infermieri medici

Covid-19, cattive notizie dalla sperimentazione sul plasma iperimmune

Numerose indagini hanno finora smentito una reale efficacia

Uno studio pubblicato sul prestigioso The New England Journal of Medicine (e interamente pubblicato qui) mette seriamente in dubbio l’utilità del plasma iperimmune, ovvero la cura al coronavurus basata sul prelievo della parte liquida del sangue da pazienti guariti e contenente anticorpi specifici contro Sars-Cov-2.

Nessun vantaggio dopo un mese

“Il plasma convalescente – scrivono gli autori della pubblicazione, i ricercatori dell’Ospedale di Buenos Aires – è frequentemente somministrato a pazienti con covid-19 per migliorare gli esiti clinici, ma senza certezze”. Nella loro indagine, gli studiosi hanno assegnato in modo casuale la cura sperimentale su pazienti adulti ospedalizzati con polmonite Covid-19 grave, in un rapporto 2:1 tra plasma iperimmune e placebo. L’outcome primario era lo stato clinico del paziente 30 giorni dopo l’intervento, misurato su una scala ordinale a sei punti che andava dal recupero totale alla morte.

Il risultato dello studio

“Non sono state osservate differenze significative nello stato clinico o nella mortalità complessiva tra i pazienti trattati con plasma convalescente e quelli che hanno ricevuto placebo”. La mortalità è stata del 10.96% nel gruppo che ha ricevuto il plasma iperimmune e dell’11.43% nel gruppo placebo.

Stessa conclusione dalla meta-analisi

Già gli autori di una vasta meta-analisi  che aveva preso in esame i dati di 19 studi sull’argomento per un totale di quasi 40mila partecipanti, avano scritto di “essere incerti sul fatto che il plasma di persone guarite da Covid-19 sia un trattamento efficace, e anche sul fatto che possa avere effetti collaterali”.

Speranza: “Vaccini da gennaio e gratis per tutti”

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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