Con la sostituzione di Ronaldo, Sarri lancia la sfida al calcio business

Fa entrare Dybala e batte il Milan. All’estero è sommerso di elogi. Nella Juventus sono così contenti? Lo scopriremo col tempo

Maurizio Sarri è certamente l’eroe del giorno. Dopo nemmeno un’ora di gioco di Juventus-Milan, ha spedito Cristiano Ronaldo negli spogliatoi e ha fatto entrare Dybala che ha poi segnato il gol partita. La Juventus ha battuto il Milan 1-0 ed è rimasta in testa alla classifica. Prima ancora del fischio finale dell’arbitro, il fuoriclasse – 35 anni a febbraio – aveva già lasciato lo stadio. Non si è fermato in panchina né tantomeno ha seguito la partita dagli spogliatoi. Si è fatto la doccia e se n’è andato. Esisto solo io: questo il concetto.

Il giorno dopo, Gary Lineker ha definito Sarri un tipo con gli attributi. Ed è il pensiero dominante all’estero. Anche in Italia il tecnico ha incassato i complimenti di qualche tifoso illustre. Di certo l’allenatore ha mostrato il suo decisionismo. Come si dice in questi casi, non ha fatto sconti a nessuno, ha trattato tutti allo stesso modo e si è battuto per il raggiungimento dell’obiettivo sportivo: portare il miglior risultato per la squadra e la società che gli sta versando lo stipendio.

Nel calcio contano soltanto i risultati?

Ed è proprio questo il punto della questione. Nel calcio contano soltanto i risultati? L’aspetto tecnico, il campo, è ancora quello predominante? Potrebbe sembrare una domanda banale ma lo è fino a un certo punto. 

Cristiano Ronaldo è stato il calciatore più pagato nella storia della Juventus. È il calciatore con lo stipendio più alto mai sborsato dal club: circa 30 milioni netti l’anno. È un’industria nell’industria. Un’industria a sé, con cui la Juventus – di fatto – ha firmato una joint-venture. È ardito dire che la società di Agnelli ha acquistato Cristiano Ronaldo. È più aderente alla realtà affermare che ha siglato con lui un accordo commerciale. Accordo particolarmente oneroso per le casse della società. 

Immagine di Armando Tondo

E allora eccoci alla domanda. Se dal punto di vista calcistico non ci sono dubbi – Sarri ha fatto benissimo a togliere dal campo il portoghese, del resto i fatti gli hanno dato ragione – dal punto di vista aziendale si può dire la stessa cosa? Ha portato più vantaggi la vittoria sul Milan o ha arrecato più danni la foto di Ronaldo che esce dal campo e mormora uno strano labiale all’indirizzo della panchina? Foto che ovviamente ha fatto il giro del mondo? Così come tutti i media stranieri hanno ripreso le dichiarazioni di Fabio Capello: «Ronaldo non salta l’uomo da tre anni».

Contano più i gol o il fatturato?

Subito dopo la partita, il corpo diplomatico della Juventus si è immediatamente messo in moto. Maurizio Sarri è arrivato davanti alle telecamere un po’ in ritardo. Nel frattempo, è stato istruito a dovere dal ministero della comunicazione bianconero. E lui se l’è cavata egregiamente, senza apparire di plastica. Ha mostrato comprensione. Così come l’ha mostrata il portiere Szczesny. La Juventus non ha multato il portoghese. Avrebbe multato qualsiasi altro. Non tutti i giocatori, però, ti aiutano a sfiorare il mezzo miliardo di fatturato. Non tutti i giocatori hanno vinto cinque palloni d’oro. E solo uno, il mese prossimo, potrebbe averne vinti sei. Non che lo meriti il sesto pallone d’oro, almeno a nostro avviso, ma è un modesto punto di vista.

Maurizio Sarri, con quella sostituzione, ha colto il cuore della questione. Ha posto la Juventus di fronte al dilemma: contano di più i gol o il fatturato? La risposta arriverà nelle prossime settimane. Per ora, il mondo del calcio ha trovato il suo eroe. Bisognerà capire come reagirà il mondo del business.

Immagine: Wikimedia Commons

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

Massimiliano Gallo

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Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.