Covid-19, Ispra: “Nel mare più mascherine che meduse”. In arrivo 11 milioni di dpi per le scuole

La problematica si lega a un vecchio, enorme, problema italiano: la mancanza di inceneritori

Nel nostro mare ci sono più mascherine che meduse e stanno giusto arrivando tra le mani dei bambini altri 11 milioni di presidi monouso per l’avvio delle scuole. Lo dice l’ISPRA, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che lancia l’allarme spiegando che a breve i nostri mari potrebbero avere più mascherine che meduse.

I dispositivi anti Covid-19 usa e getta porteranno maggiori problemi ora che la scuola ha riaperto dal momento che finora i bambini stavano per lo più all’aria aperta e senza mascherine, oppure con le lavabili.

L’aumento dei rifiuti

Aumenterà dunque notevolmente la produzione di immondizia nei prossimi mesi, aggiungendo diversi quintali di rifiuti di difficile smaltimento e non riciclabili. Da mesi ormai mascherine di ogni tipo si trovano gettate in strada, nei parchi, nelle aree verdi della città e a breve le troveremo molto spesso in mare. La mascherina è leggera, e spesso scivola via dalla borsa o dal polso anche involontariamente.
Oltralpe, anche l’associazione francese Opération Mer Propre ha descritto lo stesso fenomeno affermando che il mare si sta riempiendo di mascherine, ormai più numerose delle meduse.

I dati Ispra di inizio maggio parlano, per il 2020, di una produzione complessiva di rifiuti, tra guanti e mascherine, che oscilla tra i 160mila e le 440mila tonnellate. Il dato medio ci dice che saranno prodotte 300mila tonnellate di spazzatura solo con questi dispositivi di protezione dal Covid-19. A questi numero si aggiungono adesso gli 11 milioni di dispositivi quotidianamente consegnati alle scuole, finiranno nella raccolta indifferenziata e saranno smaltiti attraverso inceneritori.

All’italia mancano inceneritori

Ma l’Italia ha un noto problema inceneritori, che mancano, soprattutto al Sud, ma anche altrove – come in Lombardia o in Toscana – i problemi non mancano, e la loro pessima amministrazione ha portato a scandalosi e ripetuti incendi in un recente passato. Il grosso rischio è che mascherine e guanti rimarranno in discarica o, peggio ancora, dispersi nell’ambiente, da dove poi confluiscono al mare. Se anche solo l’1% delle mascherine usate finisce a terra, per inciviltà o distrazione, avremmo ogni mese 10 milioni di mascherine sparse nella natura e infine nel nostro mare. Un vero e proprio disastro ambientale che ancora non interessa a molti, o almeno non è una priorità.

La proposta di Legambiente

Anche il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, non nasconde tutte le sue perplessità: “È un’iniziativa priva di senso” aver suggerito alle scuole la necessità di indossare mascherine chirurgiche, usa e getta. “La nostra proposta – ha fatto sapere – è scegliere le lavabili equiparabili alle mascherine chirurgiche usa e getta. C’è un processo di riconversione delle linee produttive da parte di numerose aziende italiane. C’è un processo di certificazione da parte del Ministero della Salute, attraverso l’Istituto Superiore di Sanità, per fare in modo che le mascherine riutilizzabili e lavabili siano anch’esse certificate, almeno per un certo numero di lavaggi. Perché non raccomandare allora l’uso delle mascherine riutilizzabili certificate (e, perché no, prodotte da aziende italiane), fornendo agli studenti, agli insegnanti e a tutto il personale scolastico le informazioni su come igienizzare questi dispositivi, sul numero massimo di lavaggi e via discorrendo?”.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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Michela Dell'Amico

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