Covid-19 e distanziamento sociale: aumentate ansia e aggressività nei bimbi con disabilità

E disturbi dell’attenzione. Lo studio realizzato dall’Irccs Medea su 1.500 famiglie in tutta Italia

Un incremento significativo di “comportamenti problema” come problemi di attenzione, ansia e aggressività è stato riscontrato in un bambino su tre con disabilità a causa del lockdown imposto per il contenimento del contagio dovuto al Covid-19 e delle conseguenti misure di distanziamento sociale messe in atto, dalla chiusura delle scuole a quella dei parco giochi. A rilevare il crescente disagio di questi bambini e delle loro famiglie è uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Irccs Eugenio Medea – La Nostra Famiglia, l’unico istituto scientifico italiano riconosciuto per la ricerca e la riabilitazione nell’ambito dell’età evolutiva.

Maggiore difficoltà nel regolare le emozioni

Realizzato all’inizio di aprile, nel momento più difficile del lockdown a cui è stata sottoposta tutta la nazione, lo studio RADAR (EspeRienze nell’emergenzA COVID-19 nei bAmbini con disabilità e nei loro genitoRi) ha preso in esame 1.472 genitori e 1.630 bambini di età compresa tra 0 e 10 anni di 6 regioni italiane (Lombardia, Veneto, Friuli, Liguria, Puglia, Campania) con varie disabilità – disturbi del linguaggio, dell’apprendimento, deficit motori, disturbo dello spettro autistico, disabilità intellettive.

I ricercatori hanno riscontrato nei bambini, indipendentemente dall’età, un incremento significativo di alcuni “comportamenti problema” indice di una maggiore difficoltà di regolazione delle emozioni: in particolare per un bambino su tre sono mediamente aumentati i comportamenti di ritiro, i comportamenti ansioso-depressivi, i problemi di attenzione e i comportamenti aggressivi. Quanto alle famiglie, più della metà ha segnalato bisogno di supporto negli ambiti riabilitativi, didattici ed educativi.

Indirizzare azioni di sostegno

L’indagine è stata coordinata da Rosario Montirosso, responsabile del Centro 0-3 per il bambino a rischio evolutivo, e da Gianluigi Reni, responsabile dell’Area in tecnologie applicate dell’Irccs Medea-La Nostra Famiglia. “Abbiamo voluto capire come le famiglie hanno vissuto questa esperienza e quali sono i fattori di rischio e di protezione che si associano ai livelli di stress nei bambini e nei genitori – spiega Montirosso -. Lo scopo della nostra indagine è avere conoscenze mirate per poter indirizzare eventuali azioni di sostegno“.

Famiglie resilienti, ma bisognose di aiuto

“La ricerca – conclude Montirosso – ci fornisce gli elementi per capire in quali ambiti possiamo intervenire per aiutare i genitori e garantire loro una maggiore resilienza. Ma non solo: questi dati ci servono per adesso ma anche per la fase post-lockdown. I bambini con disabilità hanno bisogno di interventi terapeutici, riabilitativi, educativi, che li aiutino a fronteggiare la loro quotidianità e, anche a emergenza finita, la loro normalità non sarà subito disponibile”.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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Miriam Cesta

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Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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