Covid-19: “Inutile prendere integratori di vitamina D”

L’unica strada sicura è massimizzare la produzione naturale

La vitamina D aiuta contro il coronavirus? Molti studi sembrano confermarlo. Di recente, la notizia che il Regno Unito, dal prossimo mese e per tutto l’inverno, distribuirà vitamina D a oltre 2 milioni di persone ritenute categoria fragile, aumenta l’interesse per questo integratore, anche da noi. Lo hanno annunciato i ricercatori della Queen Mary University di Londra. Tutti vogliono capirne di più, e da oltre un mese questo articolo sugli alimenti naturalmente ricchi di vitamina D resta tra i più letti su People for Planet. Segno di un giusto ragionamento: è impossibile esagerare esponendosi al sole o mangiando alimenti che ne sono ricchi, mentre è notoriamente alquanto pericolosa l’ipotesi di eccedere con gli integratori.

Una carenza estremamente diffusa

Sono sempre di più gli studi internazionali che dimostrerebbero la correlazione tra bassi livelli di vitamina D e morte per Covid-19. Ma nessuno in maniera definitiva.

Per esempio, un recente studio sostiene che oltre l’80% dei pazienti ricoverati per Covid ha una carenza di vitamina D. Lo studio, pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, è stato condotto in Spagna, dall’Università della Cantabria a Santander. Il dato è però relativo a un solo ospedale, e potrebbe semplicemente dipendere dal fatto che la popolazione generale spagnola – e in generale mediterranea, che normalmente non assume integratori di vitamina D in maniera continuativa, come invece succede nel Nord Europa  – sia mediamente carente di questa vitamina. Infatti, già dal 2014, si sa che i livelli di vitamina D nella popolazione italiana sono carenti nell’80% dei casi, ed è così da oltre 20 anni. È noto, insomma, che la vitamina D è facilmente sotto i livelli raccomandati, per via di uno stile di vita troppo sedentario e al chiuso, ma questo non significa che sia vantaggioso integrarla artificialmente.

La Germania: “No agli integratori”

Il BfR, l’Istituto Federale per la Gestione del Rischio, ha pubblicato un documento per sottolineare di non rivolgersi agli integratori (a meno che naturalmente non si stia seguendo la prescrizione di un medico) per paura del covid. Gli esperti tedeschi si sono concentrati sui supplementi che contengono 50 o 100 microgrammi del precursore, il colecalciferolo, ricordando che l’EFSA ha definito la soglia massima, chiamata UL (da Upper intake Level), in 100 microgrammi giornalieri, comprensivi di tutte le possibili fonti, e che quindi è necessario stare attenti a non eccedere, quando si assume un supplemento che lo contiene. Dato che non possiamo sapere quanto ne assumiamo con il cibo e con l’esposizione al sole, gli integratori vanno a sommarsi a un coefficiente ipotetico, elevando e di molto il rischio di sovradosaggio. L’Istituto ha dunque raccomandato, nel caso, di assumerli occasionalmente, e mai su base giornaliera o per lunghi periodi, o in alte dosi.

Cosa conviene fare?

La vitamina D si forma nella pelle per esposizione alla luce del sole, e viene assunta in misura marginale anche con la dieta. È impossibile che il corpo ne produca troppa, e anche che gli alimenti portino a un sovradosaggio. In genere, anche se non ci si espone al sole, si ritiene che l’assunzione di 20 microgrammi al giorno, sufficiente a garantire più del 97% del fabbisogno, si possa ottenere con una dieta equilibrata. Sempre bene, stare all’aria aperta il più possibile: semplicemente coprendosi di più e meglio nella stagione fredda.

Come si riconosce il sovradosaggio

Un eccesso di vitamina D – ricorda il BfR – può comportare debolezza muscolare, stanchezza, vomito e stitichezza, ma anche aritmie e calcificazione dei vasi sanguigni, così come calcoli renali fino alla perdita della funzionalità renale in toto. Un uso continuativo della vitamina D è stato anche associato all’insorgenza di tumori, tra i quali quello al polmone, che invece la vitamina D naturale, prodotta dall’esposizione al sole o assunta tramite alimenti, è in grado di contrastare: tanto per dire che le due cose – vitamine naturali e integratori – non sono affatto la stessa cosa.

Nel documento si precisa che solo chi è in condizioni di accertata carenza, in situazioni mediche specifiche, o ha fattori di rischio noti, può avere un motivo valido per assumere un supplemento a dosaggio elevato, e nel caso deve farlo solo su consiglio medico, proprio perché i dosaggi sufficienti sono molto bassi, ed è facile sbagliare.

La conferma internazionale

A ulteriore conferma, un documento congiunto pubblicato sul British Medical Journal Nutrition, Prevention and Health da ricercatori di Gran Bretagna, Unione Europea e Stati Uniti, ha ribadito di non assumere una supplementazione ad alte dosi in funzione anti covid, proprio per i rischi associati, e per la infondatezza del presupposto scientifico.

Da dove nasce l’idea di scudo anti-covid

Ma come è nato il mito che gli integratori di vitamina D possano farci da scudo covid? Dato che nella prima ondata nell’Europa del Nord i casi e la mortalità sono stati inferiori rispetto all’Europa mediterranea, si è ipotizzato un effetto protettivo della supplementazione della vitamina D, che le popolazioni del Mediterraneo non assumono con regolarità, al contrario delle popolazioni nordiche, meno esposte ai raggi solari. Purtroppo però, l’attuale cronaca dell’andamento della pandemia ci mostra che nella seconda ondata anche l’Europa del Nord è stata ed è molto colpita, mettendo in crisi l’ipotesi che gli integratori di vitamina D ci proteggano dal covid. Altro discorso, come detto, per la vitamina prodotta in modo naturale: che non può mai raggiungere dosi eccessive e ci lascia dunque solo i vantaggi di una vitamina giustamente nota per rafforzare le difese.

Covid-19, ci sono cibi che possono proteggerci?

Vitamina D, il segreto del benessere

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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