Confesso: ho trasgredito

La fase 2 è iniziata così!

«Qual è la prima cosa che farai, una volta finito il lockdown?», ci domandavamo pronti a lanciarci in immagini poetiche e nella versione più scintillante di noi stessi.

«Andrò a vedere il mare», scrivevano i più semplici.
«Abbraccerò gli sconosciuti», i più entusiasti.
«Farò volontariato, perché ho compreso il vero senso della vita»
«Sarò una persona migliore».

Ora che il futuro è oggi, quanti degli ottimi propositi preventivati hanno trovato effettiva realizzazione pratica?

La prima cosa

Personalmente, la prima cosa che ho fatto appena aperte le gabbie, il 18 maggio, è stato trasgredire.

Trasgredire rispetto a me stessa: sono andata al ristorante – a pranzo: cliente n. 1 della fase 2 – mi sono seduta e ho ordinato una carbonara.

Non mangio carne, solitamente. Per convinzioni di salute ed etiche (non la faccio lunga, qui, ognuno mangia e vive come ritiene). Ma la prima cosa che ho fatto, post covid, è stato sbugiardare me stessa.

Già vi sento dire «Vabbeh, è una volta, un piccolo piacere: non succede niente!».

Lo riassume straordinariamente Veronesi nel suo libro La scelta vegetariana: chiesero a un cannibale come fosse possibile che nella sua tribù ci si cibasse dei figli delle tribù nemiche. «Sono bambini come i vostri», era l’osservazione dello studioso esterrefatto. «Sì, è vero, ma non sapete quanto sono buoni!», era la risposta. 

Il punto è che lì il divorare con piacere la carne dell’avversario è ammesso, è a sistema. Non è trasgressione: è prassi.

Insomma, in questo simpatico quadretto, il cannibale ha seguito le regole; la fuorilegge sono io.

Una marachella!

Quanti di noi, come prima cosa post covid, si sono sorpresi a non recuperare antichi piaceri semplici ma, anzi, a fare una eccezione, quasi una “marachella”?
Ecco, allora, l’effetto Navigli. O la piazza di Brescia – Brescia! – gremita di gente. 

Ci eravamo detti che usciti dall’emergenza saremmo stati migliori. Che avremmo cambiato il mondo e noi stessi in meglio.

Eppure il primo istinto – per me almeno – è stato chiedere un rimborso per quanto di sano, giusto e corretto ho fatto nei due mesi di emergenza.

«Ho fatto ciò che dovevo, ora datemi un attimo per far ciò che non si può»

Forse è stata una reazione personale, forse invece è un comune istinto umanissimo. Ma nel caso fosse la seconda ipotesi, vi prego: “trasgredite responsabilmente”. Senza farci ripiombare in pieno lockdown, con le vostre eccezioni.

Eravamo così romantici, mentre ci immaginavamo a passeggiare al tramonto con i piedi nella sabbia, recitando “One day I wrote her name” di Edmund Spencer.
Magari tra questo e lanciarci ubriachi in una entusiastica gara di sputi, scegliamo una via intermedia, realistica ma sana.

Perché ognuno vive come ritiene, eh, ma l’estate chiusi tra le mura domestiche – vi prego – no!

NdR. Nessun bambino è stato divorato per scrivere questo pezzo. Si chiede invece scusa alla famiglia del maiale per quel colpevole atto di debolezza. Nessuna collettività è stata maltrattata attraverso l’espressione “La famiglia del maiale”. Se qualcuno si sentisse toccato dall’espressione in questione, si precisa che il riferimento a fatti e persone è, davvero, puramente casuale.

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Foto: Image by bridgesward from Pixabay 

Valeria Biotti

Valeria Biotti

Giornalista, autrice satirica, speaker radiofonica, vignettista, scrittrice, cantante. Ha al suo attivo collaborazioni con parecchie testate, tra cui Il Fatto Quotidiano e Pubblico. Attualmente scrive sul Corriere dello Sport e trasmette ON AIR sui 104.200 FM di Retesport.

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Valeria Biotti

Valeria Biotti

Giornalista, autrice satirica, speaker radiofonica, vignettista, scrittrice, cantante. Ha al suo attivo collaborazioni con parecchie testate, tra cui Il Fatto Quotidiano e Pubblico. Attualmente scrive sul Corriere dello Sport e trasmette ON AIR sui 104.200 FM di Retesport.

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