Come ti cambio l’elettrone

Arrivano nuove figure nel panorama energetico italiano: il prosumer, che è insieme produttore e consumatore di energia, e le comunità energetiche

Saranno il futuro dell’energia. Con ogni probabilità un futuro imprevisto, esattamente come negli anni Ottanta non si riuscì a prevedere il futuro delle telefonia. In quegli anni, infatti, si investirono somme ingenti sulla videotelefonia, mentre il successo, invece, arrivò per l’umile Sms, inventato quasi per caso e diffuso dalla telefonia mobile. E per l’energia potrebbe essere lo stesso. Stanno arrivando ai blocchi di partenza, grazie ad alcune direttive europee, due figure inedite nel panorama energetico italiano: i prosumer e le comunità energetiche. Vediamole.

Elettroni biunivoci

Il prosumer è una figura ibrida – come indicato dal termine che unisce produttore e consumatore -in grado di produrre energia oltre che di consumarla. Fino all’autosufficienza.

Sembra semplice, in fondo è la logica dell’orto o meglio della fattoria dei secoli scorsi, dove la coltivazione produceva sia cibo per l’autoconsumo sia reddito. Ma per il mondo dell’energia l’arrivo di singoli individui in grado di fare questo è una rivoluzione copernicana. Dalla fine della Seconda guerra mondiale, infatti, con la crescita dei consumi energetici e l’affermarsi delle fonti fossili e del nucleare, la produzione energetica – specialmente quella elettrica – fu sottratta anche alle grandi imprese private che all’epoca producevano energia.

Emblematico fu il caso della Sip, il cui acronimo significava Società Idroelettrica Piemontese, che, dopo la nazionalizzazione del 1963, reimpiegò i capitali frutto della cessione forzosa degli impianti energetici nelle telecomunicazioni. È stato verso la fine degli anni ’90 del secolo scorso che, grazie alla liberalizzazione del mercato energetico, si sono abbattute le barriere che in Italia impedivano lo sviluppo della figura del prosumer. E delle comunità energetiche. Ma è stato un cammino lungo.

Bisogna arrivare al 2005, con il primo Conto Energia, per vedere i primi casi di prosumer. Si trattava di famiglie che, grazie agli incentivi, potevano mettere sul tetto di casa in media 3 kWp di -allora costosissimi – pannelli solari, con i quali produrre elettricità da consumare in proprio o da cedere alla rete. Si è trattato di un cammino lento. A oggi gli impianti fotovoltaici appartenenti a famiglie e piccole medie imprese – compresi tra i 3 e i 20 kWp – sono (dati Gse) 526mila su un totale di oltre venti milioni di utenze elettriche. Per cui il 2,8% delle utenze oggi sono prosumer, un dato destinato a salire in poco tempo.

I fattori scatenati saranno tre

Il primo è rappresentato dalla diminuzione dei costi dei sistemi. Basti pensare che il fotovoltaico domestico è diminuito di prezzo per un buon 70% dai primi conti energia.

Il secondo è la maggiore flessibilità tecnologica. I sistemi di accumulo, le batterie, stanno diminuendo di prezzo diventando al tempo stesso sempre più efficienti: questo consente l’utilizzo della propria produzione energetica da fotovoltaico anche di notte, mentre la sparizione degli incentivi in conto energia rende più conveniente il consumo rispetto alla cessione alla rete.

A tutto ciò bisogna aggiungere sia il fatto che il 50% dei costi d’installazione sono detraibili dai redditi – vi è cioè un risparmio fiscale – sia il fatto che a breve arriverà la possibilità di cedere l’elettricità prodotta in eccedenza a qualsiasi altro soggetto – come un vicino di casa che la usa per caricare la propria auto elettrica – senza troppe, si spera, complicazioni burocratiche.

Insomma produrre, consumare e cedere elettricità da un proprio sistema a fonti rinnovabili diventerà un risparmio, un’integrazione al reddito e un’occasione per fare del bene al clima.

