Come ricordiamo i nostri partigiani e il 25 aprile in Italia

Dai volti della storia alle versioni di “Bella Ciao”

Il 25 aprile è il giorno in cui ogni anno in Italia si celebra la festa della Liberazione dal nazifascismo, avvenuta nel 1945. L’occupazione tedesca e fascista in Italia non terminò in un solo giorno ma si considera il 25 aprile come data simbolo, perché quel giorno del 1945 coincise con l’inizio della ritirata da parte dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano coordinato per riprendere le città. La decisione di scegliere il 25 aprile come “festa della Liberazione” (o come “anniversario della Liberazione d’Italia”) fu presa il 22 aprile del 1946, quando il governo italiano provvisorio – il primo guidato da Alcide De Gasperi e l’ultimo del Regno d’Italia – stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere “festa nazionale”. […]Anche altri paesi europei ricordano la fine dell’occupazione straniera durante la Seconda guerra mondiale, ma in date diverse: Olanda e Danimarca la festeggiano il 5 maggio, in Norvegia è festa l’8 maggio, in Romania il 23 agosto. Anche in Etiopia si festeggia il 5 maggio la festa della Liberazione, ma in quel caso per ricordare la fine dell’occupazione italiana, avvenuta nel 1941. Continua a leggere…

Fonte: ILPOST.IT

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Marlene Kuntz e Skin a Riace con ‘Bella ciao’. I Marlene Kuntz con Skin per un’inedita versione di ‘Bella ciao nel videoclip girato a Riace’.

25 aprile, la memoria della liberazione che perdiamo con i partigiani.Ci siamo accucciati accanto a una poltrona, a una sedia, a un camino tante volte da ragazzi accanto a un nonno o a una nonna che raccontava. Di quando avevano nascosto un inglese fra le botti del vino o un australiano nella rimessa del trattore. Di quando i tedeschi vennero a bussare alla porta e la giovane zia andò ad aprire e morì di crepacuore. Del nonno morto fucilato in piazza.

Noi quarantenni li abbiamo ascoltati, abbiamo chiesto con parsimonia e rispettato i silenzi. Abbiamo visto le ombre nei loro occhi e le assenze dei loro sguardi. Poi gli anni sono passati, molti hanno perso la memoria, altri non hanno avuto più voglia di raccontare. E pochi sono rimasti a testimoniare la storia, che dai libri si impara solo per date e battaglie e poco per polvere, sangue e paura. Nell’ultimo anno, poi, ci hanno lasciato diversi testimoni della liberazione che celebriamo oggi. A fine 2018 è stata la volta di Angelo Villa, classe 1927. Durante la guerra lavorava per la Breda, nel maggio del 1943 riceve la chiamata alle armi, ma qualche mese più tardi le abbandona scegliendo di nascondersi nelle campagne di Paderno iniziando così la sua avventura partigiana con la brigata San Giusto di Lambrate. Continua a leggere…

Fonte: ILSOLE24ORE.COM – Monica D’Ascenzo

Fonte immagine copertina belvederenews.net

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

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