Covid-19: il mistero dell’app Immuni

Dovrebbe essere uno degli strumenti strategici per la lotta al Covid-19. Partirà a maggio?

Che fine ha fatto l’app Immuni?

È stato notato da molti come nella sua conferenza stampa sulla “Fase 2” il presidente del consiglio non abbia fatto alcun accenno a Immuni, l’app che sarebbe stata scelta per contenere l’andamento del virus individuando i contatti dei contagiati.

Vittorio Colao, a capo della task force governativa sulla ripartenza, la considera indispensabile e chiede una “rapida adozione della tecnologia per il contact tracing”.

Nel frattempo dagli ambienti del ministero dell’Innovazione circolano voci sulle difficoltà a far partire l’app che rischia di diventare un fantasma.

Arcuri: “Immuni funzionerà a maggio”. Ma non si sa ancora come

Domenico Arcuri, commissario straordinario del governo per l’emergenza coronavirus, in conferenza stampa oggi, 28 aprile: “Il Premier Conte non ha fatto cenno alla app di contact tracing (Immuni), ma non significa che il lavoro non proceda: stasera abbiamo una riunione di coordinamento. A maggio, può essere anche il primo maggio, con le prime funzionalità sarà in funzione, in tempi ravvicinati saranno attive anche le funzionalità più vicine al diario clinico».

Non è stato ancora deciso se i dati raccolti dalla app per il tracciamento dei contatti saranno conservati sul telefonino del cittadino (sistema decentralizzato) o su un server pubblico (sistema centralizzato), ha spiegato Arcuri sottolineando che la scelta verrà fatta “al momento dello sviluppo” di Immuni.

La differenza (fondamentale) tra modello centralizzato e decentralizzato e cosa c’entra Immuni

I motivi per i quali il Governo ha scelto Immuni, l’app proposta dalla società Bending Spoons con sede a Milano, sono indicati nell’ordinanza firmata dal Commissario straordinario Domenico Arcuri.

Si legge che Immuni “… è stata ritenuta più idonea … per la conformità al modello europeo delineato dal Consorzio PEPP-PT…” a cui Bending Spoons aderisce (il “modello centralizzato”). Il Consorzio PEPP-PT è una coalizione europea di ricercatori, che punta a creare un approccio standardizzato per le app di tracciamento basato su Bluetooth: un server centrale attribuisce un codice specifico per ogni smartphone e mantiene un elenco di questi codici. Il modello è chiamato “centralizzato” perché i dati sarebbero conservati su un server centrale.

A questo sistema si contrappone come alternativa protocollo DP3T (il “modello decentralizzato”) che prevede, semplificando, che i dati siano decentralizzati, cioè restino sui dispositivi degli utenti e non vadano su un server centralizzato. Apple e Google, che assieme controllano quasi la totalità del mercato degli smartphone, hanno deciso di collaborare per far dialogare i rispettivi sistemi Bluetooth adottando il “modello decentralizzato”.

Secondo gli esperti il sistema “decentralizzato” offre il vantaggio di garantire maggiormente la privacy (nessuno conosce i contatti di tutti gli utenti, ciascuno conosce i propri) e di essere meno possibile oggetto di attacchi dagli hacker di quanto possa essere un server centrale che contenga tutti i dati.

Ascoltando la conferenza stampa di Arcuri si capisce che l’app Immuni potrebbe cambiare, seguendo il modello decentralizzato preferito da Apple e Google. Ha vinto perché ha proposto il modello centralizzato ma potrebbe adottare quello decentralizzato. Una scelta che avverrebbe secondo Arcuri “in fase di sviluppo” di una app “che partirà a maggio, forse il primo maggio”. Sviluppo non ancora avvenuto per una app che dovrebbe funzionare tra pochi giorni?

Si possono cambiare i criteri di aggiudicazione dopo la gara?

Domanda: può essere aggiudicata una gara a una società proprio perché propone il modello centralizzato e poi decidere che forse si applicherà quello decentralizzato? E in questo caso cosa ne diranno altri concorrenti che magari avevano proposto il modello decentralizzato?

Sul sito del ministero per l’Innovazione è stato pubblicato un aggiornamento sull’applicazione Immuni che sembra preannunciare la giravolta. Il sistema di contact tracing, dice il documento, dovrà essere finalizzato tenendo in considerazione l’evoluzione dei sistemi di contact tracing internazionali e in particolare l’evoluzione del modello annunciato da Apple e Google. Appunto, il modello decentralizzato.

Difficile che l’app di Stato possa non tenere in considerazione la soluzione proposta da Apple e Google che, con i sistemi operativi iOS e Android, controllano la larghissima parte dei telefonini in circolazione. Non ci si doveva pensare prima dell’aggiudicazione della commessa?

Nel frattempo l’associazione Luca Coscioni ha presentato istanza di accesso agli atti relativa al processo di selezione dell’app per vederci chiaro su criteri di aggiudicazione, numero partecipanti, punteggi attribuiti.

L’applicazione di Apple e Google: modello decentralizzato

Apple e Google hanno annunciato una collaborazione per sfruttare la tecnologia degli smartphone e aiutare a rintracciare e contenere la diffusione del coronavirus.

La collaborazione aprirà i loro sistemi operativi mobili per consentire la creazione di app avanzate di “tracciamento dei contatti” sui telefoni iPhone e Android.

Le app funzioneranno utilizzando la tecnologia Bluetooth nei telefoni cellulari per tenere traccia sul telefono di ogni altro telefono con cui una persona entra in stretto contatto nel corso della giornata; se la persona in seguito scopre di avere Covid-19, può usare lo stesso sistema per avvisare tutte le persone con cui è stato in contatto che potrebbero avere ricevuto il contagio, restando anonimo.

L’idea è di aiutare i governi a implementare delle app nazionali di tracciamento dei contatti consentendo alle autorità di identificare molto più rapidamente i nuovi cluster di infezione.

Apple e Google hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui affermano che la privacy e la sicurezza degli utenti sono parte integrante nella progettazione del loro piano.

Il software sarà rilasciato a maggio.

L’app serve solo se è parte di una organizzazione integrata

L’app, comunque vada, avrà una efficacia molto marginale se ai soggetti a rischio non sarà offerta la possibilità di essere sottoposti a test e tamponi. Diversamente resterebbe solo una informazione ansiogena (“potresti essere infettato”) senza possibilità di un riscontro fattuale e, al momento, non risulta che in Italia sia stato formulato un piano sul “dove-come-quando-con chi” effettuare i test.

Gli esperti internazionali di sicurezza rilevano inoltre che la sola tecnologia non è in grado di rintracciare e identificare efficacemente le persone che potrebbero essere state infettate dai vettori Covid-19. Tali sforzi richiederanno altri strumenti e team di operatori sanitari pubblici per tracciare le persone nel mondo fisico, come è stato fatto in Corea del Sud dove i sistemi di tracciamento si sono dimostrati parte integrante ma non esclusiva della strategia vincente di lotta al Covid-19.

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Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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