 15 marzo, un fiume umano in tutta Italia: è il giorno per riscrivere il futuro

Nessuno entri a scuola oggi. Sono i giovani, i giovanissimi, gli studenti di tutto il mondo a fare di questa giornata la giornata della ribellione ai “grandi”, agli adulti incapaci di comprende e dare valore al tema del secolo, che però è tale ad oggi ancora e solo per la scienza.

La stampa mainstream, e tutta la politica, ancora oggi considerano un tema secondario i cambiamenti climatici e la rivoluzione – energetica, economica e sociale – che richiederebbero. Oggi 15 marzo scioperano quindi e scendono in piazza, senza bandiere, le fasce di popolazione “minori”, quelle senza voto e dunque storicamente deboli, eppure proprio quelle per le quali si gioca oggi il futuro, le più interessate dalle azioni che gli adulti faranno o non faranno.

Il ‘Global Strike For Future‘ si rivolge soprattutto ai capi di stato e di governo, «a cui chiediamo di fare qualcosa di vero contro i cambiamenti climatici»: mi dice Alessandro, 9 anni, che viaggia spedito in corteo assieme alla mamma e ai tre fratellini. La sfilata a Milano è lunga, colorata e determinata, piena di giovanissimi e bambini, piena di genitori, enorme, infinita. «Considerando che circa il 70% delle emissioni globali viene prodotto dalle città, Milano potrebbe fungere da leader in Italia dimostrando come la mobilitazione degli studenti e dei cittadini può spronare l’intera cittadinanza a lottare insieme contro i cambiamenti climatici», spiega Sarah Marder, nata e cresciuta in una fattoria del Kansas, vive in Italia dal 1988. Dirigente di banca trasformata in filmmaker sui temi che ruotano attorno alla sostenibilità, Sarah Marder è tra gli organizzatori della manifestazione e una delle prime a protestare, a volte anche da sola, davanti a Palazzo Marino contro i cambiamenti climatici. E Milano contro le emissioni potrebbe fare moltissimo, a partire dagli sprechi energetici dei suoi uffici pubblici – le scuole in primis – per arrivare a una maggior dedizione verso la mobilità sostenibile. Più di lei potrebbero fare città in questo senso arretrate, come Roma o Torino.

Con l’adesione di circa 112 Paesi e oltre 1769 città, quello che si muove oggi è un movimento studentesco mondiale, che si è creato dopo mesi di manifestazioni organizzate ogni venerdì in diverse città di ogni continente, i ‘Fridays for Future‘ lanciati dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, ormai simbolo internazionale di questa protesta. «Nel caso non vengano prese in considerazione le nostre richieste, continueremo gli scioperi settimanali davanti a Palazzo Marino anche nei venerdì successivi al 15», mi dice Marder. Tra i “grandi”, aderiscono al movimento oltre 12mila scienziati.

Ma ci sono anche i piccolissimi: tutta una rete di scuole materne che non poteva sfilare vista l’età dei partecipanti (3-5 anni) si è organizzata per dire la propria nelle piazze vicino alle scuole.

La giovane Greta, 16enne svedese, raccoglie su Twitter oltre 235mila follower, mentre la sua pagina Facebook è seguita da oltre 270mila, lì dove aggiorna la mappa Google che indica le città del mondo che si stanno preparando per la grande manifestazione.

«Questi tre mesi mi hanno fatto capire che i cambiamenti climatici interessano a molte più persone di quanto pensassimo – continua Marder con un grande sorriso – siamo tantissimi, mi viene da piangere! Questo era un tema invisibile, ma sentito. Non si parlava. C’era una forma di omertà collettiva a cui partecipavano i media, che trattavano il tema soprattutto sulla scia di un catastrofe ma non in modo continuativo, non per sensibilizzare o informare veramente il pubblico”.

«In questi tre mesi, ho percepito un aumento della quantità e della qualità della copertura mediatica sul tema e poi non esistono solo i media. In questo momento Milano ospita la mostra National GeographicCapire Il Cambiamento Climatico“, curato da Luca Mercalli, al Museo di Storia Naturale, e anche “Broken Nature” alla Triennale: iniziative di grandi rilievo e spessore. Abbiamo visto il Presidente Mattarella dichiarare pochi giorni fa che siamo sull’orlo di una crisi globale climatica. Insomma, non ho visto i dati, ma guardando tutto ciò che sta succedendo, scommetterei che a fine 2019 la percentuale di italiani preoccupati per i cambiamenti climatici sarà sensibilmente più alta rispetto alla fine del 2018».

Ma cosa può fare ognuno di noi per aderire, in concreto? «Stiamo cercando di cambiare il destino dell’umanità, e ognuno di noi, innanzitutto, può dedicare del tempo ogni venerdì a protestare per chiedere azioni concrete alla politica. Venire in piazza ogni venerdì davanti al proprio comune o governo, portando il proprio cartello, è proprio il senso di #FridaysForFuture. Inoltre, ognuno di noi può cercare di aumentare sempre un pochino di più la propria consapevolezza per fare scelte sempre più sostenibili. Infine, forse la cosa più utile che uno può fare è parlare con altri delle proprie preoccupazioni ambientali, in modo pacato. Possiamo unirci ad altri che hanno le nostre stesse istanze. Singolarmente siamo deboli. Insieme, no.»

A Milano la marcia si ripete questa sera dalle 18.00. Cerca online come aderire nella tua città. Usa i social e mostra al mondo che ci sei usando l’hashtag #FridaysForFuture. 

Di seguito una Gallery con immagini della manifestazione da Bologna, Firenze, Milano, Pavia, Como e Vicenza

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente