Continuano gli omicidi di attivisti e giornalisti ambientali

Continuano gli omicidi di attivisti e giornalisti ambientali

L’omicidio è la forma massima di censura

Gli indigeni dell’etnia Wajapi in Brasile hanno denunciato l’omicidio di un loro capo locale di 68 anni nell’interno dello Stato di Amapá, a ovest dell’Amazzonia brasiliana, per mano di presunti “garimpeiros”, cercatori illegali d’oro e diamanti. L’attivista Marina Amapari ha riferito che l’omicidio è avvenuto lo scorso mercoledì nel villaggio di Marity. E dopo l’assassinio altri cercatori si sono uniti a quelli già presenti sul territorio, obbligando gli indigeni a fermarsi nella zona e a raggiungere le proprie case in barca o con veicoli improvvisati. “Hanno ucciso il leader Emyra Wajapi con una coltellata, chiediamo aiuto, i garimpeiros sparano, hanno fucili, hanno armi pesanti come mitragliatrici”, ha raccontato un indigeno. Il senatore Randolf Rodrigues, dello stato di Amapà, ha criticato la posizione del presidente Jair Bolsonaro che ha aperto le riserve indigene allo sfruttamento minerario. (Fonte: Cercatori d’oro uccidono capo indigeno ANSA.IT)

Dalla stampa nazionale:

Fonte: GlobalWitness

Le Filippine sembrano essere il Paese più pericoloso per chi difende i propri diritti, con trenta vittime solo nel 2018. I nuovi dati raccolti da Global Witness.

Nel 2018, in media, tre persone ogni settimana hanno perso la vita per aver difeso la loro terra da progetti minerari, forestali o agroindustriali. Non si tratta di un calcolo facile: molti di questi delitti vengono dimenticati o insabbiati, ma secondo una prima stima dell’ONG Global Witness, lo scorso anno, almeno 164 attivisti ambientalisti sono stati uccisi e “innumerevoli” altri sono stati messi a tacere da violenze, intimidazioni e un uso improprio dalle leggi anti-protesta.

Un dato allarmante che segue da vicino l’annus horribilis del 2017 quando il numero di omicidi accertati aveva raggiunto la cifra record di 207. “A livello globale, il numero reale potrebbe probabilmente essere molto più elevato, poiché i casi spesso non sono documentati e raramente vengono indagati”, spiega l’associazione che da oltre 20 anni si batte per la protezione dei diritti umani. Nel suo ultimo report, intitolato ‘Enemies of the State?’, si evidenzia come il settore minerario sia quello connesso al più alto numero di vittime con ben 43 attivisti ambientali uccisi nel 2018. Segue il comparto dell’agribusiness (21 vittime accertate) e quello idrico che ha registrato un triste trend di crescita (17 vittime). Continua a leggere (Fonte: “Più di 160 attivisti ambientali uccisi nel 2018” – RINNOVABILI.IT )

UCCISI, PICCHIATI, CENSURATI: FARE GIORNALISMO AMBIENTALE STA DIVENTANDO SEMPRE PIÙ PERICOLOSO.  L’omicidio è la forma massima di censura. Il 13 novembre 2008, il giornalista russo Mikhail Beketov, caporedattore del giornale locale Khimkinskaya Pravda, viene fermato da due uomini sull’uscio di casa. Con una sbarra di ferro gli fracassano le mani e le gambe e gli fratturano il cranio. In seguito all’attacco Beketov rimane paralizzato, senza 4 dita, la gamba destra amputata, con danni al cervello che gli impediscono di parlare. Morirà nel 2013 per un attacco cardiaco.

L’8 novembre del 2010, Oleg Kashin, giornalista del Kommersant, viene aggredito da due uomini, armati di una mazza metallica. Gli rompono le gambe, le braccia e la mandibola, infieriscono sulla sua mano destra con la quale il giornalista scriveva. Dopo una settimana in coma, Kashin riesce a riprendersi dalle violenze subite e ora scrive per testate russe e straniere, tra cui il Guardian, e si batte per la libertà della stampa russa.

Pochi giorni prima dell’attacco a Kashin, era toccato ad Anatoly Adamchuk, reporter del giornale locale Zhukovskie Vesti, essere fermato e picchiato anche lui da due uomini. Adamchuk viene addirittura accusato di aver pagato mille rubli i suoi assalitori e di organizzato il proprio pestaggio. Gli attacchi a Beketov, Kashin e Adamchuck sono legati tutti dallo stesso filo rosso.

tre giornalisti si stavano occupando degli impatti ambientali derivanti dalla costruzione di un’autostrada da Mosca a San Pietroburgo che avrebbe permesso di velocizzare il trasporto di merci da una capitale all’altra. Continua a leggere  (Fonte: PEOPLEFORPLANET.IT)

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

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