Covid-19 e alimenti: Cosa sappiamo?

Da quanto emerso finora, il virus resiste al freddo per molto tempo, è esclusa la contaminazione per ingestione, ma ci sono altre probabilità di rischio.

Da quanto emerso finora, il virus resiste al freddo per molto tempo, ma è esclusa la contaminazione per ingestione. Il problema quindi potrebbe insorgere con le confezioni contaminate. Ecco come.

Il caso della Nuova Zelanda

Il nuovo coronavirus può essere trasmesso attraverso gli alimenti surgelati? È questo l’interrogativo della Nuova Zelanda, che lo scorso 10 agosto aveva appena finito di festeggiare i suoi 100 giorni giorni Covid-free. Fino a ieri, quando sono ricomparsi 4 casi infetti. «Forse importato con un carico di surgelati». I 4 sono componenti di una famiglia, ma nessuno di loro ha viaggiato, perciò le autorità e gli studiosi stanno passando al vaglio le possibilità che il virus sia arrivato via cargo fino al negozio in cui uno degli infetti lavora. L’ipotesi è plausibile, perché i virus sopravvivono molto bene al freddo e lo hanno dimostrato quelli precedenti al Coronavirus (Sars-CoV e Mers-CoV) che, congelati per addirittura due anni a una temperatura di -20°C, non avevano perso infettività.

Una famiglia di 4 persone è risultata positiva ma nessuno di loro aveva viaggiato: le autorità studiano la possibilità che il virus sia arrivato via cargo fin nel negozio dove lavorava uno dei positivi.

Attenzione alle confezioni

Veicolo di trasmissione del virus può essere il packaging, magari di plastica, dove il virus ha un tempo si sopravvivenza piuttosto lungo. Negli scorsi mesi era del resto già successo che in Cina che il virus venisse importato tramite alimenti dall’estero, come nel caso di una derrata di gamberetti provenienti dall’Ecuador. Altro caso, poi, quello che si è verificato al mercato di Xinfadi nel distretto di Fentai, a Pechino. Un mercato che con i suoi ben 112 ettari (più di 150 campi da calcio regolamentari) è il più grande mercato all’ingrosso di prodotti freschi in Asia. A seguito dei controlli, lo scorso giugno, erano state rilevate tracce del coronavirus SARS-CoV-2 su un tagliere per il salmone di un venditore di pesce del mercato. E anche in quell’occasione, la vera domanda era stata la seguente: il virus si può ingerire?

Esclusa la contaminazione da Coronavirus per ingestione

La via di trasmissione attraverso cibo eventualmente contaminato per ora non è supportata da prove di evidenza scientifica: «Non si registrano segnalazioni di trasmissione tramite il consumo di cibo» chiarisce L’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare. Tanto più che, a eccezione di gelati, semifreddi e similari, i surgelati solitamente si consumano dopo la cottura, uccidendo, perciò, l’eventuale virus con il calore. «Non è mai stato dimostrato il coinvolgimento alimentare nella trasmissione del nuovo coronavirus» ribadisce il professor Roberto Cauda, ordinario di malattie infettive e direttore dell’Area di Microbiologia al Policlinico Gemelli di Roma in un articolo del Corriere.

Disinfettare le confezioni di surgelati?

Non è necessario disinfettare i pacchetti quando si fa la spesa, l’importante è lavarsi le mani perché chiunque potrebbe aver toccato il prodotto. Per chi volesse usare una precauzione in può, gli esperti consigliano di passare un po’ d’alcol prima di riporre i surgelati nel freezer.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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