Colin Crouch: “I veri leader si vedranno adesso”

Un intervento del sociologo britannico sul Financial Times

Continuiamo la pubblicazione su People For Planet di contributi sul “dopo coronavirus” inaugurata con “Aspettiamo il dopo, in agguato come la tigre” e continuata con “Il ritorno dello Stato Sociale” ospitando la traduzione di ampi stralci dell’articolo pubblicato dal Financial Times a firma del sociologo e politologo britannico Colin Crouch, professore emerito all’Università di Warwick, membro del Max Planck Institute di Colonia, autore del libro “Postdemocrazia” pubblicato in Italia da Laterza.

Un nuovo senso di solidarietà

Se c’è un lato positivo della pandemia di Covid-19, è che ha iniettato un senso di solidarietà nelle società individualistiche in cui viviamo. Ma il virus e le chiusure economiche necessarie per combatterlo gettano anche una luce abbagliante sulle disuguaglianze esistenti e addirittura ne creano di nuove. Oltre a sconfiggere la malattia, il grande test che tutti i paesi dovranno affrontare sarà presto se gli attuali sentimenti diffusi dell’esistenza di uno scopo comune daranno forma ad una nuova società dopo la crisi.

Non siamo tutti uguali davanti al coronavirus

Come i leader occidentali hanno imparato nella Grande Depressione e dopo la seconda guerra mondiale, per chiedere un sacrificio collettivo devi offrire un contratto sociale a beneficio di tutti. La crisi odierna sta mettendo a nudo quanto le società ricche non siano all’altezza di questo ideale. Proprio come la lotta per contenere la pandemia ha rivelato l’impreparazione dei sistemi sanitari, così è stata esposta la fragilità delle economie di molti paesi, mentre i governi si affannano per evitare i fallimenti e affrontare la disoccupazione di massa. Nonostante gli appelli alla mobilitazione nazionale, non siamo davvero tutti uguali. I blocchi economici impongono il maggior costo a quelli tra noi già più svantaggiati.

Dall’oggi al domani milioni di posti di lavoro e mezzi di sussistenza sono stati persi nei settori dell’ospitalità, del tempo libero e gli altri collegati, mentre i lavoratori con un miglior know-how spesso affrontano solo il fastidio di lavorare da casa.

Peggio ancora, coloro che svolgono lavori a basso costo che debbono ancora lavorare spesso rischiano la vita, come per esempio badanti e operatori sanitari, magazzinieri, addetti alle consegne e addetti alle pulizie.

Lo straordinario sostegno al bilancio da parte dei governi per l’economia, se possibile, peggiorerà in qualche modo le cose.

I paesi che hanno permesso lo sviluppo di un mercato del lavoro irregolare e precario trovano particolarmente difficile incanalare aiuti finanziari ai lavoratori con impieghi precari, senza contratto o con un lavoro dipendente in nero.

Aiuto ai ricchi

Nel frattempo, un ampio allentamento monetario da parte delle banche centrali aiuterà i ricchi.

Dietro questo, i servizi pubblici sottofinanziati scricchiolano sotto l’onere dell’applicazione delle politiche di crisi.

Il modo in cui facciamo la guerra al virus beneficia alcuni a spese di altri. Le vittime di Covid-19 sono in gran parte persone anziane. Ma grandi vittime dei lockout sono anche i giovani e attivi, a cui viene chiesto di sospendere la loro istruzione e rinunciare a entrate economiche per loro indispensabili.

C’è bisogno di riforme radicali

I sacrifici sono inevitabili, ma ogni società deve dimostrare come offrirà una giusta ricompensa a coloro che sopportano il carico più pesante degli sforzi nazionali.

Riforme radicali – invertendo la direzione politica prevalente degli ultimi quattro decenni – devono essere messe sul tavolo. I governi devono accettare un ruolo più attivo nell’economia. Devono vedere i servizi pubblici come investimenti piuttosto che passività e cercare modi per rendere i mercati del lavoro meno insicuri.

La redistribuzione della ricchezza sarà di nuovo all’ordine del giorno.

Le politiche fino a poco tempo fa considerate “eccentriche”, come il reddito di base per tutti e le tasse sul patrimonio, dovranno essere nel mix delle nuove misure.

Prendere esempio da Roosevelt e da Churchill

Le misure che i governi stanno adottando per sostenere le imprese e i redditi durante la crisi provocata dal virus si devono confrontare con il tipo di economia postbellica che i paesi occidentali non hanno sperimentato per sette decenni.

I leader che hanno vinto la guerra non hanno aspettato la vittoria per pianificare ciò che sarebbe seguito. Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill pubblicarono la Carta Atlantica, stabilendo la rotta per le Nazioni Unite, nel 1941. Il Regno Unito pubblicò il Rapporto Beveridge, il suo impegno per uno stato sociale universale, nel 1942. Nel 1944, la conferenza di Bretton Woods forgiò l’architettura finanziaria del dopoguerra. Lo stesso tipo di lungimiranza è necessario oggi.

Al di là della guerra per la salute, i veri leader si vedranno adesso: sono quelli che si mobiliteranno ora per vincere la pace.

Foto di Bruno Patierno

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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