Covid 19, in Veneto il lockdown non esiste più

Il governatore Zaia: “Siamo già nella fase 2”

In Veneto il lockdown non esiste più. Ad affermarlo è il presidente della Regione, Luca Zaia, nel corso dell’ultima conferenza stampa tenuta dalla sede della Protezione civile di Marghera (Venezia). “A voi risulta che esista ancora il lockdown? – ha chiesto Zaia ai giornalisti presenti in sala -. Non esiste più perché sono state autorizzate alcune imprese e altre si sono auto-autorizzate con il meccanismo del silenzio assenso”, ha spiegato.

Riaprire con gradualità, ma riaprire

“Così come abbiamo fatto una chiusura graduale iniziando con Vo e i 10 comuni del lodigiano, ora dobbiamo riaprire con gradualità allo stesso modo. Il nostro modello parla di contagi residuali anche a luglio, quindi? Cosa facciamo? Non possiamo aspettare di riaprire fino a quando l’ultimo contagiato sarà negativo”.

Le aziende che chiedono informazioni per riaprire sono moltissime. “Di aziende che mi chiamano ce ne sono a centinaia. Tutti portano la stessa istanza: la necessità di aprire per non morire… il settore della moda soprattutto. Non escludo di fare un’ordinanza per precisare che si possono svuotare i magazzini delle aziende con prodotti già pronti”, ha affermato Zaia.

La fase 2 è già iniziata

“Dobbiamo guardare in faccia la realtà che dice che il lockdown non esiste più. Quindi bisogna investire per rimettere in sicurezza i cittadini“, ha sottolineato il governatore, che ha aggiunto: “La fase 2, che ci piaccia o no, è già iniziata. In questo mese ci giochiamo il nostro futuro e anche la nostra vita”. 

I controlli nelle residenze per anziani

Per mettere in sicurezza i cittadini in Veneto una delle misure adottate è stata quella di effettuare il numero maggiore possibile di tamponi diagnostici e test sierologici. Che è quello che, ad esempio, si sta facendo in Veneto nelle residenze sanitarie assistenziali (Rsa). Come ha spiegato durante la conferenza stampa l’assessore alla Sanità della Regione Veneto Manuela Lanzarin, per quanto riguarda i controlli della diffusione del contagio da nuovo coronavirus nella popolazione anziana ospite delle residenze sanitarie assistenziali (Rsa), “su 370 strutture abbiamo effettuato tamponi e test rapidi in 302 strutture, per un totale 24604 tamponi effettuati, ovvero sul 74% del totale degli ospiti. Tra questi sono risultati positivi 1857 soggetti, ovvero il 6%”. Entro oggi dovrebbe terminare la somministrazione a tappeto di tamponi diagnostici e test rapidi nelle strutture venete per anziani, arrivando a effettuare gli esami sul 100% degli ospiti (che sono 33311).

Quanto ai dati sul personale che lavora nelle Rsa, su 30501 operatori totali (personale sanitario ma anche cuochi, ausiliari, ecc) “abbiamo fatto oltre 24281 esami, tra tamponi diagnostici e test rapidi, pari al 70%, e sono risultati positivi in 920, pari al 3%”.

Prima il test rapido, poi quello diagnostico

Tutti i casi rilevati di positività al nuovo coronavirus registrati, precisa l’assessore, provengono da tamponi diagnostici: “Abbiamo affiancato la somministrazione di tamponi diagnostici ai test rapidi, che però sappiamo non dare diagnosi. Ecco quindi come abbiamo agito: eseguiamo test rapidi, dopodiché per quelli che risultano dubbi o positivi facciamo il tampone diagnostico di conferma. Quindi tutti i casi che risultano positivi sono attestati dal tampone diagnostico”, spiega Lanzarin.  

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Mortalità nelle Rsa venete metà di quella media italiana

“I dati a oggi – ha precisato Zaia – ci dicono che la mortalità nelle residenze per anziani in Veneto è del 15,7% di mortalità sui casi trattati, pari a circa la metà della mortalità media a livello nazionale in queste strutture, che è del 31,3%”.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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Miriam Cesta

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Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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