Cosa fare per Venezia

Oltre a mandare denaro (indispensabile) è necessaria una prospettiva più ampia

Ieri si è svolta a Venezia una manifestazione indetta dal Comitato contro le Grandi Navi contro il Mose. Sotto una pioggia battente 500 coraggiosi si sono radunati in Campo Santa Margherita per raggiungere in corteo Campo Santo Stefano.

È la prima di altre manifestazioni contro quello che a detta del Comitato è una «Grande opera pubblica con grande ritardo, mai collaudata, che più che una certezza è una incognita concepita per uno scenario ormai superato».

Sono in molti a credere che il Mose non sia la soluzione, anzi può diventare un problema per la sopravvivenza della laguna visto che il fenomeno dell’acqua alta a Venezia sarà sempre più frequente negli anni a venire.

Quello che è accaduto nel capoluogo veneto può essere un’occasione importante per affrontare la questione del cambiamento climatico al di là dell’urgenza di questi giorni.

Paolo Cacciari in un bell’articolo su Comune-info ne propone alcune. In sintesi

Invitare Greta Thunberg a Venezia così che la città diventi  il simbolo della conversione ecologica planetaria.

Approvare un nuovo, esemplare Piano nazionale con l’obiettivo di azzerare le emissioni di gas a effetto serra (GES) in linea con gli impegni dell’accordo di Parigi sul clima. 

Inserire, tramite un articolo nella legge di bilancio, la Laguna di Venezia tra i Parchi naturali di interesse nazionale.

Per ridurre la capacità di invaso delle acque in Laguna: realizzare subito delle opere provvisionali urgenti alle quattro bocche di porto con sbarramenti removibili di immediata istallazione (navi autoaffondanti da posizionare in caso di acque alte eccezionali).

Vietare immediatamente la escavazione e il dragaggio di qualsiasi canale interno alla laguna fino a che non sarà certificata la fine del processo di erosione dei sedimenti lagunari.

Approvare e finanziare un piano di ripristino morfologico della laguna con il rialzo dei fondali delle bocche di porto ad una quota non superiore ai quattro metri al Lido e a Chioggia e di otto a Malamocco.

Riaprire ai flussi di marea le casse di colmata, le valli da pesca e rimuovere ogni sbarramento (compresa la diga foranea del Cavallino) che impedisce il ripascimento delle barene e dei bassi fondali lagunari.

E così via. Affidarsi agli esperti internazionali è un’altra proposta, come organizzare commissioni di controllo.

Le soluzioni ci sono e non sono un’opera che era probabilmente che era già inutile quando si è iniziato a costruirla.

Cercasi potenti di buona volontà.

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Foto di Free-Photos da Pixabay

Gabriella Canova

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Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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