Mito seconda ondata coronavirus - covid

Covid-19: il falso mito della “seconda ondata”

Non bisogna accettare il fatalismo legato a questa espressione: impedirla dipende da noi

La scienza applicata allo studio del Covid-19 fa i suoi progressi, anche se più lentamente di quanto vorremmo e i mezzi di protezione individuale hanno dimostrato il loro valore, ma la prima ondata della pandemia non è passata mentre i media aspettano la seconda.

“Seconda ondata”

“Seconda ondata” riferita al Covid-19 è una delle espressioni più gettonate del momento. Se ne parla in riferimento alla Cina o alla Corea del Sud, la si teme qui in Europa. Alcuni commentatori si chiedono quale sarà il momento in cui la seconda ondata spazzerà l’Europa …

“Ma il concetto stesso di seconda ondata è traballante e alimenta pericolose idee sbagliate sulla pandemia “ afferma il virologo Jeremy Rossman sul sito TheConversation.com, un sito britannico no proft su cui scrivono accademici e ricercatori. C’è qualcosa di implacabile in questa nozione di “seconda ondata”, come se fosse intrinsecamente legata al comportamento del virus che ci lascerebbe in pace per un po’ e tornerebbe a vendicarsi”.

 D’altra parte secondo il settimanale progressista inglese  New Statesman “l’idea della seconda ondata suggerisce l’idea di un ciclo destinato a ripetersi più volte fino a quando non viene sviluppato un trattamento o un vaccino”.

Rimanda ad un’idea di ineluttabilità rispetto alla quale nulla si può tranne attendere il vaccino salvifico.

La prima ondata non è mai finita

In effetti, la prima ondata dell’epidemia di Covid-19 che colpisce quasi tutti i paesi del mondo non è mai finita.

Basti pensare al dramma attualissimo degli Usa, del Sud America, dell’India, come ricordano i dati raccolti da Jhons Hopkins University e che noi pubblichiamo settimanalmente.

E se c’è un aumento del numero di casi qua e là, come ad esempio in questi giorni in Catalogna dove 200.000 persone sono tornate in lockdown. quando la diffusione del virus è aumentata dopo che le misure di contenimento sono state ridotte o revocate, è di “rimbalzo” che si dovrebbe parlare anziché di seconda ondata.

Continua il virologo Rossman su The Conversation, l’idea della seconda ondata “non tiene conto dell’importanza delle azioni preventive che possiamo attuare e ci descrive come impotenti sotto il potere di questo patogeno”.

Responsabilità individuali e dei governanti

Ci sono buone notizie, afferma The Economist. “Gli epidemiologi hanno capito come fermare il Covid-19”. I famosi gesti di protezione e distanziamento, in particolare, hanno un ruolo fondamentale da svolgere perché sappiamo che prendiamo la malattia in mezzo alla folla, in luoghi chiusi, in stretto contatto con persone infette.

“Esistono delle tattiche per contenere il virus:

-da parte dei cittadini tenere comportamenti consapevoli e responsabili;

– da parte delle autorità testare, tracciare e isolare;

– e, se l’una o l’altra o tutte e due falliscono, confinare, lockdown”,

elenca il settimanale.

 “Non siamo in balia del virus,” insiste Jeremy Rossman . Questa è una buona notizia ma pone l’onere della responsabilità su tutti noi e sui governanti “

E’ richiesto ai cittadini l’adattamento a questa nuova normalità senza abbassare la guardia: lavarsi le mani accuratamente e molto regolarmente, indossare mascherine nei luoghi pubblici, evitare feste con molti ospiti, essere testati, isolarsi se si è malati …

E ai governanti la capacità di mettere in primo piano la salute e il benessere dei cittadini prima ancora che il totem dell’economia e del lavoro. Perché è bene ricordare che per lavorare bisogna essere vivi.

Una nuova fase

Per il New Statesman:

Per “seconda ondata” non dovremmo intendere un nuovo scoppio di casi seguito poi da un declino, secondo la famosa curva a campana, ma piuttosto l’ingresso delle popolazioni in una nuova fase psicologica per quanto riguarda il rapporto con la pandemia.”

Una fase guidata dal senso di consapevolezza e dal senso di misura. Una fase in cui i cittadini sappiano chiamare i loro amministratori a svolgere correttamente ed efficacemente la loro funzione.

Foto di Holger Link

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Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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Bruno Patierno

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Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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