Covid-19, chi controlla il pericolo rider?

Chi controlla che nella produzione e nel trasporto di cibo siano rispettate le regole igieniche?

Se la sera esci con il cane, quello che vedi è: altra gente con i cani, e rider senza mascherina. Tanti, di ogni età, etnia, uomini e donne che si affannano in bicicletta con i tipici contenitori termici gialli, un po’ sfatti, un po’ macchiati e mezzi sgonfi. Ma anche di giorno la situazione non cambia: ad ogni ora se ne vedono sempre molti. Le foto che vedete sono state scattate ieri a Milano.

Assodelivery regala mascherine?

Come si nota, non hanno quasi mai gli strumenti di protezione necessari – guanti e mascherine – che potrebbero riservare al momento della consegna, è vero: ma mancano addirittura nelle corsie d’ospedale, figuriamoci nelle disponibilità di una categoria di lavoratori tra le più sfruttate e sotto pressione di sempre. Assodelivery, l’associazione dell’industria italiana della consegna di cibo a domicilio, ha fatto sapere di aver distribuito mascherine a tutti i rider. Ma chi controlla che le indossino al momento della presa in carino dell’ordine e della consegna? E poi, come vengono gestite e quanto spesso cambiate? E di quali mascherine si tratta?

Consegne contactless

Come sappiamo Milano si appresta a combattere la sua “battaglia” e questa categoria di lavoratori, che tra l’altro sta ricevendo un boom di ordini, è anche un pericolo per gli altri. Si parla di consegna “contactless”, ovvero a distanza, ma chi controlla? Ha senso assumersi il rischio in questo momento?

Dubbi sui contenitori

E ancora, quali garanzie ci sono per la sanificazione dei contenitori con cui trasportano? Li vediamo gettati negli angoli più sporchi della strada, mentre i rider attendono fuori dalla porta, attaccati ai propri smartphone, che sia pronto l’ordine da trasportare.

Lo stesso vale per i grandi chef

E quali garanzie abbiamo sull’igiene dei punti di ristorazione da cui partono i cibi? Cuochi e cuoche hanno guanti e mascherine? Utilizzano camici di protezione? Non è dato saperlo. Sappiamo solo che il loro lavoro continua, e ne comprendiamo il valore, economico e morale, che arriva fino alle case di tutti. Addirittura alcuni ristoranti avrebbero aumentato i guadagni dopo l’allarme covid, grazie al delivery. Ma se le misure igieniche estreme rese necessarie dal coronavirus sono impossibili da garantire, tra i tanti sacrifici richiesti, non potremmo rinunciare anche a questo servizio? Anche considerato che la gran parte delle persone non esce di casa, e ha tempo e modo per cucinare?

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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