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Covid-19, DAD anche ai figli dei lavoratori essenziali. La polemica ha risvolti sessisti

Grande confusione al Miur: prima sì alle scuole aperte per i figli degli operatori sanitari, poi no. “Troppe richieste”

C’è anche il personale sanitario tra le categorie di lavoratori essenziali che non sanno a chi lasciare i figli: proprio loro che certamente non possono fare smart working, che certamente non possono prendere congedi o ferie, e certamente (molto) più di altri fanno fatica a trovare una baby sitter. Se dapprima la circolare del Miur ammetteva a scuola, dopo la chiusura, solo i bambini disabili e i figli del personale considerato essenziale (ma alcune scuole pubbliche non si sono organizzate per farlo, e hanno negato la possibilità ai genitori si da subito), poi c’è stato un cambio di rotta, arrivato domenica scorsa: solo ed esclusivamente i bambini disabili sono ammessi in presenza.

La lettera di una dirigente medico

Per questo, una lettera al Sole 24 Ore, scritta da una dirigente medico del pronto soccorso alla Fondazione Poliambulanza Brescia, Monica Bettonagli, ha denunciato la situazione: “Si chiede al personale sanitario italiano, sfiancato da un anno di emergenza, di farsi carico di nuovo e a tempo indeterminato della gestione dei propri figli in ambito extrascolastico, mantenendo contemporaneamente il proprio ruolo in trincea”.

E questo nonostante “il tasso di saturazione in terapia intensiva (che nel resto della Lombardia è del 40%) si è assestato da circa 5 giorni ad oltre il 90%, nonostante la regolare apertura di nuovi posti” ha fatto sapere la direzione del Civile.

Perché il governo ha cambiato idea?

Il 7 marzo, domenica, una nota firmata dal capo di Gabinetto Luigi Fiorentino, ha modificato le “prime indicazioni” della nota del 4 marzo senza più menzionare la possibilità di consentire l’accesso a scuola in presenza anche ai figli dei lavoratori essenziali.

Il motivo starebbe nelle troppe richieste. In merito ai lavoratori dei servizi essenziali, hanno poi spiegato fonti del ministero, “si è aperta una riflessione”, visto che nel momento di attuare la nota, si è scatenata l’attenzione di tantissime, troppe famiglie, anche di quelle che non avevano comunque diritto. E quindi “si è tornati all’attuazione pura del dpcm – ha spiegato una fonte del Miur – promettendo ulteriori approfondimenti, per evitare discriminazioni”. La vicenda, spiegano, è complessa ed è necessario “capire cosa è essenziale e cosa non lo è”. Fonti del ministero ricordano che a scuola in presenza possono andare gli alunni con disabilità e quelli con bisogni educativi speciali. E possono essere attorniati da un gruppetto di compagni.

Ultima nota dolente

Nel frattempo duole notare come, nel dare la notizia, il Sole 24 Ore senta la necessità di precisare che una enorme fetta di personale sanitario sia ormai donna. Fossero stati in maggioranza uomini, la necessità di “piazzare” i figli a scuola sarebbe stata forse meno impellente? Perché tanto a casa c’era la moglie? Siamo totali sostenitori e amanti appassionati del giornalismo ricco di informazioni e dati che è tipico del giornale di Confindustria. Tuttavia, in certi casi, certe precisazioni possono stonare e generare fraintendimenti. Proprio come non ci interessano le abitudini sessuali o l’orientamento religioso predominante in una categoria di lavoratori, allo stesso modo non costituisce notizia conoscere – in questo contesto – il genere maggioritario.

Covid-19, TAR: “No alle linee guida AIFA per i malati lievi”

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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