Coronavirus, hotel in ginocchio: “Non riapriamo”

Federalberghi dichiara lo stato di crisi. Il ministro Franceschini promette un sostegno, ma per molti hotel è tardi

Ogni giorno che passa cresce la preoccupazione degli albergatori che vedono avvicinarsi l’avvio della stagione estiva con una serie di incognite ancora da chiarire. Già a marzo, quando la portata della pandemia da Covid-19 iniziava ad essere una conferma, gli hotel tremavano: che ne sarà delle prenotazioni? e come fare a non sprofondare del tutto, se i turisti stranieri non possono arrivare in Italia? Ora, finalmente, il ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini offre qualche rassicurazione. Ma siamo a maggio, la stagione è compromessa, per alcune strutture non ha più senso riaprire.

Le cifre del disastro: Federalberghi chiede lo stato di crisi

Qualche settimana fa il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca dichiarava lo stato di crisi come unica strada da percorrere. «Per gli alberghi la sola attività ricettiva vale circa 20 miliardi di euro all’anno, ad oggi il 95% degli hotel italiani è chiuso. Il trimestre marzo, aprile, maggio è destinato a chiudersi con l’azzeramento dei ricavi, poi, se potremo ripartire, ci ritroveremo senza i turisti stranieri e con il solo mercato della clientela italiana, che vale circa il 50% delle presenze, ma genera solo il 30% dei ricavi. In sostanza il nostro settore avrà perdite tra il 60 e il 70%». Bastano queste cifre a riassumere la portata della crisi di un settore che rappresenta oltre il 13% del Pil italiano e, sommato alla cultura, permette di arrivare al 20%. 
Altro problema all’orizzonte, gli investitori esteri che già fanno capolino sperando di approfittare della situazione di crisi per rilevare strutture italiane di qualità a prezzi imbattibili.

Il bonus vacanze non risolve la situazione

Gli albergatori non sono convinti che il “bonus vacanze”per le famiglie possa risolvere la situazione, anzi: il turista potrebbe convincersi a fare la valigia, ma magari intanto gli alberghi saranno falliti. Lo stesso Franceschini ha spiegato in Senato in cosa consiste: «Un tax credit rivolto a tutte le famiglie sotto una soglia di reddito medio basso, in base all’Isee, che varierà in base alla composizione del nucleo familiare. La somma andrà spesa entro il 2020 in tutte le strutture ricettive. Abbiamo scelto le strutture ricettive perché devono comunicare entro 24 ore i dati anagrafici dell’ospitato alla questura e pagano la tassa di soggiorno. Questo assicura l’assoluta trasparenza». Così dice il ministro. Ma davvero le famiglie con reddito basso in questo momento hanno come priorità le vacanze? E poi, in sostanza, il denaro va prima speso, a fronte di una promessa di rimborso…

Sanificazione e appelli ai turisti, in attesa di un aiuto

Nei mesi scorsi intanto le strutture hanno tentato di ricorrere a rimedi tampone per evitare di salvaguardare incassi e posti di lavoro. L’appello ai turisti è quello di non cancellare le prenotazioni e chiedere invece un cambio data. In caso di cancellazione a seguito di eventi a loro volta cancellati e simili situazioni, invece, si potrà ricevere un “voucher salva-vacanza”, da spendere in seguito. Stesso appello per chi non ha ancora prenotato: approfittare di una soluzione flessibile concessa dalle strutture per poter cambiare successivamente le date del soggiorno senza penali in caso di necessità.

Intanto, Federalberghi, Confindustria alberghi ed Assohotel hanno inviato a Governo e Regioni un protocollo nazionale in tema di prevenzione contro la diffusione del covid 19 nelle strutture ricettive, utile a far sentire più protetti gli eventuali ospiti in arrivo al momento della riapertura.

Ma come si riparte senza ospiti?

Dalla Liguria a Rimini, la situazione è identica: a che serve ripartire in sicurezza senza ospiti?

In Liguria circa 190 albergatori savonesi associati all’Unione Provinciale Albergatori (Upa) hanno partecipato ad una videoconferenza con il presidente della Regione Giovanni Toti. Il presidente dell’Upa Angelo Berlangieri ha così riassunto la situazione: «Il presidente ci ha spiegato i provvedimenti messi in campo dalla Regione per far fronte a questa nuova fase emergenziale. Al momento sappiamo che sino al 18 maggio nessuno si potrà muovere per fare delle vacanze e quindi siamo, di fatto, chiusi».

Dopo il 18 maggio non si sa cosa accadrà. Gli alberghi sanno che devono attrezzarsi per garantire le misure di sicurezza previste, ma a chi lo garantiranno se gli ospiti non arrivano?

Non va meglio a Rimini. L’Associazione Italiana Albergatori locale ha lanciato un sondaggio e il risultato è eloquente: su 170 associati, solo il 20% dei 144 che hanno risposto pensa di riaprire. 8 strutture su 10 sarebbero quindi chiuse.

Le risposte di Franceschini

Torniamo alle promesse del ministro, annunciate il 6 maggio. Innanzitutto si parla di un riconoscimento economico alle imprese con un forte calo del fatturato, che dovrebbe essere a fondo perduto. In secondo luogo, un sostegno per chi ha dovuto sostenere costi di affitto a fronte di una struttura chiusa. Infine, il già citato “bonus vacanze” da spendere entro fine anno. Ma ci sarebbero spiragli anche per le strutture alberghiere che non hanno chiuso a seguito dell’ordinanza, quindi non hanno avuto il riconoscimento di credito d’imposta per l’affitto ma hanno aperto per fare un servizio, non per ospitare clienti. Ma, appunto, siamo già a maggio.

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

Potrebbe interessarti anche

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy