Covid-19, Iss: “Mai la mascherina per la corsa o in bici”

L’Istituto spiega quale mascherina scegliere per ogni occasione

Al supermercato, sui mezzi pubblici e in ospedale – e laddove volete sentirvi più sicuri – la mascherina preferibile è la “chirurgica”. Più propriamente dette mascherine facciali certificate: sono quelle di tipo 1, 2 e 2R (codice indicato sulla confezione). Sono certificate perché hanno superato determinati standard (quelle che costano adesso 50 centesimi più Iva) e garantiscono una efficace barriera che protegge gli altri e se stessi. Sono le stesse mascherine che dovrebbero indossare i malati”, spiega Paolo D’Ancona esperto di prevenzione e controllo delle malattie infettive, comprese le mascherine, all’Istituto Superiore di Sanità (Iss). “Tra queste, le più protettive sono quelle che è appropriato definire chirurgiche, cioè il tipo 2 e 2R“. Quasi tutte le certificate sono monouso. Quindi indossarle ha un costo ripetuto e determinate modalità di utilizzo che poi dettaglieremo.

All’aperto, le lavabili

“All’aria aperta o per le altre situazioni in spazi chiusi dove vi è meno affollamento vanno benissimo le mascherine lavabili”, continua D’Ancona.

Per questo motivo, in totale sicurezza, per fare una passeggiata, o incontrare i congiunti, sono adeguate “le cosiddette mascherine di comunità: offrono una barriera sufficiente, anche senza alcun dato reale sulla capacità di filtrare. Vanno benissimo per uso in comunità, perché si presuppone che si mantenga sempre la distanza di sicurezza (minimo un metro)”, prosegue D’Ancona. Anche qui, chiariremo anche quali caratteristiche rendono migliori le mascherine lavabili.

Ricordiamo che in alcune regioni anche per uscire all’aperto le mascherine non sono obbligatorie se è possibile rispettare il distanziamento fisico.

Per lo sport niente mascherina

Per fare sport, invece, quindi per correre o andare in bici, mai indossare la mascherina: a meno che lo sforzo sia molto modesto. “Correre con una mascherina sul volto significa andare in affanno ed esporsi a un certo pericolo. L’attività fisica con la mascherina non garantisce la respirabilità che mi serve perché tutte le mascherine non sono fatte per correre o respirare in affanno, ma per i medici, che lavorano da fermi. Il rischio è l’ipossia: non arriva abbastanza ossigeno e si possono avere giramenti di testa e sensazione di capogiro. Anche per la bici. Uno sforzo con la mascherina è come fare sforzo ad alta quota dove c’è meno ossigeno. Io non farei mai sport con la mascherina, non premette la normale respirazione: cosa ancora più pericolosa soprattutto se si dovessero avere problemi cardiaci o respiratori”, precisa D’Ancona. Ricordiamo tuttavia che alcune regioni, come la Lombardia, consentono lo sport senza mascherina ma è d’obbligo averla con sé se poi, per esempio, dopo l’attività, si cammina su marciapiedi affollati per tornare a casa.

Come gestire le monouso

Perché le monouso vanno gettate dopo 4/6 ore di utilizzo? “Perché l’umidità del respiro ne altera la trama, che diventa meno fitta e quindi non più protettiva”, continua D’Ancona. Anche spruzzarle di disinfettante (che le inumidirebbe con lo stesso risultato) e farle asciugare all’aria non va assolutamente bene”. Però posso riporle, dopo aver fatto la spesa, e riutilizzarle un altro paio di volte, se resto nel totale di 4 ore? “No, perché se al supermercato sono entrato a contatto con il virus e si è depositato sull’esterno della mia mascherina, è un rischio: quindi meglio buttarla“. In alternativa, se proprio, si può sanificarla in questo modo, esponendola solo al vapore dell’alcol, e senza mai bagnarla (“anche se non ci sono prove scientifiche che funzioni o che sia sicuro”, commenta D’Ancona).

Come gestire le lavabili

Anche per le lavabili: non spruzziamole di amuchina o alcol, “andremmo poi a respirare quei vapori e non sarebbe salutare. Scegliamo una lavabile che sia adatta al lavaggio a 60 gradi con il detersivo normale: senza bisogno di particolari additivi. Il coronavirus è un virus labile: facile da lavare via. Non servono particolare disinfettanti se non acqua e sapone”. “L’Amuchina può rovinare i tessuti, anche quelli in cotone – aggiunge Ettore Guerriero, del Cnr – perché contiene candeggina e poi respirarla non va bene”.

I respiratori Ffp2 e Ffp3

I respiratori Ffp2 e Ffp3 sono – come ormai sappiamo – a solo uso professionale. Hanno senso per un medico – o per chi assiste un parente malato – a distanza ravvicinata e per molto tempo. “In comunità no, proteggono è vero: ma è un investimento esagerato per quello che serve, e se il respiratore ha la valvola diffonderemmo il virus nel caso fossimo malati, magari asintomatici”, spiega ancora Paolo D’Ancona. Anche perché un respiratore costa circa 10 euro.

Perché i respiratori vanno buttati dopo 6 ore? “I respiratori si intasano dopo 6 ore. Secondo gli studi condotti finora, i respiratori in teoria si potrebbero sanificare, ma servono apparecchi particolari e costosi che in casa non abbiamo. Anche col calore e microonde si deforma la valvola.

Due mascherine? Una follia

Per ovviare “all’egoismo” del respiratore con valvola, alcuni mettono la mascherina con il respiratore con sopra la chirurgica: “E’ sbagliato. Non sono stati progettati per essere usati così. Respirare diventa troppo faticoso e si accumula la condensa all’interno”.

L’INTERVISTA CONTINUA QUI: Covid-19, Iss: “I guanti sono inutili”

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

Potrebbe interessarti anche

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

Consigli per gli acquisti

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy