Come saranno le città dopo il Covid?

Le proposte dei Comuni Virtuosi a Conte. Intervista a Marco Boschini

Come potranno essere le città del futuro? Dopo questi mesi che ci hanno costretto a viverle in un’altra maniera, abbiamo capito se i centri abitati dovranno mettere in atto dei cambiamenti per essere più vivibili? Lo abbiamo chiesto a Marco Boschini, coordinatore dell’Associazione Nazionale Comuni Virtuosi, una rete di Enti locali nata nel 2005, che oggi conta 130 Comuni aderenti, e che “opera a favore di una armoniosa e sostenibile gestione dei propri Territori, diffondendo verso i cittadini nuove consapevolezze e stili di vita all’insegna della sostenibilità, sperimentando buone pratiche attraverso l’attuazione di progetti concreti”. I sindaci, gli assessori e i consiglieri comunali aderenti all’associazione Comuni Virtuosi hanno mandato una lettera al premier Conte con le loro proposte e nei prossimi giorni dovrebbero avere un incontro con il Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano.

Marco Boschini, come vedete voi questo post – lockdown? Nulla sarà più come prima come ci hanno detto?

“Purtroppo temiamo che questa situazione drammatica che abbiamo vissuto non stia diventando un’occasione per azzerare tutto e ripartire immaginando un futuro diverso e sostenibile, come invece si pensava all’inizio. Però la crisi economica che si prospetta non deve diventare un alibi per accantonare ancora una volta quell’idea di città e quindi di comunità sostenibile, magari dicendoci che siccome c’è la crisi ‘adesso non c’è tempo’. Siamo già passati dal ‘cambierà tutto’, ‘saremo tutti migliori’ al ‘non rompeteci con l’ambiente perché adesso dobbiamo ricominciare a produrre per creare posti di lavoro’. Tra questi due estremi noi vogliamo ragionare in un’ottica di via di mezzo. Per questo abbiamo scritto una lettera al Presidente del Consiglio nella quale abbiamo cercato di riassumere le nostre proposte per le città del futuro che non sono nient’altro che una sintesi di tutto il lavoro che portiamo avanti da 15 anni e che vediamo come urgenti, da amministratori che operano direttamente sul territorio e che spesso sono il primo tramite tra lo Stato e i cittadini.

Quali sono i punti più urgenti su cui ci si deve concentrare per il futuro?

“Il primo e secondo me più importante è quello che richiama un po’ anche l’enciclica di Papa Francesco, cioè che una città sostenibile deve essere sostenibile non solo dal punto di vista ambientale ed ecologico ma anche e soprattutto dal punto di vista umano e sociale. Il che significa che deve essere una città accogliente, che non accelera ancora, ma anzi rallenta per prendere la velocità degli ultimi. Perché è solo in questo modo che la città diventa realmente sostenibile: andando alla velocità degli ultimi”.

“E poi ovviamente la città sostenibile è una città che si dà gli strumenti e quindi la visione per sottrarsi dal ricatto dell’economia fossile. Il che significa cambiare radicalmente l’approccio dal punto di vista della gestione dell’energia, della mobilità, della pianificazione urbanistica, ma anche della gestione dei rifiuti e degli stili di vita e delle politiche di inclusione di partecipazione attiva dei cittadini.

Ormai noi come Comuni Virtuosi abbiamo raccolto in questi in questi anni tutta una serie di esperienze che poi sono si sono affinate di fatto nel “copiarsi” l’un l’altro e che dimostrano che costruire un modello diverso è possibile perché c’è qualcuno che in piccolo lo sta già facendo. Dalla somma di queste esperienze viene fuori un modello che sta in piedi non solo da un punto di vista ambientale, ma anche da un punto di vista economico”.

Quindi si parte da un progetto di città che ripensi l’uso dell’energia?

“Banalmente fare un’operazione di riqualificazione energetica degli edifici pubblici o privati, di un’industria o di un’abitazione, fa risparmiare in bolletta energetica – quindi una minor spesa – ma produce anche lavoro territorialmente distribuito, quindi occupazione sostenibile”.

