Clima, Onu: “Agire o capitolare”

COP25: 16 mila morti e 142 miliardi di dollari l’anno, il costo dei cambiamenti climatici stimato a Madrid dall’Onu

È partita la conferenza mondiale sul clima dell’Onu, la COP25, a cui partecipano 196 paesi fino al 13 dicembre. Greta Thunberg è sbarcata questa mattina a Lisbona, di ritorno dagli Stati Uniti, dopo la traversata in barca a vela a emissioni zero. La conferenza si apre sullo scenario mondiale dell’emergenza climatica. Secondo il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, l’umanità è di fronte a una scelta per il futuro, che implica necessariamente l’adozione di misure serie per tutelare il pianeta, tenendo a mente che l’alternativa alla “speranza”, di migliorare agendo, è la “capitolazione”.

L’emergenza climatica

Dal 1998 al 2017 ogni anno i paesi del G20 hanno pagato un conto molto alto per via dell’intensificarsi dell’emergenza climatica: 16 mila morti e 142 miliardi di dollari l’anno. Non solo, 860 milioni di persone sono in condizione di insicurezza alimentare in Asia e Africa. 300 milioni di persone vivono in zone esposte a inondazioni e uragani per la perdita di habitat e protezione costiera. Un milione di specie animali e vegetali a rischio di estinzione. Circa il 66% dell’ambiente marino e tre quarti di quello terrestre sono stravolti dall’azione dell’uomo. Le colture globali sono a rischio per via della progressiva diminuzione di impollinatori con conseguente perdita di 577 miliardi di dollari di colture annuali.

Il costo della perdita della biodiversità è molto alto, insieme al restringimento dei ghiacciai. Gli obiettivi di decarbonizzazione delle industrie sono più urgenti di quanto non siano mai stati, dal momento che i gas serra hanno raggiunto livelli record. Guterres ha accentuato questo aspetto sottolineando che non c’è altro tempo da perdere e aggiungendo che se non si debella il carbone “tutti i nostri sforzi per combattere i cambiamenti climatici sono destinati al fallimento“.

Un’occasione per l’Africa

La COP25 arriva in un momento cruciale per il mondo e l’Africa in particolare. I paesi africani conoscono fin troppo bene i rischi posti dai cambiamenti climatici, nonostante le basse emissioni di gas serra dell’Africa, rimane il continente più vulnerabile ai cambiamenti climatici, con temperature superiori a 1,5 gradi Celsius. I danni collaterali ambientali sono molto elevati così come i rischi per le sue economie, a partire dagli investimenti infrastrutturali, ai danni all’agricoltura, facendola ripiombare in una situazione di precarietà e povertà che annullerebbe i progressi raggiunti.

Per l’African Development Bank sono necessari finanziamenti macroscopici per il continente, che richiedono capitali di almeno 3 trilioni di dollari per affrontare i cambiamenti climatici entro il 2030. Un passo è stato fatto con il lancio del progetto, di cui si parla alla COP25, Desert to Power, finanziato dall’African Development Bank e da privati, che grazie all’installazione di pannelli solari nel deserto del Ciad mira a garantire l’accesso universale all’elettricità per 60 milioni di persone (quanto l’Italia per intenderci) che vivono in Burkina Faso, Eritrea, Etiopia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Sudan, Gibuti, Senegal e Ciad.

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Photo by Markus Spiske on Unsplash

Caterina Conserva

Caterina Conserva

Giornalista con la passione per l'ecologia, i libri e le lunghe camminate in giro per il mondo

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