Come la tv aiuta la propaganda del leader della Lega

Il pluralismo in tv è solo di facciata, e i risultati si vedono

Alla fine sono arrivati. I dati Agicom di settembre confermano i dubbi: sulle sette reti giornalistiche Matteo Salvini rimane il politico più trasmesso. Ad agosto ha goduto di 280 minuti di parola sui telegiornali, più del triplo di tutti gli altri leader politici, Giuseppe Conte compreso, che nonostante fosse premier anche durante lo scorso governo, è stato trasmesso 128 minuti, seguito da Nicola Zingaretti (112), Luigi Di Maio (92) e Silvio Berlusconi, lontano da tutti, sia dagli altri, sia dai gloriosi anni Novanta, con appena 53 minuti di apparizioni in tv. 

Dopo la crisi di governo e il clamoroso autogol si credeva Salvini ormai fuori gioco, almeno per un po’, invece ci ha pensato la televisione a rimetterlo in campo, a dispetto delle continue lamentele del capitano, che invece lamenta censure e faziosità a suo sfavore. 

Una polemica, questa, che è stata sciolta dall’Authority, presieduta da Angelo Marcello Cardani, con le «Tabelle relative al pluralismo politico/istituzionale in tv, relative a settembre 2019» da cui emerge che né il Carroccio né il Capitano hanno subito contraccolpi mediatici. Anzi. Dai dati forniti da Agcom emerge che a monopolizzare gli spazi di parola dei singoli soggetti politici sono il premier Giuseppe Conte, primo in tutti i Tg, e Salvini nel ruolo di inseguitore. Unica eccezione è Studio Aperto dove il leader del Carroccio viene scavalcato da Silvio Berlusconi.

A settembre, Conte ha fatto un salto di visibilità, è in testa nei tempi di parola (243 minuti) tra i telegiornali Rai, Mediaset e La7, mentre Salvini si ridimensiona (160) ma continua a surclassare, di molto, gli altri leader politici. 

A minare la par condicio e la corretta informazione in Italia c’è però un fatto, meno eclatante ma tutt’altro che marginale, riguardo ai fatti della Lega: le dichiarazioni trasmesse in tv sono tutte di Salvini. Un soliloquio unico, ipnotico, che non si registra per gli altri partiti, le cui dichiarazioni si disperdono in un chiacchiericcio di voci e volti spesso senza nessun peso politico o del tutto sconosciuti al pubblico a casa. 

Nei tg della Rai, a settembre, a nome della Lega, non compare nessun altro, se non Salvini, tra i primi venti. Idem a Mediaset. Soltanto La7 affida il microfono anche ad Antonio Maria Rinaldi e Attilio Fontana. Insomma, un pluralismo solo apparente, quello in Italia. Salvini parla, parla, continua a parlare a qualsiasi microfono, semplicemente per un motivo: audience

Audience che non fa che rafforzare la sua immagine, soprattutto per l’eco che i suoi video tv, tagliati e montati ad hoc dalla “Bestia”, lo staff che cura l’immagine del Capitano, suscitano sui social mediante un preciso sistema di propagazione (questo video della giornalista Milena Gabanelli svela tutti i retroscena). 

Del resto a confermare la macchinazione è stato anche Luca Morisi, il noto consulente d’immagine di Matteo Salvini, durante una lezione organizzata da Youtrend a Torino. «Il nome della Bestia l’ho copiato dalla campagna elettorale di Barack Obama («The Beast» era proprio la struttura creata, con un peso schiacciante di internet, per arrivare alla Casa Bianca)» ha detto il quarantaseienne Morisi di fronte a 50 giovani aspiranti spin doctor. Ai quali, ha poi dato alcuni consigli. 

Eccone 7: 

  1. Pubblicare fino a 17 post al giorno.
  2. Parlare alla pancia degli italiani con messaggi che più toccano temi divisivi e più generano partecipazione.
  3. Disporre di un Tool per ascoltare il ‘sentiment’ della Rete e individuare l’argomento più discusso per partecipare al dibattito.
  4. Applicare lo schema TRT: Televisione, Rete, Territorio. 
  5. Veicolare i messaggi grazie a circa 800-1.000 fedelissimi che ricevono il link dei post su una chat WhatsApp e poi li rilanciano su ogni mezzo digitale.
  6. Profilare, fin nei minimi dettagli in barba alla privacy, gli utenti-fan.
  7. Spendere soldi, tanti soldi.

Soldi che fino a ieri provenivano anche dalle tasche dei cittadini e che ora, invece, si limitano alle donazioni, a 1/3 dello stipendio di ogni eletto della Lega, e stando alle indagini in corso, forse, anche dalla Russia. 

Stela Xhunga

Stela Xhunga