Al premier Conte abbiamo chiesto di avere il coraggio di mettere al centro degli investimenti dei programmi e delle politiche che non puntino sempre sulle solite cose. In questi giorni abbiamo sentito parlare di nuovo del ponte sullo Stretto: siamo alla follia! Bisogna immettere soldi sulle cose che contano, che ripetiamo da anni: combattere il dissesto idrogeologico, puntare alla riqualificazione energetica, mettere in sicurezza gli edifici pubblici e privati, potenziare le politiche di economia circolare, di riduzione alla fonte della produzione dei rifiuti, di mobilità sostenibile con investimenti veri per fare in modo che il trasporto pubblico funzioni e sia concorrenziale all’auto privata”.

C’è un esempio di qualche ‘buona pratica’ che è nata in questo periodo ‘del Covid’ e che può essere portata avanti anche da altri Comuni o città?

Molti nostri comuni si sono concentrati su un bisogno totalmente dimenticato e omesso dalla politica nazionale: il bisogno di socialità dei bambini e dei ragazzi. Faccio l’esempio del comune di Biccari in provincia di Foggia che già da almeno tre settimane ha attivato la scuola nel bosco, cioè ha cercato di fare in modo che in massima sicurezza i ragazzi e i bambini potessero in un qualche modo ricominciare a vedersi.

L’Italia sarà praticamente l’ultimo Paese in Europa a riaprire le scuole e questo è un clamoroso autogol rispetto a un Paese che voglia guardare al futuro. L’esperienza di un piccolissimo comune nella provincia foggiana è la dimostrazione che a livello di comunità locali i nostri sindaci e le nostre amministrazioni comunali mettono in campo quello che la politica nazionale spesso non mette: la fantasia, il senso pratico, la voglia di rispondere agli effettivi bisogni dei cittadini che vivono in quelle comunità. Quello che manca è una cabina di regia a livello nazionale che incontri la voglia di mettersi in gioco da parte gli amministratori locali mettendoci anche risorse”.

In pratica: le piccole cose, i piccoli investimenti, non sono poi così ‘piccoli’…

“Nella comunicazione che abbiamo mandato al Presidente del Consiglio abbiamo detto: invece di continuare a spendere soldi immaginando di far ripartire l’economia con il solito elenco infinito di grandi opere perché non cominciamo a sfruttare questi mesi per fare una grande operazione di riqualificazione, di messa in sicurezza e di riapertura dei plessi scolastici, anche nei piccoli e piccolissimi comuni, per fare in modo che le classi possano riaprire con numeri contenuti in sicurezza? Ovviamente dando ai Comuni le risorse e il personale perché ci si possa organizzare e, a seconda del comune, le lezioni magari potranno essere fatte non solo in classe ma anche in biblioteca, in un museo, all’aperto….come stanno facendo anche altri Paesi che hanno un clima anche meno favorevole del nostro.

Certamente dal nostro punto di vista la soluzione non può essere mettere dei bambini nei banchi chiusi dentro cabine di plexiglas, perché di traumi psicologici in questi mesi ne hanno già avuti abbastanza, evitiamo ulteriori stupidaggini”.

In questo periodo la cosa che si nota di più è il bisogno di stare all’aria aperta che sentono le persone, dopo il lockdown.

“Credo che la cosa più potente tra tutti quegli strumenti di cambiamento possibile sia la bicicletta, e in parte qualche cosa si sta facendo. Spero che si sfrutti l’opportunità: ci sono degli incentivi in questo momento e sono stati accolti bene dalla popolazione.

Io dico sempre che la bici è come una matita che ridisegna le città, perché se tu metti la bicicletta in luoghi dove adesso ci sono le macchine, quei luoghi diventano immediatamente più vivibili, meno rumorosi, meno inquinati e più sicuri. Quindi spero che questa occasione drammatica possa essere davvero sfruttata, dal piccolo borgo alla grande metropoli, per rivoluzionare la scala gerarchica del modo in cui facciamo muovere i nostri cittadini, mettendo in alto sulla scala gerarchica i piedi e le bici, che soprattutto in città si dimostrano decisamente concorrenziali alle auto, anche soltanto guardando alla velocità di spostamento. Questo è un momento buono per gli amministratori che vogliono provare a puntare sulla bicicletta, perché i cittadini stanno provando a spostarsi in bici, hanno paura di prendere i mezzi, e se agiamo per tempo possiamo evitare che tutti ripieghino sull’auto, con il rischio che poi si occupi più spazio, aumenti il traffico e l’inquinamento”.

Se volete leggere nel dettaglio le proposte dei Comuni Virtuosi a Conte

Eccone un estratto:

Le nostre proposte

Questa pandemia ha reso evidente quanto sia importante investire nella sanità pubblica potenziando le reti territoriali dei servizi, mettendo i sindaci (massima autorità sanitaria locale) nelle condizioni di conoscere la situazione legata ai contagi, riaffermando la centralità della sanità pubblica come bene comune fondamentale.

L’emergenza sanitaria ha colpito duramente il sistema educativo e il modello di servizi alla persona che negli anni abbiamo faticosamente costruito. I più giovani e i più anziani hanno pagato il prezzo più caro della crisi: la scuola e le strutture di cura si sono rivelati i luoghi più vulnerabili. Alla luce della necessità di un distanziamento fisico, il dibattito e le problematiche che dovevamo affrontare fino a poche settimane fa sono stati letteralmente rivoluzionati e superati. Oggi è necessario un ripensamento degli spazi educativi e di cura, che puntino a progetti diffusi sui territori, che valorizzino anche per esempio esperienze a contatto con la natura, come il progetto di uno dei nostri comuni: la scuola nel bosco. Più in generale la conciliazione dei tempi di cura e di lavoro e l’acquisizione di competenze sono una priorità. Occorre quindi ridefinire un’idea di welfare che rimetta al centro le famiglie, con i bisogni prima di tutto ma anche con le potenzialità e le risorse che possono mettere a disposizione del sistema di cura. Infine, l’attivazione di tanti progetti di smartworking ha rimesso al centro la necessità di armonizzare i tempi di vita e di lavoro e di acquisizione di competenze di care givers.

Occorre cambiare modello di sviluppo. Non possiamo più tornare al mondo com’era un giorno prima del lockdown. Serve un salto di qualità, che nelle comunità locali significa investimenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria di scuole ed edifici pubblici, nell’ottica di una messa in sicurezza e di una riconversione energetica. Serve investire nella cura del territorio, e negli interventi di prevenzione contro il dissesto idrogeologico. Serve intervenire per consentire ai comuni di ampliare l’offerta abitativa residenziale pubblica. Serve portare almeno una biblioteca in tutti i comuni italiani, dando valore alle specificità culturali, storiche e turistiche dei nostri borghi e paesi, al fine di ingenerare un circolo virtuoso tra investimenti, occupazione lavorativa e competitività imprenditoriale. Serve un piano straordinario di riforestazione urbana. Così come occorre ripensare la mobilità nell’ottica di una radicale conversione ecologica: percorsi ciclopedonali sicuri, potenziamento trasporto pubblico locali, incentivi per l’uso della bicicletta anche per i borghi e i paesi, non solo per le città.

Dobbiamo dotare di specifiche risorse straordinarie gli Enti locali più colpiti dalla pandemia affinché continuino con efficacia a garantire servizi ai cittadini, con particolare attenzione alle categorie più fragili e deboli.

Si chiede la semplificazione legata alla burocrazia e a tutte le procedure per operare con la massima celerità e prontezza, per velocizzare le opere più importanti e gli interventi necessari, tramite uno snellimento ed una sburocratizzazione di tutti i procedimenti amministrativi.

Chiediamo di istituire un fondo speciale per i Comuni di almeno 5 miliardi ed un fondo straordinario per i comuni che patiscono una riduzione dei flussi turistici da questa emergenza, prevedendo modalità di assegnazione che tengano conto non solo della popolazione residente ma anche dell’incidenza in termini di contagio del Coronavirus e della localizzazione geografica sul territorio, favorendo i comuni nelle aree interne e di montagna.

Occorre conferire ai Sindaci i poteri necessari per operare con la massima celerità e prontezza per velocizzare le opere più importanti e la ripartenza.

