Covid-19: alcuni ospedali hanno sospeso l’aborto

La legge sull’aborto compie oggi 42 anni, ma li porta malissimo

Solo l’Associazione Luca Coscioni ha ricevuto 33 richieste di informazioni/aiuto al giorno durante il lockdown, 3mila in totale. Secondo un’indagine SWG, il 33% degli italiani chiede più tutele in fatto di diritto all’aborto; il 31% ritiene che la legge vada cambiata, per raggiungere una più larga applicabilità; il 50% degli intervistati chiede di migliorare l’Ivg farmacologica, consentendo il regime ambulatoriale o a casa come avviene in altri Paesi, mentre il 27% reclama la gratuità della contraccezione. “Dati in controtendenza rispetto all’inerzia politica sul tema”, scrive in un comunicato l’Associazione Coscioni, che rivela questi dati nel giorno del 42esimo compleanno della legge che regola il diritto all’aborto. Ma soprattutto questi dati sono in controtendenza rispetto a una realtà dominata dalle lobby ultra-cattoliche che non solo di fatto impongono l’obiezione di coscienza ai medici che vogliono fare carriera (leggi qui la lettera di una studentessa di ostetricia e ginecologia per capire come funziona la cosa), ma anche agiscono impuniti al di fuori di ogni ospedale – perfino ospedali pubblici e eccellenti come la Mangiagalli di Milano – per fare pressione psicologica contro le donne che vogliono abortire. Per non parlare poi dell’obbligo di seppellire i feti abortiti, abolito un anno fa in Lombardia dopo una lunghissima battaglia.

I dati dell’obiezione

L’obiezione di coscienza, nel nostro Paese, supera il 70 per cento tra medici, anestesisti e paramedici. Secondo una relazione diffusa dal Ministero della Salute nel 2018, di più non è dato sapere, i ginecologi che rifiutano di supportare l’interruzione volontaria di gravidanza sono il 68,4%, gli anestesisti il 45,6% e il personale non medico il 38,9%. Facile capire come Covid-19 possa essere stato strumentalizzato per sospendere un diritto così fortemente politicizzato.

La denuncia di medici e associazioni

“Da testimonianze dirette apprendiamo che, troppo spesso, l’accesso all’IVG è negato o reso difficile da percorsi ad ostacoli – ricordano Filomena Gallo e Mirella Parachini dell’Ass. Luca Coscioni, Anna Pompili (dell’associazione di medici AMICA) e Sara Martelli (coordinatrice di Aborto al Sicuro) -. A ogni anniversario della legge che disciplina il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza, emerge la mancanza di volontà politica nell’applicazione di questa norma che ha avuto il merito di evitare gravi danni alla salute delle donne. Sembra che la salute della donna e il Principio di uguaglianza non rientrino tra le tutele previste dagli Art. 32 e 3 della nostra costituzione, nei fatti. Anche quest’anno non è possibile commentare i dati dell’anno precedente sull’applicazione della 194/78 ai sensi dell’art. 16 della stessa, perché il ministro della Salute Roberto Speranza non ha ancora depositato la relazione al parlamento sulla 194, siamo fermi ai dati relativi al 2017, e neppure il Ministro di Grazia e Giustizia ha inteso presentare una relazione prevista dalla stessa legge 194, in questo caso siamo fermi al 2016”. In altre parole, le disposizioni di legge vengono bellamente ignorate, e questo al fine presumibile di coprire un servizio che piano piano sta scomparendo.

“Molti ospedali hanno sospeso o ridotto l’aborto”

“L’interruzione di gravidanza ha sempre un carattere d’urgenza, e rientra nelle prestazioni inderogabili anche secondo il decreto del Ministro della Salute. Tuttavia, la pandemia di COVID-19, ha colpito in particolare la possibilità di fruire di questo diritto, sancito dalla legge. Alcuni ospedali stanno riducendo, altri addirittura hanno sospeso, gli accessi alle pratiche per l’aborto, senza fornire chiare informazioni a riguardo, con enormi differenze da regione a regione. Le associazioni attive in questo ambito hanno proposto, con altre associazioni di medici non obiettori e la rete pro-choice, di prevedere l’aborto farmacologico ambulatoriale in combinazione con la somministrazione autonoma (come richiesto già da tempo anche dai medici ginecologi)”.

La proposta delle Associazioni e dei medici

In particolare, si chiede di:

· Estendere l’applicazione del metodo farmacologico dell’interruzione di gravidanza fino al 63°giorno di amenorrea e in regime di day hospital e ambulatoriale e arrivare alla contraccezione gratuita;

· Creare un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;

· Elaborare una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza anche con servizio alternativo;

· Istituzione di concorsi pubblici riservati al 50% a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;

· Utilizzare medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;

· Offrire la deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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Michela Dell'Amico

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