Costruiremo un’isola di bottiglie di plastica per disinquinare il lago d’Iseo

Costruiremo un’isola di bottiglie di plastica per disinquinare il lago d’Iseo

17 studentesse e studenti del liceo Decio Celeri di Lovere sono arrivati ad Alcatraz per uno stage di Alternanza Scuola-Lavoro.

La prima parte del lavoro è iniziata nelle loro classi: con il professore di informatica Fabio Campagnoni ognuno ha realizzato un blog personale sulla sua passione, un progetto che coinvolge 63 studenti di Lovere e 530 di Gela. Un progetto di People for Planet collegato al progetto “Gela le radici del futuro” sponsorizzato da Eni.

Già mettere in rete tra loro 593 blog, creando un sistema di mutuo sostegno e scambio di link e contenuti (con un software fatto apposta), è un obiettivo ambizioso.

Ma questa gioventù di Lovere voleva anche realizzare un’azione sul territorio, un flash mob. Volevano sperimentare la loro capacità di comunicare anche fuori dal web, con i concittadini.
Abbiamo iniziato a discutere insieme. All’inizio ho proposto loro un metodo per trovare idee: fantasticare senza preoccuparsi di dire cose intelligenti, un gioco basato su immagini che ti vengono in mente, che racconti e che provocano altre immagini nella testa di chi ti ascolta. Tutte questi spunti sono inizialmente sconnessi e privi di senso ma servono per iniziare il gioco creativo. Se ci si mette intorno a un tavolo e si inizia subito a spremersi le meningi dicendosi: “Devo trovare un’idea intelligente!” non viene fuori niente. Bisogna invece divagare, saltare di palo in frasca, seguire le sottili seduzioni delle associazioni di idee. Non è un metodo sicuro. Può venire fuori una sciocchezza come una genialata. L’inventiva è rischiosa. Ma sono quarant’anni che seguo questo metodo, fin dai tempi del Male (la rivista) e generalmente funziona.

Come sboccia la genialata
C’era un ragazzo che faceva lo spiritoso e fin dall’inizio dell’incontro ha chiarito che lui arrivava a scuola col battello. Via via che la conversazione procedeva, questa storia del battello ha innescato qualche presa in giro. Ad un certo punto è venuta fuori la frase cruciale: “Facciamo un battello!”. Ovviamente non avrebbe avuto senso costruire un vero battello. Ma da questo si è passati a immaginare un battello costruibile: un battello di bottiglie di plastica. E in effetti mi ricordavo di qualcuno che ha realizzato una traversata con un catamarano di bottiglie.

Dalla barca si è passati all’idea di un’isola di bottiglie, una specie di luna park acquatico.
Ci siamo messi a cercare in rete ed è venuto fuori che ci sono varie esperienze del genere.
C’era un po’ di perplessità, quindi si è deciso di fare un esperimento: mettiamo l’idea su FB. Abbiamo preso una foto di Lovere e ci abbiamo incollato sopra la foto ritagliata di un’isoletta. Abbiamo postato chiedendo pareri e consigli sull’iniziativa. Quindi abbiamo iniziato a diffondere il tam tam sui social.

Un modo semplice per capire se poteva funzionare.


Entro sera parecchi siti bergamaschi riportavano la notizia e c’erano un centinaio di like e condivisioni su Facebook.

Ok: si può fare.

Divisi in gruppi si è cominciato a calcolare costi, carichi di lavoro, tempi, che succederà su quest’isola…
Approfondendo la ricerca in rete abbiamo scoperto che Richart Sowa e Bruce Kania da anni realizzano piccole isole con sopra piante capaci di disinquinare l’acqua.

Da qui il gruppo ha iniziato a approfondire la questione della filtrazione dell’acqua. Un ragazzo era molto informato sullo stato di inquinamento del lago d’Iseo, uno dei peggiori d’Italia.
Alla fine la decisione è stata di concentrarsi sul migliorare le condizioni dell’acqua.
Costruire un primo modulo di isola disinquinante, 4 metri per 6, dotata di una pompa alimentata da un pannello solare e da un sistema di filtri capaci di eliminare batteri, metalli pesanti, microplastiche e altre sostanze negative. L’effetto sarà aumentato anche dalla presenza di piante (fitodepurazione). Inoltre alcune piante acquatiche avranno le radici nell’acqua e daranno il loro contributo alla rigenerazione del lago fornendo un habitat ideale per microorganismi, piccole creature e pesciolini: mettiamo in moto le forze sane del lago.

A distanza di 3 giorni il progetto si è sviluppato e precisato.
E una troupe di loveresi è andata a Perugia e Assisi a intervistare le persone realizzando un video: quanto è conosciuto il lago d’Iseo? Quanto è nota la situazione ecologica delle sue acque? La questione interessa a qualcuno?

L’idea è di appoggiare l’iniziativa con una campagna di comunicazione attraverso diversi strumenti.

Insomma la macchina è partita con una pagina Facebook “L’isola che non c’era sul lago d’Iseo” un blog “La cultura addosso” e una raccolta di fondi su Kickstarter.

La squadra ha anche trovato il posto dove montare l’isola e in seguito ammararla.
Le bottiglie verranno raccolte coinvolgendo tutti i livelli scolastici di Lovere.
Insomma preparati perché la prossima volta che vai sul lago d’Iseo ci troverai un’isola, o forse 10 isole, che non c’erano.

E non dimenticarti di portarti delle bottiglie di plastica!

Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.