Siamo per nuova idea di federalismo, lontano dalle sirene che negli ultimi anni hanno avvelenato un tema caro agli italiani sin dall’800. Durante questi mesi di emergenza, abbiamo dovuto interpretare in continuazione norme provenienti da Stato e Regioni (che hanno passato molto tempo a litigare tra loro spiacevolmente). Lo abbiamo fatto da soli. Per molti cittadini siamo stati l’unica presenza dello Stato vicino a loro. Dobbiamo ripartire da qua, togliere alcune rappresentanze territoriali ormai superate, ridare ruolo ai Comuni e, nel caso delle aree interne, alle Comunità Montane.

Dobbiamo superare la burocrazia. Abbiamo dimostrato che si lavora bene anche con meno vincoli burocratici inutili. Tenere ciò che serve per lavorare in maniera trasparente, e togliere il resto.

Creiamo un’alleanza delle montagne italiane, ed in generale, delle aree interne. Durante queste settimane ci siamo sentiti molte volte, per capire come agire, con paesi lontanissimi tra loro, ma che vivono situazioni molto simili.

Le nostre priorità sono quelle che consentiranno alla gente di restare a vivere nelle nostre comunità. Accanto al diritto di ciascuno di poter migrare per raggiungere la propria felicità, c’è spesso il racconto di non essere riusciti ad avere gli strumenti nel paese per realizzarsi. Dobbiamo cercare di colmare questo gap, puntando su infrastruttura digitale, ambiente, socialee, soprattutto educazione e bambini. Una serie di misure per incentivare ed agevolare il ritorno ai luoghi dell’emigrazione, perché oggi è possibile, ed è anche utile, sia alle città che ai borghi, e quindi all’Italia.

Chiediamo di sostenere le produzioni agroalimentari locali, biologiche e sostenibili e le realtà commerciali di vicinato.

In questi mesi c’è un intero pezzo di società che sembriamo aver dimenticato dal dibattito pubblico e dalle possibili soluzioni per restituire loro il vivere insieme: i bambini e i ragazzi. Occorre curare la funzione educativa della comunità in relazione alla responsabilità che ciascun individuo ha nella protezione della collettività ed in particolare della sua parte fragile.

Per questo abbiamo chiesto un piano straordinario di investimenti sul patrimonio edilizio scolastico, in modo da ripensare gli spazi e le modalità di gestione delle lezioni alla ripresa della didattica, pensando a modelli come le scuole nel bosco, le lezioni all’aperto, ecc. Servono a questo proposito linee guida chiare il più velocemente possibile, per consentirci di intervenire sugli edifici e creare le condizioni di sicurezza per alunni e personale.

Il mondo della cultura è uno tra i più colpiti. Occorre ripensare al più presto, insieme agli operatori culturali, la programmazione di rassegne, manifestazioni, festival, immaginando nuove modalità di incontro pubblico e condiviso, prevedendo al contempo risorse sufficienti a garantire un reddito a tutti gli operatori del settore, che sarà uno degli ultimi a ripartire.

E’ necessario ripensare profondamente gli spazi pubblici, avendo finalmente il coraggio di rivoluzionare il sistema della mobilità nel nostro Paese. Convertire tutte le risorse previste dal Governo centrale e dalle Regioni per un grande piano di interventi legati alla mobilità sostenibile, rilanciando il ruolo della bicicletta come punto di riferimento per la nostra convivenza con il virus all’interno degli spazi urbani, e del trasporto pubblico locale.

Caro Presidente, dobbiamo fare squadra, non come slogan ma come preciso impegno programmatico. Rilanciare il Paese dalla prospettiva dei paesi, che non sono il luogo del passato, ma un luogo di anticipo. I nostri borghi non chiedono di essere semplicemente abitati, ma abilitati. Armonizzando i tempi delle città, rallentando per prendere così la velocità degli ultimi, che questa crisi rischia di moltiplicare in un circolo vizioso che ci vedrà rincorrere le emergenze, più che programmare un futuro altro. A meno che non si riesca sul serio a mettere in campo una rivoluzione culturale all’altezza di questo tempo drammatico. Possiamo farcela, se lo faremo insieme.

Leggi anche:
Fujisawa, Giappone: la città più ecologica del mondo?
Come si reinventano edifici e città dopo il Covid-19
Viaggi, le città inquinate sono da evitare anche per brevi periodi

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

Potrebbe interessarti anche

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy