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Covid-19: 4,2 miliardi di persone non possono lavare le mani con acqua pulita

Causa di morte e malattie nel mondo, l’accesso all’acqua potabile è oggi più urgente che mai

Cosa frena la vittoria definitiva e mondiale contro il coronavirus? Anche il fatto che oggi 2,2 miliardi di persone nel mondo continuano a non avere accesso all’acqua potabile e 4,2 miliardi non hanno servizi sanitari. L’impatto di questo dato sulla mortalità, specialmente infantile, è devastante, e causa il diffondersi di malattie quali il colera, o il coronavirus. “Lavarsi le mani con acqua e sapone e la cosa più economica e vantaggiosa che puoi fare per proteggere te e gli altri dal covid-19 – ha scritto l’Unesco – così come da moltissime altre malattie infettive. Eppure, per diversi miliardi di persone questo obiettivo non è raggiungibile”.

WASH Water Hygiene and Sanitation è il Live Streaming Simposium che venerdì 20 novembre alle 10.30, in diretta Class Cnbc, affronterà questi temi oggi più cruciali che mai, grazie a Water Academy, Fao, Onu e IFAD. Realizzato da Water Academy in collaborazione con Ceresio Investors, alla presenza di Federico Properzi per l’ONU; Raffaella Zucaro del Crea-Mipaaf; Gary Grossman per la FAO; Gianni Letta; Giuseppe Novelli, dell’Università di Roma Tor Vergata; Giulio Terzi di Sant’Agata e Alessandro Leto, Direttore di WASRD.

L’acqua, un bene trascurato anche in Italia

“In generale, possiamo dire che, da noi, la normativa di riferimento tutto sommato è ancora adeguata, anche se indubbiamente il sistema soffre di un’eccessiva frammentazione territoriale dei processi decisionali”, ci spiega Alessandro Leto, direttore di WASRD. “Certamente bisognerebbe lavorare intensamente sul fronte della manutenzione ordinaria, una dinamica questa su cui nel nostro paese siamo piuttosto deficitari. Ma soprattutto per fare la differenza dovremmo diffondere e radicare una nuova cultura dell’acqua, proprio come fa Water Academy SRD sulla base della Geneva Water Initiative che ha lanciato nel 2017, per far conoscere l’interazione profonda esistente fra l’Acqua e il genere umano: se ne rispettassimo la dimensione biologica fondamentale di presidio della vita, e quella mistica, spirituale, culturale, considerando anche che siamo costituiti essenzialmente di acqua, ebbene allora comprenderemmo quanto sia importante rispettarla e preservarla. Se poi ripassassimo il Principio di Archimede, cominceremmo a capirla meglio e a prevenire anche i danni dovuti al dissesto idrogeologico. Insomma, torniamo a studiare l’acqua, per amarla, per capirla, e per proteggerci per tempo da essa. Magari cominciando dal mare, visto che nel Bel Paese disponiamo di migliaia di chilometri di coste e che proprio sul Mare si giocherà il futuro del nostro pianeta”.

L’anello mancante per lo sviluppo

Water Academy SRD (Sustainable & Responsible Development) nasce con l’obiettivo di formare i vertici governativi internazionali a razionalizzare l’uso dell’acqua, laddove ce n’è più bisogno. Si parte dall’agricoltura, che nel mondo consuma il 70% delle riserve idriche. Gestire al meglio la produzione agricoltura, e gli allevamenti, significa limitare gli sprechi e ridurre le contaminazioni correlate a queste attività umane intensive.

Con il sostegno della Fao, Wasrd organizza master universitari, pubblicazioni, simposi e conferenze internazionali, e fa consulenza a governi, enti pubblici, istituzioni, ngo.

Tra gli ultimi progetti ricordiamo la formazione condotta al Ministero dell’Agricoltura e delle Risorse Idriche di Capo Verde per la lotta alla desertificazione. Ancora, il Progetto TOP (Technological Oasis for Peace) che a Galkayo, Somalia, ha appena creato un centro di captazione e distribuzione di risorse idriche per le comunità locali – circa 120.000 persone – compresi presidi ambulatoriali e scolastici dove adesso è possibile – ad esempio – lavarsi le mani con acqua corrente.

Un diritto umano mancato

Con la collaborazione di docenti delle più prestigiose università italiane e internazionali, del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, e di Organismo quali l’Onu e la Fao, WASRD vuole migliorare le condizioni sanitarie in tutto il mondo, dando accesso all’acqua potabile e portando cultura sulle buone pratiche di igiene in ogni angolo del pianeta, perseguendo di fatto quanto stabilito dall’Onu nel 2010: l’accesso all’acqua pulita è un diritto umano.

Una limitazione di genere

In generale, molti villaggi senza accesso all’acqua vedono i loro giovani impiegare la maggior parte del tempo a trasportare l’acqua potabile verso casa. Dare al mondo la possibilità di lavarsi dignitosamente porterebbe un cambiamento profondo: significherebbe salvare 829mila persone che ogni anno muoiono per cause direttamente legate alla mancanza di acqua potabile. In questi anni di pandemia il numero è destinato a moltiplicarsi. La mancanza di servizi igienici ha poi un ulteriore risvolto negativo per le donne e le ragazze, che per isolarsi – specialmente al buio della sera – spesso rischiano la loro sicurezza e incolumità. Per le giovani, la presenza di servizi igienici a scuola fa spesso la differenza tra interrompere gli studi alla comparsa del menarca, o continuare a studiare.

“I nostri studenti provengono da tutto il mondo: Africa Sub Sahariana, Medio e Vicino Oriente, Europa. Sono quasi tutti ammessi grazie a borse di studio. La formazione rientra nel Short Learning Program anche concepiti nell’ambito della Geneva Water Initiative (2017), consentono di formare figure che avranno sempre maggior influenza nell’ambito delle dinamiche societarie: dai Water Officer ai Chief Water Officer”. 

Cosa possiamo fare subito

Sebbene spesso si tenda ad aspettare un cambiamento dall’alto, da parte cioè di governi o istituzioni, “penso sia forse più importante chiedersi cosa possiamo fare noi cittadini nel nostro ruolo di consumatori su almeno due fronti – continua Leto. In omaggio ai tempi correnti, che vedono la realizzazione sotto i nostri occhi, spesso distratti, di cambiamenti epocali, dobbiamo sì sollecitare direttamente le amministrazioni perché aggiornino e migliorino le normative sulle risorse idriche, ma dovremmo anche adottare nuovi stili di vita basati su un consumo consapevole. Per cambiare davvero dovremmo trasformarci in soggetti attivi e abbandonare il facile ruolo di oggetti passivi delle dinamiche consumistiche fini a se stesse”.

Redazione People For Planet

Redazione People For Planet

Redazione centrale: Gabriella Canova, Simone Canova caporedattore centrale, Miriam Cesta settore Persona, Maria Cristina Dalbosco settore Società, Michela Dell’Amico settore Green

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