Covid-19 – Il governo dimentica la scuola, i bambini, i ragazzi e le loro famiglie

In Italia la scuola non riapre, negli altri paesi europei sì

In Italia no, negli altri paesi europei sì

Danimarca: il 15 aprile hanno riaperto scuole elementari e asili nido

Norvegia: il 20 aprile hanno riaperto gli asili nido. Dal 27 riapriranno anche le altre scuole.

Germania: le scuole riaprono a seconda delle regioni dal 27 aprile al 3 maggio

Francia: la scuola riaprirà a partire dall’11 maggio

Spagna: l’obiettivo è riaprire a giugno

Regno Unito: probabile ma non ancora definita la riapertura dall’11 maggio

Islanda: asili e scuole elementari non hanno mai chiuso

Svezia: le scuole non hanno mai chiuso ad eccezione delle superiori e delle università che riapriranno a breve

Italia: secondo il governo la scuola riaprirà, forse, a settembre

Le ragioni della scelta negli altri paesi di riaprire le scuole

La scelta negli altri paesi di riaprire (o, in alcuni casi, di non chiudere affatto) le scuole è dettata dall’ovvia necessità di aiutare le famiglie ad affrontare la crisi del coronavirus senza scaricare su di loro anche la gestione dei bambini e dei ragazzi, soprattutto nel momento in cui i genitori sono chiamati a tornare a lavorare. Ovviamente in tutti i paesi sono state organizzate e programmate misure per rendere sicuro il rientro.

Italia, il messaggio alle famiglie: “arrangiatevi”

In Italia niente di tutto questo e il messaggio che molti genitori percepiscono è: “arrangiatevi”

Si può discutere (e molti sono contrari, come ha indicato una indagine in Lombardia di People For Planet) dell’opportunità di riaprire altre iniziative economiche e commerciali da maggio nelle zone dove il covid-19 sembra tutt’altro che domato ma sembra assurdo aprire le fabbriche e lasciare chiuse le scuole. Chi dovrebbe pensare ai bambini ed ai ragazzi mentre i loro genitori vanno al lavoro?

Non certo ai nonni che sono i soggetti più a rischio virus.

Le scuole non rientrano nel piano di riaperture per la “fase 2” perché – si dice – gli alunni non sono in grado di rispettare le regole sul distanziamento sociale, non esistono strutture adeguate per permetterlo e non c’è personale a sufficienza per gestirlo. Tutti aspetti a cui una buona programmazione avrebbe potuto e potrebbe ovviare come hanno fatto negli altri paesi europei.

Tra l’altro uno studio del Politecnico di Milano indicherebbe il modo di riaprire almeno le materne e le elementari.

La situazione attuale

Bambini e ragazzi sono isolati in casa, senza scuola da circa due mesi e alcuni anche senza la didattica a distanza che secondo i dati del ministero dell’istruzione non ha raggiunto il 20 per cento degli studenti.

Didattica a distanza che del resto può funzionare con i bambini più piccoli solo se hanno l’aiuto e la vicinanza di un adulto che li affianchi.

10 milioni di under 18 che non possono andare a scuola. Di questi quasi 8 milioni di under 14 che oltre che dal punto di vista logico anche legale non possono essere lasciati da soli a casa.

Secondo Franco Locatelli, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, per la stessa ragione bisogna dimenticarsi anche della possibilità “dei campi estivi e degli oratori. Questo deve essere chiarissimo”.

Secondo l’Isat le famiglie con figli in cui entrambi i genitori lavorano sono circa 3 milioni e mezzo. A queste si sommano le famiglie con un solo genitore o dove i genitori si alternano che sono oltre 2 milioni e mezzo. Un totale di 6 milioni di famiglie particolarmente esposte al problema.

Cosa ha fatto il governo finora

Il governo cosa ha fatto finora? La ministra dell’istruzione Lucia Azzolina ha nominato l’ennesimo “comitato di esperti” composto da 18 persone (un altro comitato di esperti? Sì un altro). Con le scuole chiuse, a seconda delle zone, a partire da fine febbraio o dai primi di marzo, la prima riunione del comitato è avvenuta il 23 aprile (sì, il 23 aprile!).

La ministra della famiglia, Elena Bonetti ha proposto tre misure di sostegno alle famiglie: un bonus baby sitter da 600 euro (domanda: è previsto il controllo della salute della baby sitter? Risposta: non è previsto); un assegno mensile fino a dicembre variabile da 160 a 80 euro, a seconda dell’ISEE, per ogni figlio con meno di 14 anni; l’estensione dei congedi parentali di altri 15 giorni per chi ha figli fino a 12 anni, con lo stipendio ridotto al 50% (beninteso solo per chi ha un lavoro dipendente e uno stipendio e sempre che possa rinunciare a metà stipendio).

Comuni e associazioni del volontariato cercano soluzioni

A macchia di leopardo, in assenza di direttive da parte dello stato e delle regioni, diversi comuni stanno cercando, insieme ad organizzazioni di volontariato, di mettere a disposizione alcuni spazi pubblici per organizzare attività didattiche e di svago, servendosi di operatori comunali e di volontari. Ma al momento non esiste un protocollo di sicurezza nazionale per queste attività. Potranno riaprire i servizi educativi, gli asili nido, gli spazi gioco, le ludoteche? E come? Non si sa.

Arciragazzi ha proposto un progetto che si basa sulla collaborazione tra enti territoriali e terzo settore: chiede che vengano individuati luoghi, come biblioteche, parchi, oratori e musei, che possano servire per l’attività ludica e di socializzazione e che in inverno possano affiancare le scuole nelle lezioni.

La ministra Bonetti ha dichiarato che metterà a disposizione 35 milioni di euro per enti del terzo settore, associazioni di volontariato, oratori e centri estivi, per organizzare attività per i bambini. Quando? Come? Al momento non si sa.

La scuola fattore per la ripartenza

La scuola dovrebbe essere un fattore fondamentale per la ripartenza. Non considerare la scuola in questa ottica è un errore e significa lasciare ancora il carico della gestione dei minori tutto addosso alle famiglie. E non va dimenticato che soprattutto i bambini e i ragazzi hanno bisogno di relazioni sociali per il loro sviluppo.

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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Bruno Patierno

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Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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