Covid-19, “Chiudere tutto è positivo per l’economia”

Parla l’economista Luca Paolazzi, ex Confindustria

I duri effetti economici del virus si sono abbondantemente rivelati. La ripresa sarà aiutata dalle politiche di bilancio e monetarie, e le opportunità di investire si trovano nel crollo delle quotazioni di società liquide e redditizie. Ma anche nei “mutamenti sociali radicali causati dall’epidemia. Nel new-normal: meno mobilità e automobili, più sanità, più on-line (per lavoro, acquisti, studio, divertimento). Qualcosa che potrebbe avere enormi impatti positivi sull’ambiente. Lo spiega tra gli altri l’ultimo approfondimento a tema coronavirus, o covid-19, messo a punto qui, da Ceresio Investors. E quindi? Saremo meno inquinati, più sani e più poveri?

Saremo più poveri?

Sappiamo che il nuovo coronavirus ha infettato l’economia mondiale: il Pil sta cadendo verticalmente e “la recessione sarà più dura di quella del 2008-9, con un arretramento dell’attività globale, non un semplice azzeramento del tasso di crescita”, scrive l’economista Luca Paolazzi, partner di REF Ricerche ed ex direttore del Centro Studi Confindustria

La durata della discesa è però breve, proprio perché concentrata in un mese o un po’ di più per ciascuna economia. L’asincronia dei paesi fa sì che a livello mondiale sia di due-tre mesi.

Il momento della ripartenza è legato all’arresto dei contagi e al conseguente allentamento delle restrizioni delle attività sociali, professionali e ludiche. È collocabile tra maggio e giugno se le persone resteranno a casa, volenti o costrette. Così ha fatto la Cina in Hubei, ma con la forza dell’imposizione militare.

Perché è giusto, economicamente, che l’economia si fermi

“Se non si fermasse tutto ora, sarebbe elevato il rischio che la guerra contro il virus si allunghi, con danni economici maggiori e rinvio all’estate inoltrata del risveglio di produzioni e domanda”, scrive Paolazzi. 

La ripresa sarà lenta per 6 ragioni

  1. prudenza delle autorità nel diminuire le restrizioni e delle persone a tornare alla vita normale (lo si sta osservando in Cina)
  2. permanenza di limiti allo spostamento internazionale di beni e persone, per evitare di reimportare il contagio
  3. gradualità nel riavvio degli impianti di conserva alla disponibilità di semilavorati e dell’arrivo di ordini;
  4. caduta non simultanea della produzione nei vari paesi e uscita non sincrona dalla crisi;
  5. reddito perso ingente e conseguente diminuzione della capacità di spesa;
  6. crollo delle borse che induce maggiore parsimonia per ricostituire il risparmio distrutto.

Lenta, ma in arrivo a luglio

“Le misure di contenimento della pandemia vengono rapidamente aggiustate, anche con funambolici esercizi linguistici (come nel Regno Unito) o con sfacciati dietro front (USA). Ciò accorcia la durata della recessione e della crisi e avvicina i tempi della ripartenza. Che, pur con il caveat sopra sottolineato, potrà essere nel terzo trimestre”: quindi luglio, continua Paolazzi. “Seconda luce, le politiche economiche vengono calibrate in fretta sulla reale portata del disastro. Questo consente al sistema di essere resiliente e di ripartire appena possibile”.

Perché, per l’economia, è meglio chiudere le imprese

Salvare le vite umane o l’economia, il presente o il futuro? “Fino a qualche giorno fa tutti pensavano che si dovesse decidere tra le une e l’altra. Ora è chiaro: salvare le vite umane viene prima di tutto. E va insieme con il salvare l’economia. Prima anticipiamo la dolorosa decisione di ordinare la chiusura totale e imporre il tutti a casa, con l’esercito a farci obbedire, se necessario, più vite salviamo e più economia salviamo. E finalmente ieri la regione Lombardia prima e il Governo dopo si sono mossi ordinando la chiusura di tutte le attività produttive non essenziali”, prosegue l’economista.

Come mai? “Semplice: uno ad uno i settori stanno comunque spegnendosi, ma è una lenta agonia. E chi ha dovuto chiudere per primo, per dettato di legge giuridica o di ferrea legge economica (comunque sia dura lex sed lex), soffre di più e più si avvicina al baratro del fallimento. Pensiamo agli alberghi e alle compagnie aeree, solo per citarne due di una lunga e buia lista. 

Mentre se decretiamo la chiusura immediata, come ha fatto la Cina e come è stato deciso ieri anche da noi, di ogni attività, accorciamo il tempo della ferma e avviciniamo il momento della ripartenza. Che, diciamolo con sincerità, non sarà a «V», una discesa ardita e una risalita, e nemmeno a «U», che tra la fase discendente e quella ascendente mette una pausa di riflessione. Se va bene sarà a «J» rovesciata, dove il recupero risulterà parziale e graduale”. 

Leggi anche:
Buonismo e sciacallaggio, per le banche, sono sinonimi
Covid-19: Le banche, ora, devono fare la loro parte

Redazione People For Planet

Redazione People For Planet

Redazione centrale: Gabriella Canova, Simone Canova caporedattore centrale, Miriam Cesta settore Persona, Maria Cristina Dalbosco settore Società, Michela Dell’Amico settore Green

Potrebbe interessarti anche

Redazione People For Planet

Redazione People For Planet

Redazione centrale: Gabriella Canova, Simone Canova caporedattore centrale, Miriam Cesta settore Persona, Maria Cristina Dalbosco settore Società, Michela Dell’Amico settore Green

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy