Come il Vietnam sta vincendo il coronavirus

Media e organizzazioni internazionali parlano di “modello Vietnam”

Il coronavirus in Vietnam

Il Vietnam, paese confinante con la Cina, è il 15° paese più popoloso del mondo con 97 milioni di persone.

Secondo il Ministero della Salute (MoH) ci sono stati finora circa 300 casi confermati di Covid-19, con circa 150 ricoverati o dimessi dagli ospedali e nessun decesso.

Il “modello Vietnam”

L’esperienza del Vietnam è indicata come un modello di risposta efficace alla pandemia per tutte le nazioni povere (e non solo) da testate asiatiche come Inquirer o The Diplomat, da grandi giornali come il Financial Times e da organismi internazionali come il World Economic Forum o l’Australian Strategic Policy Institute. Tutti sottolineano come, concentrandosi sulla valutazione precoce del rischio, sull’efficace comunicazione e sulla cooperazione governo-cittadino, anche un paese con risorse insufficienti e un sistema sanitario precario possa gestire efficacemente la pandemia.

Sebbene abbia risorse molto più limitate, alcune caratteristiche chiave della risposta del Vietnam alla crisi sanitaria sono simili ad altre risposte dimostratesi finora efficaci in altri paesi asiatici come ad esempio la Corea del Sud. Secondo gli osservatori internazionali le caratteristiche del “modello vietnamita” si possono sintetizzare così:

Azione precoce

Avendo sperimentato la SARS1, l’influenza aviaria e altre recenti epidemie, il Vietnam ha agito in anticipo e in modo proattivo in risposta alla minaccia Covid-19. Quando a metà dicembre 2019 erano stati rilevati solo 27 casi nella città di Wuhan, il ministero della salute del Vietnam ha pubblicato linee guida per la prevenzione, tra cui un attento monitoraggio delle aree di confine e misure igieniche per prevenire l’infezione tra la popolazione.

Quando la Cina ha confermato ufficialmente il primo decesso a causa del nuovo coronavirus l’11 gennaio, il Vietnam ha rapidamente rafforzato i controlli sanitari in tutti i confini e negli aeroporti. La temperatura corporea dei visitatori veniva controllata all’arrivo; chiunque avesse sintomi, come tosse, febbre, dolore toracico o difficoltà respiratorie, veniva rapidamente isolato per i test e rigorosamente monitorato presso le strutture mediche, mentre i contatti recenti venivano tracciati per un’azione di follow-up.

Sono seguite altre misure, tra cui la chiusura delle scuole, il razionamento delle maschere chirurgiche per destinarle prioritariamente al personale sanitario, l’annullamento di alcuni voli e la limitazione dell’ingresso alla maggior parte degli stranieri. Questi passaggi sono stati imposti in modo flessibile, in base all’evolversi degli eventi, anziché come misure generali e generalizzate.

Quarantena selettiva

Il Vietnam è stato il primo paese dopo la Cina a “sigillare” una vasta area residenziale. Dopo che erano stati riscontrati dei casi tra lavoratori di ritorno da Wuhan, ha imposto una quarantena di 21 giorni a febbraio in una parte della provincia di Vinh Phuc, a nord di Hanoi, dove vivono più di 10.000 persone, da dove provenivano molti dei lavoratori. Altri 2 comuni sono stati dichiarati zona rossa dopo che erano stati visitati da un turista britannico rivelatosi positivo al virus. Dopo che più di una dozzina di persone, collegate all’ospedale Bach Mai di Hanoi, sono risultate positive, le autorità hanno rintracciato i contatti, consigliato a più di 10.000 persone che erano in ospedale nei giorni precedenti di sottoporsi al test e creato una zona rossa in un villaggio rurale vicino per 14 giorni.

Test efficaci a costi contenuti

Il Vietnam ha sviluppato nel giro di un mese un kit di test rapido, efficiente ed economico. Molti paesi hanno mostrato interesse per il kit che utilizza una tecnica approvata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il rapido sviluppo del kit è stato consentito dall’intenso lavoro di un gruppo di scienziati coordinati dal ministero della scienza e della tecnologia.

L’approccio diverso rispetto alla Corea del Sud

Anziché test di massa, la chiave di risposta adottata dalla più ricca Corea del Sud, il Vietnam si è concentrato su test selettivi: isolamento degli infetti e rintracciamento dei loro contatti “primari” (diretti) e “secondari” (di livello successivo) al fine di testare quelli che potevano avere più probabilità di avere contratto il virus.

Mobilitazione sociale

Sono stati mobilitati studenti di medicina, medici in pensione e infermieri. Secondo Tran Dac Phu, consulente senior del Centro operativo di emergenza del Vietnam, “Dobbiamo mobilitare tutta la società al meglio delle nostre capacità per combattere l’epidemia insieme, ed è importante trovare i casi in anticipo e isolarli”.

Informazione capillare

Il governo ha chiesto a tutti i cittadini di indicare le proprie condizioni sanitarie online e di aggiornarle periodicamente attraverso un’app che consente agli utenti di inviare anche informazioni sugli spostamenti; conoscere luoghi in cui sono stati recentemente rilevati nuovi casi e ottenere informazioni pratiche aggiornate.

Il portale online del MoH pubblicizza immediatamente ogni nuovo caso a tutti i principali punti di informazione e al pubblico in generale, con dettagli tra cui posizione, modalità di infezione e azioni intraprese. Le informazioni vengono trasmesse dalla televisione, tramite i social media ed inviati messaggi a tutti i telefoni cellulari.

L’aiuto del Vietnam agli altri paesi

Il Vietnam sta seguendo l’esempio di Cuba nel dimostrare solidarietà nei confronti di altri paesi di fronte alla minaccia Covid-19.

Tra l’altro il Vietnam ha anche donato indumenti protettivi, maschere mediche, apparecchiature e kit di collaudo alla Cambogia e al Laos e kit di test all’Indonesia.

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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