Dollar Wahrol

Con gli occhi di Andrej Rublev

Un racconto di Marco Baliani

Nulla più che la pubblicità permette di capire in che società viviamo.

La pubblicità è uno specchio spietato del modo di vivere, con la pretesa di indirizzarlo in certe direzioni, saggiandone le consistenze, per poi subito abbandonarle quando si scoprono improduttive.

Alla base ci sono due concezioni indissolubili. Uno: lo spettatore è un cliente consumatore e non un cittadino. Due: il Mercato ne è la religione, con i suoi riti, le sue formule magiche (gli indici di borsa ad esempio), i suoi comandamenti, che però non si fissano immutabili nel tempo ma cambiano velocemente a seconda del vento che tira.

Mai come in questi tempi di pandemia si è sentita pronunciare ad ogni piè sospinto pubblicitario la parola sostenibilità, parola feticcio, un mantra che non si sa cosa contenga ma che promette una parvenza di futuro, che vorrebbe infondere sicurezza, molto gettonato infatti anche nelle forme pubblicitarie della politica.

La sostenibilità ha superato in presenza perfino i gettonatissimi attributi bionaturale, ecologico.

La pandemia ha generato una sorta di sovranismo provinciale, un restringersi e contarsi e contrarsi nel proprio orticello, mai tanta Italia e italiano hanno accompagnato merci e prodotti, come marchio di garanzia, di contrada, di paese, di comune e di regione, con i governatori o i sindaci che sempre più assomigliano a dei piccoli potentati, antagonisti gli uni agli altri, rispolverando antiche mai sopite tradizioni campanilistiche di un paese mai divenuto davvero nazione.

Come ai tempi delle invasioni barbariche, ci si rinserra nel contado, ci si isola dal mondo, affidandosi interamente al Principe di turno che saprà alzare i cancelli dei ponti levatoi prima che il nemico entri tra le mura.

Non sono tempi per offrire ponti (quelli che ci sono crollano per incuria) ma per innalzare muri (chiudendo confini, vietando vaccini a paesi stranieri, requisendo scorte).

I telegiornali ormai sono un inno alla siringa, mai visti tanti aghi iniettati in spalle o braccia, ossessivamente, anch’esse forme pubblicitarie che spingono al consumo dei vaccini, a fomentare scampoli di fiducia in un popolo stressato.

Vorrei in particolare soffermarmi su una pubblicità che mostra un bambino che si costruisce una casetta assemblando pezzi diversi di cartone, la colora e poi la trascina con una corda per mostrarla ai genitori.

La madre lo prende in braccio e stupita di fonte alla creazione del suo piccolo dice: “che bella, chissà quanto vale?”. Subito dopo arriva la voce suadente (sono sempre voci calde e vagamente erotizzanti sia che vendano auto sia che promuovono cioccolata, coi profumi poi siamo all’orgasmo) che induce la coppia di genitori a sfogliare le promozioni di una immobiliare che al volo dice quanto vale ogni singola casa del pianeta Italia. 

Leggi l’articolo completo AL LINK

Redazione People For Planet

Redazione People For Planet

Potrebbe interessarti anche

Redazione People For Planet

Redazione People For Planet

Consigli per gli acquisti

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy