Ebbene sì, abbiamo intervistato un ladro di biciclette! E ci ha svelato alcuni trucchi per non farsi fregare il mezzo. Magari proprio da lui… Disegno di Armando Tondo, dicembre 2019

Come non farsi rubare la bici: i consigli di un ladro

Chi meglio di un ladro ci può svelare i trucchi migliori per proteggere la nostra due ruote

«Ho 50 anni e a Milano ho rubato ovunque: in piazza Gae Aulenti, davanti al Duomo… Mi concentro e non vedo nessuno. Una volta mi hanno interrotto per chiedermi se stavo rubando una bici – stavo segando via un catenaccio – e ho detto no! Ma va: mia moglie ha perso le chiavi e sto riprendendo la sua bici! Si sono proposti di aiutarmi! Un’altra volta stessa scena con un vigile, pensa un po’…». Lui ci racconta come non farsi rubare la bici, a Milano come altrove.

Vecchio amico di un amico, quando gli propongo di raccontarsi il mio ladro non si tira indietro, un po’ per curiosità, un po’ per lusinga, e mi spiega: «non fai mai più di 50-80 euro a bici, a prescindere dalla qualità».

Questo perché il mercato paradossalmente è viziato dagli stessi ladri, che vendono a poco, a prezzi da ladri, e hanno abituato la gente che una bici costa così: meno di 100 euro. Quindi se state leggendo perché volete sconfiggere il sistema dei furti di biciclette, iniziamo dal principio: bisogna cambiare mentalità, e quando si compra una bici nuova, dobbiamo sapere che un prezzo onesto parte dai 300 euro. «La gente cerca bici da attaccare al palo la sera, per spostarsi dal treno all’ufficio. Guarda a San Donato o Cadorna: alla metro è pazzesco vedere la quantità infinita di bici di gente che ci fa in tutto un km all’andata e uno al ritorno, dalla stazione al lavoro. Un sistema che porta inevitabilmente verso le bici rubate. Paghi 50 euro due o tre volte all’anno e comunque ti è convenuto».

Passiamo alla pratica. «Io uso un seghetto al carbonio, ma anche flessibili a batteria, meglio smerigliatori a batteria, che in 30 secondi tagliano qualsiasi cosa, anche il telaio di una moto». Su Amazon si trovano da 21 e fino a 150 euro, con una lama buona in carbonio ci aggiungi 5 euro. Questo significa che, se vogliono, ti rubano tutto. Se poi il ladro è organizzato e arriva con un furgone, solitamente ha un tronchese pneumatico taglia bulloni, un’aria compressa a 8 bar: anche questo taglia in pochi istanti».

Quindi, in poche parole, le biciclette di valore non si devono lasciare in strada di notte. Ovvio. Altrettanto ovvio, ma pochi lo fanno, è chiudere la bici anche solo per prendere un caffè al volo o se la lasciamo dentro al condominio di casa: «dove invece rubare è un classico: basta aspettare che qualcuno entra e accodarsi come un condomino qualunque».

La vera regola numero 1, anche questa troppo spesso trascurata, è che la bici va legata palo-ruota-corpo della bici. «Se leghi solo la ruota o non leghi la bici cambia molto poco». La ruota davanti è facilissima da staccare, quindi, al limite, leghiamo solo il corpo della bici. «Addirittura c’è chi lega solo i raggi, che è molto bello perché puoi portarti via una bici, intatta, praticamente solo con la lima per le unghie!». Anche al palo bisogna fare attenzione: «Una cosa divertente che ho fatto ogni tanto è staccare i pali per poi fissarli alla meno peggio: sembrano fissi ma basta alzarli e vengono via», quindi occhio al palo quando lo si sceglie per legare il proprio mezzo: potrebbe restarti in mano con poco sforzo.

Abbondare è meglio

Due lucchetti al posto di uno è un deterrente sicuro. «Avrete notato anche voi che le strade e i marciapiedi sono pieni di catene e bloster che sembrano abbandonati, attaccati a ringhiere o pali: sono dei ciclisti pendolari che si portano dietro un solo metodo di chiusura e l’altro lo lasciano sempre lì, e lo usano solo mentre sono in ufficio. Questo perché almeno nel tragitto eliminano un peso, ma poi la bici è legata doppia. Se foste un ladro, non preferireste la bici meno faticosa da liberare?»

Quale bloster o catenaccio?

«Posso fare pubblicità?», il mio ladro se la ride. «Il bloster Kryptonite e tutti quelli simili, ma anche i lucchetti a segmenti, ma belli robusti e abbastanza pesanti, sono molto, ma molto, molto meglio delle catene». Addirittura l’Abus dà ad esempio anche il livello di sicurezza, cioè quanto è duro l’acciaio di cui è composto e dunque, diciamo, la difficoltà per aprirlo. «Tendenzialmente diciamo che per un buon sistema di chiusura, servono almeno 50 euro. Altri 20 per il secondo». Poi, naturalmente, le bici si legano nel posto più illuminato e frequentato possibile: «è vero che mi hanno offerto una mano mentre rubavo in piazza Duomo, ma ho fatto un azzardo. Più tranquillo è il posto, meglio è per un ladro».

La bici pieghevole

Tra i tanti vantaggi della bici pieghevole c’è anche quello che te la porti in ufficio sotto la scrivania, o quasi. Sta veramente in pochissimo spazio. Non è forse bellissima, ma funziona egregiamente. Ce ne sono alcune, molto care ma ben fatte (come Brompton) che si trasportano come un trolley, senza alzarle da terra: sono, tra le bici, le utilitarie.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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