Contro il cambiamento climatico piantiamo 60 milioni di alberi

Uno per ogni abitante dell’Italia

Piantare alberi per contrastare l’aumento delle temperature, per facilitare il ciclo dell’acqua, per fissare la C02, per ombreggiare ed anche per assorbire particolato e rumore. Per tantissime ragioni, perché tutte queste sono funzioni che possono assolvere le alberature di alto fusto e il verde (arbusti e manto erboso) in genere.

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E, dal riconoscimento di tutti questi aspetti, oltreché sulla scia e come sorta di misura di compensazione per tutte le perdite boschive avute – con gli incendi avvenuti dalla Siberia all’Amazzonia, dall’Africa all’Indonesia – sono nate iniziative lodevoli che si stanno già avviando in varie parti di Italia e del mondo, per incrementare il numero degli alberi.

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60 milioni di alberi, 1 per ogni abitante in Italia

La spinta in Italia è derivata anche da una iniziativa chiamata 60 milioni di alberi, ovvero più o meno uno per ogni abitante in Italia. Una iniziativa nata inizialmente come appello promosso dal presidente di Slow Food Carlo Petrini, da Stefano Mancuso, scienziato e direttore di LINV (International Laboratory for Plant Neurobiology) e dal vescovo di Rieti (e di Amatrice) Domenico Pompili.  Tutti tre si sono espressi, nel formulare questo appello, anche a nome delle Comunità «Laudato Si’», ovvero di quei collettivi di idee e azione fioriti intorno alla famosa enciclica pubblicata da papa Francesco nel 2015, che ha incitato a un cambio di passo su ambiente e clima.

Enzo Bianco, presidente del Consiglio Nazionale dell’Anci, l’associazione che raggruppa oltre 7 mila comuni, si è rivelato, tra i primi, entusiasta del progetto.

E anche dal sito del CREA, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, istituito presso il Ministero delle politiche agricole, forestali e del turismo si legge, a proposito dell’iniziativa: “Una bella idea che va trasformata in un progetto a scala nazionale, basato su criteri scientifici, ovvero non basta dire “piantiamoli”, servono spazi e luoghi idonei, materiale vivaistico controllato e risorse per le cure colturali“.

Dove serve e come farlo (garantendo la cura nel tempo)

E come affermano dal CREA, allo stesso modo, si esprimono altri esperti in alboricoltura a livello nazionale. Prima di tutto i luoghi. Secondo molti di loro i luoghi idonei sono necessariamente le città. Gli alberi devono essere piantati dove servono, dove c’è inquinamento, dove serve ombreggiamento, dove la CO2 antropica si produce. Le aree urbane rappresentano solo il 2% delle terre emerse e producono oltre il 70% della CO2, e le piante sono migliaia di volte più efficienti nel fissare CO2 e inquinanti quanto più sono vicine alle sorgenti che le emettono. Le radici inoltre trattengono il terreno, aiutano a drenare e sono quindi un sistema ideale per garantire maggiori stabilità di pendii. Non esiste perciò un motivo per cui le città non dovrebbero essere piene di verde, non esiste una sola controindicazione.

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Ma è fondamentale che, una volta realizzate, queste piantumazioni abbiano chi se ne prende cura: questi nuovi alberi, che siano piccoli di età o più grandi, devono essere “allevati”, a maggior ragione se sono piante “giovani”. Lo stesso vale, anche se in misura minore, per un albero più grande, per esempio di tre metri di altezza, anche qui è necessario garantire irrigazione, controllo della crescita con regolarità e se l’ancoraggio può andar bene o invece danneggiare il fusto in crescita.

La manutenzione a volte può essere anche più costosa della spesa di impianto, ma è così importante per garantire attecchimento e sopravvivenza che, come dicono tutti gli esperti in materia, non può non essere prevista o sottostimata.

Può bastare piantare alberi per contrastare il cambiamento climatico?

La risposta è no, non è sufficiente. Serve, è indispensabile anche per il benessere dentro le città, per i tanti altri fattori sopra esposti, ma non è l’unica misura necessaria per contrastare e nei tempi rapidi in cui occorre farlo, il cambiamento climatico e l’innalzamento delle temperature.

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Lo spiega bene Stefano Mancuso, tra i promotori dell’iniziativa: anche modificare i propri consumi è fondamentale, quello che si chiama cambiamento dei consumi dal basso. Ma anche questo richiede tempo: le scelte ragionate delle persone si ottengono attraverso il contagio virtuoso che comunque non è immediato, anzi è un processo troppo lungo e non ce lo possiamo permettere.

Servono anche, e contemporaneamente dunque, energiche azioni politiche ed economiche, per avere cambiamenti più rapidi di rotta.

Per esempio includere la protezione della natura e la difesa dell’ambiente nella nostra Costituzione – in questa direzione va la proposta di legge costituzionale depositata in Commissione Affari Costituzionali della Camera un anno fa – oltreché procedere con le Dichiarazioni di emergenza ambientale ed ecologica, come si sta già facendo in alcuni Comuni.

Estendere in Costituzione il dovere inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale (art. 2) anche all’ambiente e alle future generazioni, va a guardare al futuro, non solo al presente. Consumare risorse irriproducibili, danneggiare gli ecosistemi irreparabilmente è un crimine contro chi verrà dopo di noi, e lo è anche per noi, perché gli scenari che si presentano indicano mutamenti rapidi: per cui è importante per una Costituzione di uno Stato che la Repubblica “riconosca e garantisca la tutela dell’ambiente come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.
Promuova le condizioni per uno sviluppo sostenibile” (così suonerebbe la seconda parte dell’art. 9 dopo le modifiche).

Ma anche far capire agli imprenditori che la rivoluzione verde è una enorme opportunità per il futuro delle nostre aziende, supportandone le scelte in tali direzioni, smascherando chi fa solo greenwashing enon pianifica e investe realmente in termini di green economy. E al tempo stesso, guidare questa rivoluzione con scelte politiche lungimiranti in termini di incentivi/disincentivi, di tasse e servizi, di sostegno alla ricerca e di aiuti alle imprese.

Altre fonti:

https://www.corriere.it/cronache/19_settembre_11/piantiamo-60-milioni-alberi-per-ogni-cittadino-italiano-92d1cc40-d4b5-11e9-8dcf-5bb1c565a76e.shtml
https://www.crea.gov.it/-/piantiamo-60-milioni-di-alberi-per-contrastare-il-cambiamento-climatico
https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2019/09/08/news/se_vivere_green_non_basta_piu_-235539186/

Immagine di copertina di Armando Tondo

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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