“Come una sbornia”: gli effetti collaterali del vaccino Pfizer a detta dei volontari

Per ora i dubbi non sono sugli effetti collaterali, né sull’efficacia, anche qualora non fosse del 90%. I dubbi sono di natura logistica.

Per ora non ci sono dubbi o rischi sugli effetti collaterali del vaccino della Pfizer prodotto in collaborazione con l’azienda tedesca BionTech. Stando alle esperienze dei volontari che si sono sottoposti ai test, non si registrano effetti avversi gravi nei partecipanti. “È come avere i postumi di una grande sbornia”, hanno detto, e oltre a questo, possono insorgere sintomi blandi quali febbre e dolore nel sito dell’iniezione, effetti collaterali comuni per qualunque vaccino, che si sperimentano anche con quello che ogni anno si fa contro l’influenza.

“Un barlume di luce”, così lo ha definito Andrea Crisanti, docente di Microbiologia e Microbiologia clinica all’università di Padova, intervenuto a ‘The Breakfast Club‘ su Radio Capital, “Però – ha poi aggiunto – bisogna guardarlo nei dettagli”. Dettagli che spingono a qualche perplessità, specie logistica, perché il vaccino “ha bisogno di una catena del freddo a -80 gradi – e la tecnologia per la conservazione in Italia non è disponibile nei punti di distribuzione, quindi farmacie e studi medici”.

Quanto all’efficacia del vaccino, pur trattandosi di risultati in via di definizione e di trial in corso di ultimazione, la protezione del 90 percento pone il Pfizer sullo stesso livello degli attuali vaccini già in uso, come, ad esempio, quello contro il morbillo che si somministra ai bambini. Una copertura eccellente, se si considera che fino a qualche settimana fa, gli scienziati più ottimisti puntavano ad avere un vaccino anti Covid-19 con un efficacia non superiore al 70percento. Non sono stati ancora resi disponibili i dati relativi alla sperimentazione clinica di Fase 3, basata sulla revisione condotta da scienziati esterni all’azienda, ma anche laddove la copertura dovesse rivelarsi inferiore a quella annunciata e attestarsi intorno al 70 percento, sarebbe comunque un ottimo risultato. Tuttavia, come ha ricordato Crisanti, “il vaccino non può avere un impatto sull’epidemia di Covid-19 prima di 12 mesi. Verso ottobre-novembre 2021 vedremo dei veri cambiamenti“. Solo allora, forse, potremo raggiungere l’immunità di gregge, ma anche allora tutto dipenderà da due variabili: l’aggressività con cui le teorie negazioniste e cospirazioniste attenteranno la già traballante fiducia nella scienza degli italiani; la mutazione del virus. Variabili, queste, imprevedibili.

Leggi anche: Negazionisti ‘col sistema sanitario degli altri’: chi sono?

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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