Covid-19: I 30 giorni che hanno cambiato l’Italia

Dalla stampa online la fotografia dell’Italia ai tempi del coronavirus

Un mese di Coronavirus

È un mese oggi. Un mese da quel 21 febbraio in cui venne data notizia del primo contagiato da Coronavirus in Italia, nella bassa lodigiana. La cronologia dei 30 giorni che hanno stravolto le nostre vite, rovesciato prospettive, modificato – per certi aspetti forse per sempre – i linguaggi non solo della politica ma anche nostri, è ben raccontata in questo articolo del Sole24ore.
Uno sguardo a ciò che è accaduto, ma anche una visione verso il futuro: la offre la virologa Ilaria Capua, che esorta per l’oggi il rispetto della misure di contenimento, e poi aggiunge: «Prepariamoci a un cambio delle nostre vite, non per forza in negativo. La nuova normalità potrebbe essere migliore della vecchia normalità. Dovremo ripensare la tenuta del servizio sanitario, le gestione delle emergenze, della comunicazione e dei problemi economici. Ci saranno nuove metodologie di lavoro, forse viaggeremo meno. E ci saranno i delfini nei porti ed il nostro desiderio di andarli a guardare, che presto si avvererà»

L’esperienza della Corea del Sud e la lezione di Codogno

I numeri dell’epidemia sono sconfortanti: nonostante le misure adottate fin qui, le cifre di contagi e decessi continuano a crescere.
Come muoversi allora? Secondo Walter Ricciardi, consulente scientifico del Ministro della Salute Roberto Speranza, l’unico metodo da adottare potrebbe essere ora il modello della Corea del Sud: il contenimento mediante misure molto più forti di quelle adottate in Italia, con ricorso a molti più tamponi e all’ausilio della tecnologia per tracciare i contagiati e le persone con cui erano entrate in contatto. Un sistema che grazie a dati medici, gps dello smartphone, carte di credito e telecamere di sorveglianza ha permesso allo stato sudasiatico di rintracciare le persone “a rischio” e isolarle (a casa o in ospedale).
Tuttavia è da segnalare che è dell’ultima ora la notizia che proprio in Corea in queste ultime ore si registra la nascita di nuovi contagi.

Quanto all’esperienza italiana su ilfattoquotidiano.it il mese di quarantena viene raccontato da Daniela Accadia, giornalista di Casalpusterlengo, che nel suo articolo ripercorre tutti i sentimenti che le popolazioni di quella prima zona rossa hanno già passato, e che il resto dell’Italia sta provando in questi giorni: panico, la convinzione che il virus colpisse gli “altri”, le proteste degli esercenti, il racconto ai bambini, il momento “dell’incazzatura” con chi non rispettava le regole… E poi il nuovo equilibrio domestico, la riorganizzazione del tempo, l’importanza dello smart working. E, non ultimo, scoprire anche il cuore grande di tante persone.
Oggi, dopo un mese, l’esortazione è solo una, «state a casa: non è finita per noi, né per voi.»

Nuovi divieti e soldati per le strade

Che non ci dovesse aspettare una riduzione del contagio nei primi giorni successivi al decreto dell’11 marzo lo sapevamo, ma i dati degli ultimi due giorni comunicati dalla Protezione civile hanno portato sconforto e paura. E le reazioni non si sono fatte attendere.

Anzitutto la stretta sui movimenti dei singoli, non solo con le annunciate misure restrittive per le uscite per fare la spesa e per l’attività motoria ma con l’utilizzo di militari nelle strade: si parla di 13mila soldati pronti ad affiancare i 7300 uomini al momento già destinati a questo servizio. Tutto ciò mentre nella sola Milano vengono schierati 114 militari  con funzioni di controllo.

Intanto a Roma è partita la circolare che ordina ai vigili posti di blocco a tutte le auto e a Bari ci pensano i droni, dall’alto, a monitorare il territorio per individuare chi viola le norme

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La solidarietà della Germania

Il Presidente della Repubblica federale tedesca Frank-Walter Steinmeier ha scritto una lettera di proprio pugno indirizzata a al nostro Capo di Stato e pubblicata su TGCom24: «Egregio Signor Presidente, caro Sergio Mattarella» sono le parole di apertura di un messaggio che sottolinea l’importanza di uno spirito fortemente europeo sia sotto il profilo umano che pratico: solo così, tutti insieme, questa crisi potrà essere superata.

“Non si vede la luce in fondo al tunnel”

Sono le parole del Sindaco di Bergamo Giorgio Gori, al secondo giorno che vede il ricorso ai mezzi militari per trasportare via le decine di feretri che giacciono nella camera mortuaria e nella chiesa, perché il forno crematorio non riesce a far fronte a questo periodo di emergenza da coronavirus. Soltanto ieri si sono registrati 88 morti nella Bergamasca.

Priorità diverse

Non tutti guardano nella stessa direzione: nella serata di ieri, 20 marzo (ore 22.50) nella home page del sito LaVerità.it la prima notizia era questa:

Foto di copertina di Ludovic Charlet

Maria Cristina Dalbosco

Maria Cristina Dalbosco

Fa parte della Redazione di People For Planet. Scrive e si occupa dell'editing e della revisione dei contenuti

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Maria Cristina Dalbosco

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