Contro la violenza domestica chiedi in farmacia la mascherina 1522 – Peccato non sia così

E’ comunque importante ricordare che 1522 è il numero antiviolenza, attivo 24 ore su 24

Aggiornamento del 7 maggio 2020

Ci siamo cascati anche noi oltre all’Huffington Post da cui avevamo ripreso la notizia: peccato non sia corretta. Davvero peccato.
Qui sotto riportiamo la smentita del Di.Re.

“CORONAVIRUS. MASCHERINA 1522, D.i.Re: NESSUN PROTOCOLLO INTESA FARMACISTI-CENTRI ANTIVIOLENZA. LA RETTIFICA CON UNA NOTA DELLA RETE NAZIONALE DEI CENTRI ANTIVIOLENZA

(DIRE) Roma, 4 mag. – “In merito alla notizia riportata da
diversi media ‘In farmacia chiedi la Mascherina 1522. La frase in codice per denunciare violenza domestica’, D.i.Re Donne in Rete contro la violenza, associazione nazionale che riunisce 81 organizzazioni che gestiscono centri antiviolenza e case rifugio in 18 regioni, precisa che non è stato sottoscritto alcun protocollo d’intesa tra D.i.Re e l’Ordine dei farmacisti in merito a una eventuale procedura per intervenire a supporto di donne che in farmacia chiedano la ‘Mascherina 1522′”. Così in una nota D.i.Re-Donne in Rete contro la Violenza.
“Un Protocollo d’intesa è stato firmato il 2 aprile tra il Dipartimento Pari opportunità e la Federazione Ordini Farmacisti Italiani (Fofi), Federfarma e Assofarm – continua la nota – L’iniziativa è finalizzata esclusivamente a ‘indirizzare le donne vittime di violenza e di stalking al 1522, al fine di avviare un percorso di uscita da situazioni di criticità in ambito domestico’. Le operatrici del 1522 possono a loro volta indirizzare le donne che chiedono aiuto ai centri antiviolenza della rete D.i.Re, che sono tutti mappati nel servizio. Ma questa è cosa ben diversa che annunciare un protocollo d’intesa con i centri antiviolenza e illudere le donne che, pronunciando ‘Mascherina 1522’ vengano messe direttamente in contatto con il centro antiviolenza del territorio”.
Conclude D.i.Re: “I centri antiviolenza della rete sono tutti rimasti attivi nel periodo di quarantena, hanno registrato un incremento delle richieste di supporto nel periodo compreso tra il 2 marzo e il 5 aprile del 74,5% rispetto all’ultima rilevazione statistica disponibile (2018), e continueranno a offrire supporto qualificato a tutte le donne che ne facciano richiesta anche nella fase 2”.

Il nostro articolo

Qui di seguito il nostro articolo in cui davamo la notizia, ci scusiamo con i nostri lettori.

La quarantena ha avuto anche questo triste risvolto: come denuncia Amnesty International Italia si “registra un generale e preoccupante incremento di episodi di violenza domestica nei confronti delle donne.”

L’isolamento, continua Amnesty International: sta “intrappolando diverse donne nella situazione di subire le violenze dei propri partner che, in alcuni casi, diventano efferati omicidi”.

«Voglio una mascherina 1522»

1522 è il numero gratuito da chiamare in caso di violenza domestica, se non si può parlare il numero permette anche una chat. Ma chiuse in casa con i mariti violenti è anche difficile poter telefonare o chattare, quindi seguendo l’esempio della Spagna anche nel nostro paese si è pensato  una soluzione alternativa.

La frase «Voglio una mascherina 1522» mette in allarme il farmacista che potrà così aiutare la persona dando informazioni utili e attivando gli aiuti.

In alternativa si possono contattare i centri antiviolenza Differenza Donna e Di.Re, a quest’ultima durante il lockdown si sono rivolte 2867 donne, il 74,5 per cento in più rispetto alla media mensile.

Inoltre,  in questo periodo la polizia ha esteso YouPol, l’app realizzata per segnalare episodi di spaccio e bullismo, anche ai reati di violenza domestica.

Manteniamo alto il livello di attenzione: #nessunoescluso

Leggi anche:
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Non si fa abbastanza per le donne e i bambini vittime della violenza domestica
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Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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Gabriella Canova

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