Covid-19, Beppe Sala shock contro lo smart working

Nuova e pericolosa gaffe del primo cittadino

Non pago della pericolosa sbandata che prese a fine febbraio, quando promosse la campagna #milanononsiferma, che invitava i milanesi a non avere eccessiva paura del virus, e che lui stesso condannò a posteriori, il sindaco Sala ci ricasca. “Milano deve chiudere l’emergenza Covid rinunciando allo smart working generalizzato”, ha detto oggi. Il sindaco di Milano aggiunge: “A mio giudizio oggi è il momento di tornare a lavorare”, come se finora fossimo stati a fissare il suo bel viso nei video-messaggi che spesso e volentieri lancia ai milanesi dai social, al grido di “Buongiorno Milano”. (Ne ricordiamo con pochissima stima anche un altro, recente, a sostegno di Indro Montanelli).

I contagi in aumento

Poco importa se solo ieri la Fondazione Gimbe ha sottolineato l’aumento dei contagi e la loro concentrazione in Lombardia. Poco importa che lo smart working sia nei fatti uno strumento di lavoro efficace e attuale, capace di migliorare la vita delle persone e la produttività, tanto che molte società innovative, come numerosi social network, l’hanno garantita senza limiti temporali ai propri dipendenti.

Uno schiaffo ai genitori (e alla legge)

Poco importa pure che lo smart working è stato riconosciuto da menti più fresche come indispensabile a contenere il contagio, ove possibile, limitando i flussi sui mezzi pubblici, ad esempio. E poco importa che sia una fondamentale forma di tutela per i genitori che lavorano. Addirittura, è la legge a dirlo: il Decreto Rilancio prevede che, fino al 31 luglio, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato, con almeno un figlio a carico minore di 14 anni, hanno diritto al lavoro agile. Perché i nonni sono a rischio e i centri estivi non possono affollarsi. E convincere il datore di lavoro, adesso, sarà più difficile per i milanesi.

Una visione vecchia del lavoro

L’atteggiamento di Sala – con il Corriere della Sera che lo enfatizza – non è solo una scelta pericolosa. E anche il segno di un’Italia vecchia e arrugginita, poco “svelta” nel comprendere la complessità del reale. Ci manca una visione più avanzata e libera del lavoro e dei lavoratori, ancorati invece come 60 anni fa alla mitologia del cartellino, quando invece le sue garanzie sono da tempo svanite.

“Stare a casa e prendere lo stipendio non va bene”

“Un consiglio mi sento di darlo, io sono molto contento del fatto che il lockdown ci abbia insegnato lo smart working, e ne ho fatto ampio uso in Comune, ma ora è il momento di tornare a lavorare – ha detto Sala nel dettaglio – perché l’effetto grotta per cui siamo a casa e prendiamo lo stipendio ha i suoi pericoli. Tutto ciò va contestualizzato nella situazione sanitaria”.

La frustata finale del primo cittadino alla sua amata città che lavora è un insulto diretto – neppure un’allusione – al fatto che lavorare in smart working non sia vero lavorare.

Buongiorno Sala, la invitiamo a farsi avanti nel mondo reale che aspetta solo lei.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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