Conservare il cibo? E se pensassimo alla cera?

Le api ci aiutano a fare a meno della pellicola plastica

Molti degli oggetti di plastica che inquinano il nostro pianeta sono imballaggi, sacchetti e film plastici. I più virtuosi stanno imparando a farne sempre più a meno, ma se per gli imballaggi è più facile, a volte la cosiddetta “pellicola” per conservare i cibi è difficile da sostituire. Da qualche anno a questa parte si stanno però ideando alternative sostenibili alla classica “pellicola”, che solitamente è in pvc (ma anche in polietilene, ne abbiamo parlato qui). Una delle alternative naturali più gettonate è la cera d’api, che aiuta a creare dei “film” con i quali proteggere il cibo.

La prima realtà italiana ad essersi lanciata nella produzione di involucri per il cibo in cera d’api è quella di Apepak, un prodotto creato da  Massimo Massarotto e la moglie Molly.

L’idea nasce in California

Massimo è italiano e si occupa di marketing e Molly è americana e viene da una famiglia di ristoratori. Vivono nel nord della California e Massimo racconta che in quelle zone degli Stati Uniti “sono molto attenti alla questione ecologica anche nella vita di tutti i giorni e prodotti del genere, per imballare il cibo da tenere in casa, in frigorifero o da portare al lavoro senza usare la plastica, erano già in circolazione. Il nostro interesse personale per questi temi, unito a quello della cucina, ci ha spinto nel Natale del 2017 a tentare di provare a creare noi questi involucri. Inizialmente era una cosa home-made per fare regali agli amici, poi abbiamo visto che l’idea era buona e che sarebbe stato bello portarla in Italia, così abbiamo cercato il modo di certificarla e di produrla in maniera più sistematica”.

Si sono rivolti ad una cooperativa sociale veneta e hanno cominciato a fare i primi prototipi, che hanno testato grazie alla collaborazione di 200 famiglie che hanno dato feedback e suggerimenti. Il prodotto, una volta affinato, è stato “lanciato” sul mercato ed oggi vendono attraverso il loro sito web, ai gruppi d’acquisto e ai negozi specializzati.

Perché la cera d’api?

Massimo spiega che la cera d’api è un prodotto particolare: in natura è difficile trovare elementi con proprietà simili. Sciogliendola sui tessuti in cotone si crea quella che loro definiscono “pelle”, che protegge i cibi permettendone comunque una leggera traspirazione.

“L’abbiamo scelta prima di tutto perché ha proprietà antimicrobiche naturali”, spiega Massimo, “permette la protezione del cibo e rende ‘malleabile’ l’involucro, adattandosi al contenitore o all’oggetto da coprire grazie al calore delle mani. Scegliere la cera d’api poi, da un punto di vista etico, permette di sostenere gli apicoltori e contribuire salvare le api che sono alla base della nostra esistenza e che sono in grande rischio”.

La cooperativa sociale

Apepak è prodotto da L’Incontro, una cooperativa sociale di Vedelago (Treviso) che offre servizi socio-sanitari, educativi, formativi, e promuove l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate in contesti produttivi di diversa natura.

La cera proviene da apicoltori italiani e il team di Apepak accetta nuove collaborazioni (c’è un form dedicato sul sito).

Come funziona

Massimo spiega: “l’involucro in cotone e cera d’api permette ai cibi di respirare, li protegge e diminuisce la condensa che spesso si crea nei sacchetti di plastica in frigorifero e che fa marcire presto la verdura ad esempio. Secondo la nostra esperienza si allunga di circa il 30% la vita del pane, formaggi, funghi e insalata rispetto all’uso della plastica.”

Rispetto al film plastico il cibo non è sigillato in maniera ermetica, ma è comunque protetto per il tempo che starà in frigorifero o in casa e si può usare anche in freezer. Massimo spiega che per adesso il prodotto non è consigliabile per uso industriale (per conservare il cibo a lungo tempo nei supermercati ad esempio) ma in futuro è confidente che si troverà un metodo per renderlo presto tale.

L’igiene e il riutilizzo

Sul sito di Apepak si spiega che il cotone scelto è cotone biologico (con la certificazione biologica Gots dei tessuti) e anche la cera, l’olio di jojoba e la resina di pino usati nella produzione sono biologici. Dal punto di vista dell’igiene, i produttori di Apepak garantiscono che il prodotto poi è stato “certificato per il contatto con il cibo secondo la normativa MOCA e HACCP”.

Massimo spiega come pulirla dopo averla usata: “la cera d’api è idrorepellente, si può lavare con acqua e strofinarla con un sapone naturale o con aceto, si risciacqua, si fa asciugare e si può riutilizzare. L’unico accorgimento è evitare acqua molto calda (non più di 30 gradi) per non sciogliere la cera. Con questi accorgimenti un foglio dura parecchio tempo, circa un anno. Se si usa magari per lo stesso prodotto (ad esempio per avvolgere pane o formaggio grana) dura anche molto di più, fino a 3 o 4 anni. Noi lo garantiamo al 100% per 60 giorni, che secondo noi è il tempo in cui l’investimento è valido. Da 60 utilizzi in poi il prodotto diventa ancora più conveniente della plastica”. E ogni centimetro di plastica risparmiato è un centimetro in meno da smaltire.

Ci sono prodotti da evitare? “In generale su questi prodotti si sconsiglia l’uso con carne e pesce perché sangue e succhi sono difficili da togliere e tendono ad intaccare la cera d’api, noi abbiamo fatto diverse prove ma abbiamo visto che performa abbastanza bene. Se però si vuole che il prodotto duri di più e non si macchi meglio evitare”.

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Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

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Margherita Aina

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Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

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