Covid-19, cibo: cambiare le abitudini di tutta la famiglia si può

Si rinnovano gli allarmi per la nostra dieta scorretta, sin da bambini

Se c’è una cosa positiva in questa pandemia, è che la maggior parte di noi ha più tempo da dedicare alla famiglia, più tempo da dedicare al cibo, che oltre a una forma di consolazione e sicurezza (nessuno di noi, diciamolo, ha mai avuto la dispensa tanto colma) è ancor più di prima una forma di amore e conoscenza. Attraverso la preparazione del cibo distendiamo i nervi, intratteniamo i bambini e – cosa non del tutto consapevole – prepariamo il nostro futuro.

Secondo uno studio sulle abitudini alimentari dei bambini americani, tra quelli al mondo più dipendenti dal cibo spazzatura, fatto di alimenti preparati industrialmente e bibite gasate, hanno significativamente migliorato le loro abitudini alimentari nell’ultimo secolo. Oltre la metà dei bambini e ragazzi tra i 2 e i 19 anni mangia male, ben sotto le attuali raccomandazioni. È una buona notizia perché nel 1999, quando lo studio ebbe inizio, la percentuale era del 77%. Oggi siamo al 56%.

Come sta l’Europa? Male, e l’Italia peggio che mai al suo interno. I bambini italiani sono i più grassi d’Europa, al pari dei coetanei greci (35%, 1 su 3) secondo un ormai celebre studio pubblicato da Jama Pediatrics. I dati Istat mostrano che il 25,2% dei bambini e ragazzi italiani è clinicamente obeso. E un bambino obeso a sei anni ha più del 50% di probabilità di essere un adulto obeso. Se cambiare è possibile sempre, il futuro di peso e salute si stabilisce nel primo anno di vita, tra due e sei anni e in pubertà. Altrimenti, la condanna è a malattie non trasmissibili come diabete, malattie cardiovascolari e metaboliche e cancro, fin da una giovane età. Lo dice l’Oms, che recentemente ha nuovamente sollecitato l’adozione di misure di contrasto e facilitazioni anche fiscali per i comportamenti salutari.

Conoscere ciò che ci fa bene

Ovviamente prima di iniziare dobbiamo studiare. Oggi è facile, ci sono molte fonti accreditate, media e libri che parlano e profusamente di alimentazione sana. Sappiamo i fondamentali: tante verdure e di tanti colori, cereali integrali o semi-integrali e il più possibile vari (orzo, riso, grano, grano saraceno, mais…), legumi in ogni genere e salsa, frutta, poca carne e poco pesce, pochissima carne rossa, zero salumi, dolci solo all’occasione (domenica, compleanno…). Stigmatizzati o quasi tutti gli alimenti ricchi di zucchero: bibite gasate, succhi, yogurt alla “frutta”, dolci, gelati. Tra questi, da eliminare quelli confezionati e industriali.

Cucinare insieme

Il primo passo per amare la buona cucina è conoscerla. Armatevi di pazienza e chiamate i figli ai fornelli, responsabilizzateli e fate nascere in loro il fuoco sacro degli chef. Una frittata, un ragù e una passata di verdure saranno molto più buoni se li hanno cucinati loro.

Date il buon esempio

Lo so, è stressante. Potete mantenere le vostre cattive abitudini – se proprio ci tenete – dopo l’ora della nanna. Ma di fronte ai piccoli addentate una mela, non un salame. “Tutte le società scientifiche pediatriche sottolineano come sia importante che la famiglia adotti uno stile di vita sano per promuovere nei bambini un comportamento analogo”, sottolinea Stefania Manetti, pediatra Acp, in questo interessante lavoro sul tema.

Verdure sul divano

I bambini stanno guardando la televisione e chiedono uno snack? Non pensate a grissini o biscotti, ma a spicchi di finocchio, mele a pezzetti, carote. La fantasia vi aiuta: è in commercio il tempera-carote oppure è possibile comporre un piattino che forma una faccia. Ma aiuta molto anche l’assenza di scelta: siate decisi e non cedete alle lamentele.

Il segreto sta nel dirlo bene

“Comunicare il problema è una tappa fondamentale nella cura di ogni malattia. Una buona comunicazione permette di creare consapevolezza positiva, ovvero motivazione a curarsi. Su una malattia stigmatizzata come l’obesità, la comunicazione è una sfida: richiede un atteggiamento non solo “non-giudicante”, sia da parte dei medici che dei genitori o degli insegnanti, ma addirittura “de-colpevolizzante” per avere un effetto motivante piuttosto che deridente. Per realizzarla, occorre essere convinti che la responsabilità principale dell’obesità sia genetica, ambientale e sociale, e non personale. La “colpa” riduce il valore della persona, la fa sentire diversa e isolata. Si manifesta come “vergogna” che paralizza, riducendo motivazione e fiducia nel cambiamento, porta alla rinuncia alla cura o al suo fallimento. La buona comunicazione nasce da una buona relazione empatica e può aumentare la motivazione e l’autoefficacia della famiglia”, scrive Rita Tanas, pediatra esperta in tematiche legate all’alimentazione, in uno studio pubblicato sulla rivista Quaderni dell’Associazione Culturale Pediatri.

Giochiamo con i colori

Diamo ai bambini l’opportunità di scegliere tra cibi sani: “A cena prepariamo l’insalata o gli spinaci?”. “È a volte una grande tentazione, ma bisogna evitare di offrire cibo come compenso a un buon comportamento o di limitarlo in caso di cattivo comportamento” aggiunge Mainetti come uno dei tanti trucchi utili a educare la famiglia, prima dei bambini, a una alimentazione sana. In particolare, premiare un buon voto con un gelato è molto pericoloso: nella mente del bimbo collega le emozioni al cibo, l’essere amati e gratificati da chi amiamo al sapore dolcissimo. Potrebbe essere il primo passo verso un senso distorto del concetto di alimentarsi.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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