Covid-19: all’ospedale Cotugno di Napoli zero infettati tra il personale medico

Un servizio di Sky News inglese dall’interno del Cotugno

Il servizio di Sky News UK

Nel nord Italia sono migliaia quanti si ammalano tra il personale medico combattendo la pandemia di coronavirus, e tra loro si contano decine di morti; al Cotugno nessuno è infettato, grazie all’organizzazione e al materiale di protezione. Lo racconta un servizio video di Sky News UK che potete vedere qui, fatto sottotitolare in italiano dalla regione Campania.

Ed ecco  la traduzione di ampi stralci del servizio di Stuart Ramsay, capo corrispondente Sky News UK, disponibile sul sito dell’emittente inglese.

Guardie armate, macchine per la disinfezione come scanner

All’ospedale Cotugno, una struttura specializzata in malattie infettive che ora tratta solo pazienti COVID-19, le guardie armate pattugliano i corridoi.
Mentre entriamo passiamo davanti a macchine per la disinfezione che assomigliano a scanner dell’aeroporto che ti disinfettano completamente.
La velocità della tempesta di virus ha colto tutti di sorpresa nel nord Italia e le squadre mediche sono sopraffatte; le cose in questo ospedale sono diverse.

Nel reparto di terapia intensiva

Siamo stati portati, completamente coperti da strati protettivi e occhiali, in una delle loro unità di terapia intensiva (ICU).
Qui abbiamo trovato un livello completamente diverso da tutto ciò che abbiamo visto prima negli ospedali che abbiamo visitato.
Il personale che cura i pazienti più malati indossa maschere super avanzate – molto più vicine a una maschera antigas di quanto normalmente vediamo indossare dal nostro personale ospedaliero. Indossano spesse tute impermeabili, i medici e gli infermieri sono effettivamente sigillati contro il virus.
Incredibilmente, almeno finora, non è stato infettato un solo membro delle équipe mediche. Sembra che si possa fare, devi solo avere l’attrezzatura giusta e seguire i protocolli giusti.

Un’organizzazione attenta ai dettagli

A un certo punto abbiamo avvertito un improvviso cambiamento. Un’infermiera si precipita davanti a noi inserendo la medicina in una siringa. Un paziente all’interno di una delle sale di trattamento si sta aggravando rapidamente.
Prepara l’iniezione fuori dalla sala di trattamento.
Non entra mai nella sala ma comunica attraverso una finestra con i colleghi che si trovano con il paziente.
Quando è pronta, la medicina viene fatta passare attraverso una porta dello scompartimento.
Noto che non è stata dentro e non ha toccato nessuno o niente ma si toglie immediatamente i guanti e si strofina il disinfettante. Questa attenzione ai dettagli è una costante assoluta.

“Organizzandoci bene è possibile mantenere le squadre mediche al sicuro.” Ci dice un medico.

Ciò che colpisce davvero qui è che le regole di separazione degli ambienti infetti e delle aree pulite sono seguite da tutti.
Le guardie di sicurezza armate si trovano in ogni corridoio di collegamento nel caso qualcuno se ne dimentichi.

Si infettano molti delle classi medie

“Ciò che stiamo notando è che tutti e chiunque può essere infettato, non solo gli anziani.”
“Ci sono molti giovani pazienti che vengono curati qui e, cosa interessante, stiamo scoprendo che le classi medie sono le più infette.”

Chiedo perché? La risposta è davvero ovvia: “viaggiano.”

Organizzazione e equipaggiamento

Torniamo indietro attraverso i corridoi chiusi a chiave quando viene portato un nuovo paziente. La preparazione organizzativa è la chiave per fermare il virus.

“Questa è la prima cosa da fare in questo tipo di ospedale”, mi dice il capo della medicina respiratoria, il dott. Roberto Parrella, “È molto, molto importante separare i percorsi, organizzare come vestirsi e spogliarsi, come mettere un dottore o un’infermiera nella stanza o fuori da essa, come mettere la maschera e così via.”

Gli ho chiesto se avere l’equipaggiamento giusto sia ugualmente importante.
“Sì, lottiamo costantemente per averlo, ora lo abbiamo”, mi dice.

Nell’unità di terapia sub-intensiva

Ci viene mostrata l’unità di terapia sub-intensiva in cui i pazienti si stanno riprendendo o non si sono ancora aggravati. Si applicano le stesse regole di separazione dell’ICU. Un nastro rosso e bianco segna la linea che non può essere attraversata. Infermieri e medici delle aree pulite assistono il personale delle aree infette attraverso la linea. Mantengono i due gruppi assolutamente separati.

Questa separazione è la chiave. È una separazione che i medici qui riconoscono che era quasi impossibile per i medici e gli infermieri del nord osservare perché la marea dei pazienti che arrivavano era enorme.

Il personale medico si riferisce costantemente allo “tsunami” ovunque andiamo.

Forse non è inevitabile

Due dei reparti sono gestiti dal dott. Giuseppe Fiorentino. Tiene costantemente sotto controllo lo staff mentre lavorano in estenuanti ore per contenere la diffusione del virus.

Mi ha guidato attraverso i reparti spiegando come trattano i pazienti. Il vantaggio che tutto il personale qui ha sui colleghi del resto del paese è che sono abituati a trattare malattie molto gravi come l’HIV/AIDS e la tubercolosi.
Ci dice che le misure che stanno seguendo per COVID-19 è una seconda natura per loro. Questa preparazione ha protetto il suo staff.

“C’è stato un numero alto di infezioni nei medici del nord, mi dice, perché non riuscivano a far funzionare le linee di separazione. Non li sto incolpando, è solo un dato di fatto” E aggiunge: “In questo ospedale non un componente del personale finora è stato infettato”.

Mentre la pandemia si diffonde, stiamo vedendo il numero di infetti e morti espandersi ogni giorno.

Gli operatori sanitari sono in prima linea e soccombono anche loro alla malattia.

Forse però non è inevitabile

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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