Elettrone di comunità

La seconda grande novità è quella delle comunità energetiche. Una forma di associazione tra cittadini che si sta sviluppando in Europa e che in Italia, fino al recepimento delle direttive europee, è vietata. Lo sviluppo di questa forma di aggregazione, infatti, fu inibita con la nazionalizzazione dell’elettricità, a eccezione di rari casi di comunità isolate dell’arco alpino dove nel 1963 era troppo costoso portare la rete elettrica. Con il risultato che, dove funzionano le reti e la produzione energetica in comune, i cittadini risparmiano oltre il 30% sulla bolletta e sono al riparo da black out nazionali. Durante il black out del 2003, infatti, gli unici punti luce di un Paese al buio erano quelli delle poche comunità energetiche dell’arco alpino e di Ischia, che ha una rete autonoma.

La comunità energetica rappresenterà una novità anche sul fronte degli investimenti per le famiglie, visto che consentirà ai cittadini di mettersi assieme per impiegare somme su investimenti etici che avranno un rendimento di sicuro maggiore dei titoli di Stato. E la figura di colui che investe in maniera collettiva sulle rinnovabili potrebbe essere quella del prosumer.

Per esempio chi non possiede un tetto o un terreno dove installare il fotovoltaico può essere interessato a produrre e a consumare l’elettricità prodotta da un impianto fotovoltaico al quale partecipa. Oppure una famiglia che l’impianto lo possiede può essere interessata a partecipare a un gruppo d’acquisto di elettricità verde per spuntare un prezzo migliore su quella in ingresso. Per non parlare delle potenzialità che questa logica ha sul fronte delle piccole e medie imprese che possono consorziarsi tra di loro, oppure con i cittadini del territorio. Un solo esempio: le abitazioni, vuote e a basso consumo durante il giorno, possono fornire elettricità a un’azienda che a sua volta, magari con il proprio impianto sul capannone, alimenterà sempre le stesse case, durate il week end, quando la produzione è ferma e i cittadini invece sono in casa.

Si tratta di simbiosi energetiche alle quali può porre limite solo la fantasia e alle quali l’Unione europea con le direttive e il nuovo mercato elettrico sta iniziando a fornire gli strumenti legislativi, fondamentali, che però da soli non bastano.

Elettrone tecnologico

I nuovi approcci verso l’energia non sono possibili senza una robusta iniezione di tecnologie. Ogni singolo elettrone, infatti, in questo scenario deve essere identificato e tracciato, perché nemmeno uno può andare perso e devono essere tutti identificabili.

E su questo fronte in Italia abbiamo una delle migliori reti del mondo. Il gestore della rete elettrica Terna, infatti, gestisce con successo oltre 800mila impianti energetici a fonti rinnovabili che sono per definizione intermittenti. Per non parlare della digitalizzazione dei contatori elettrici che è ormai alla seconda generazione e riguarda il 100% degli impianti.

Ma non basta. Se da un lato c’è una massiccia digitalizzazione del monitoraggio dei consumi “lato produzione”, sul fronte degli strumenti digitali di gestione verso il cittadino c’è ancora molto da fare. Si tratta di un problema solo in parte tecnologico e parecchio sociale/cognitivo.

Le tecnologie sul fronte della gestione informatica ci sono e con l’arrivo delle blockchain per l’energia avremo anche un’ottima solidità sul fronte della sicurezza e della fiducia, dal momento che i dati dei nostri elettroni saranno incastonati in un registro informatico non modificabile.

Diciamo piuttosto che le carenze più vistose si trovano sotto il profilo della comunicazione /informazione energetica dei cittadini. L’89% delle persone, secondo un’indagine realizzata da Facile.it su un campione di 225mila cittadini interessati a cambiare gestore, non conosce i propri consumi energetici. Si tratta di un test che potete fare con gli amici a cena: chiedete loro di dirvi il costo di un kWh o di un metro cubo di gas, e poi fate la stessa domanda relativamente alle tariffe e alla spesa per la telefonia. Vi renderete subito conto della differenza. E non è certo un caso: per anni, all’interno della logica energetica dominante, si è favorita l’ignoranza energetica e per verificare basta che prendiate la vostra bolletta elettrica e tentiate di decifrarla. Con ogni probabilità capireste meglio la stele di Rosetta! Questa situazione rappresenta uno dei più grandi ostacoli per la diffusione dei prosumer e delle comunità energetiche. Perché senza il massimo di consapevolezza energetica sarà difficile che le persone prendano in mano la propria energia.

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Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet

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Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet

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