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Covid-19: il “caso” Covid Hotel

Dovrebbero servire per isolare chi non deve andare in ospedale e non può farlo con i propri mezzi, ma…

Se ne parla da tempo dei Covid Hotel, una esigenza  segnalata e sollecitata anche da noi a marzo (Coronavirus: potrebbe servire requisire cliniche private e alberghi vuoti?)

I “Covid Hotel”, alberghi dove ospitare persone affette da coronavirus per le quali non è necessaria l’ospedalizzazione e che non hanno modo di stare a casa in isolamento dagli altri. Persone che se lasciate alla loro impossibilità di isolarsi rischiano seriamente di infettare chi li circonda.

Massimo Galli: “problema da affrontare e risolvere”

Lo ha detto anche di recente l’infettivologo Massimo Galli dell’ospedale Sacco di Milano : “Con questi numeri il problema di dove mettere i dimessi ancora contagiosi deve essere affrontato e risolto una volta per tutte”

Su questo tema purtroppo si è fatto poco così la pressione dei pazienti meno gravi su pronti soccorso e ospedali è altissima, a volte quelli gravi non trovano posto e quelli che non lo erano lo diventano. Ma vediamo come è andate finora.

Aprile: 43.000 posti letto, ma sulla carta

Ad aprile, come anche noi avevamo sollecitato da marzo, la Protezione Civile e i prefetti erano stati incaricati dal governo di reperire le disponibilità di alberghi in ogni regione e requisirli, se necessario. 

Nel giro di poche settimane, sulla carta, era emersa una capacità di 43.000 posti letto ma quelli effettivamente occupati furono allora solo 4.000

Luglio: le regioni “possono” ma non “devono”

Poi il decreto legge 34 di luglio ha conferito alle regioni la possibilità di stipulare contratti di locazione con strutture alberghiere in convenzione fino al 31 dicembre. Le regioni “possono” ma non “devono” secondo il decreto, un’altra pecca del sistema che provoca lo scaricabarile tra i livelli centrali e periferici cui assistiamo quotidianamente.

Del resto le regioni hanno ricevuto oltre 5 miliardi per l’emergenza, ma quei fondi sono ancora da spendere e il governo centrale non chiede loro il conto di questo.

Novembre: Boccia incarica Arcuri

Infine la settimana scorsa il  ministro Francesco Boccia ha dato incarico al commissario Domenico Arcuri di “attivarsi immediatamente, d’accordo con le Regioni e i Comuni, per mettere a disposizione il più alto numero possibile di Covid Hotel che serviranno a ridurre la pressione sui reparti ospedalieri e a curare i contagiati senza sintomi gravi che hanno difficoltà a restare in isolamento domiciliare

Prefetti, regioni e commissario…

Riassumendo: ad aprile dovevano pensarci  protezione civile e prefetti, a luglio le regioni, adesso il commissario straordinario…

I Covid Hotel non sono nei 21 parametri

E’ anche da dire che nella definizione dei 21 parametri per identificare le zone rosse ci si è dimenticati dei Covid Hotel né si ha notizia di un impiego dei tanti immobili vuoti del demanio.

La situazione in alcune regioni

Ovviamente non tutte le realtà regionali hanno gli stessi numeri di camere disponibili, c’è anche chi se la sta cavando meglio di altri.

Vediamo alcuni dati sui posti letto pubblicati da Il Fatto Quotidiano per alcune aree.

  • Lombardia (Milano e Bergamo): 224
  • Lazio: 1.129
  • Piemonte: 1.000
  • Marche: 627
  • Toscana: 960
  • Umbria: 75
  • Campania (Napoli): 200
  • Liguria: 0 (la regione ha scelto convenzioni con cliniche private)

La testimonianza della titolare di un albergo convenzionato

Antonella De Gregorio, titolare di una delle strutture interessate nella zona di Roma, ha spiegato al quotidiano Il Domani che la Regione Lazio paga 30 euro per camera occupata. “Aiuta a pagare i conti e il personale”, dice. Questo contributo è tutt’altro che trascurabile in questi giorni, soprattutto perché la regione si è impegnata a “occupare” il 50% delle stanze della struttura affinché l’accordo risulti vantaggioso per entrambe le parti.

In questo modo le receptionist dell’hotel, dice Antonella De Gregorio, hanno potuto continuare a lavorare (e percepire uno stipendio). 

Foto: Bruno van der Kraan

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Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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