Covid-19, la fase 3 saranno i robot?

Molti analisti sottolineano la spinta della pandemia verso una nuova era dell’uomo

Che ci piaccia o no, pare che i robot sostituiranno in buona parte gli umani nel loro lavoro, e l’epidemia di coronavirus sta accelerando il processo.

Stiamo rivalutando i robot

Tutto lascia pensare che Covid-19 cambierà le preferenze dei consumatori e aprirà nuove opportunità per l’automazione. Già adesso, le piccole e medie imprese in giro per il mondo stanno espandendo il modo in cui usano i robot per aumentare le distanze sociali e ridurre il numero di dipendenti che devono arrivare fisicamente al lavoro: qualcosa che diminuirebbe la concentrazione negli uffici, nelle strade e sui mezzi pubblici. I robot vengono anche utilizzati per svolgere ruoli che i lavoratori non possono svolgere a casa, o non vogliono più svolgere. Pensiamo anche alle difficoltà che stiamo affrontando adesso per la raccolta della frutta.

Robot infermieri e inservienti

Walmart, il più grande rivenditore americano, sta usando i robot per pulire i pavimenti dei suoi mega-store. In Corea del Sud già prima della pandemia – e a maggior ragione dopo – i robot sono stati usati per misurare le temperature ai pazienti e distribuire disinfettante per le mani. Dato che le stime attuali parlano di lockdown a intervalli anche forse fino al 2025, i “lavoratori” robot potrebbero essere molto più richiesti. Ovunque. Anche perché in certi casi possono fare cose che nessun umano potrebbe fare.

I robot UVD

Ad esempio disinfettare nel modo più accurato conosciuto ad oggi: tramite i raggi ultravioletti. I produttori danesi di robot per la disinfezione attraverso l’uso della luce ultravioletta (UVD) hanno già spedito centinaia di macchine negli ospedali cinesi ed europei, ma anche in bar e ristoranti. Con l’approssimarsi della fase 2 potrebbe non essere lontano il giorno in cui vedremo robot che puliscono scuole o uffici, o catene di fast food come McDonald’s (che hanno già testato robot come cuochi e “camerieri”).

Intelligenza artificiale ovunque

Addirittura, si sta sviluppando l’intelligenza artificiale che potrà sostituire tutor scolastici, istruttori di fitness e consulenti finanziari. Sia Facebook che Google si affidano già all’intelligenza artificiale per rimuovere post giudicati inappropriati. E già nel 2017, un rapporto McKinsey ha previsto che un terzo dei lavoratori negli Stati Uniti sarebbe stato sostituito da automazione e robot entro il 2030. Ma eventi come una pandemia possono chiaramente accelerare moltissimo, proprio perché il principale ostacolo – il timore di ricadute sociali per la perdita di occupazione – va a sostituirsi con un vantaggio sociale di rischio diminuito rispetto alla probabilità di ammalarsi svolgendo lavori a rischio, come appunto pulizie, sanificazioni o la gestione dei rapporti con il pubblico. In sostanza, molto dipenderà da ciò che i governi considereranno essere il male minore.

Qualcosa che è già successo

“La prima rivoluzione industriale – ci ricorda Gabriele Corte, direttore generale di Banca del Ceresio – si mosse dall’Inghilterra di metà Settecento, già a quei tempi non più competitiva sul costo della mano d’opera se confrontata con l’allora concorrenza cinese e indiana. Dopo secoli di divieti all’utilizzo di molte invenzioni labour saving per timore di rivolte popolari, l’Inghilterra capì di dover recuperare competitività acconsentendo alla diffusione di svariate innovazioni, permettendo di fatto i primi sviluppi industriali in senso moderno. Il settore tessile fu il primo beneficiario di tale sviluppo. La risposta inglese al basso costo delle maestranze asiatiche nel XVIII secolo si basò quindi su competenze tecniche e su una riallocazione del capitale che ne permise la messa in opera”.

La storia si ripete

“A quasi tre secoli di distanza, l’Occidente si trova nella possibilità di riguadagnare una sua capacità produttiva, con tecniche tra l’altro radicalmente nuove di produzione, tipo la stampa tridimensionale. Dobbiamo dunque investire in mezzi moderni di produzione per ricondurre l’Occidente alla competitività”.

In questa prospettiva va letto il tentativo, fallito, del governo tedesco di vietare nel 2016 la vendita di Kuka AG, uno dei leader nella robotica industriale, ai cinesi di Midea. “Se i governi mostrano oggi la voglia di tornare a un controllo pubblico del diritto di proprietà, abbiano almeno la lungimiranza di capire cosa è “strategico” nel 2020”, continua Corte.

Una nuova industrializzazione: locale e quindi green

“Il tempo per una reindustrializzazione occidentale è arrivato, anche perché buona parte delle economie asiatiche, trasformate dalla globalizzazione in centri di produzione mondiali, ha sviluppato una classe di consumatori in grado di partecipare attivamente a un continuo sviluppo della propria economia locale. Questo non deve essere un processo no global; si tratta di mettere a regime competenze, oramai esistenti, per generare un vantaggio complessivo per tutto il pianeta.

Rivediamo quanto sopra: cosa vuol dire in termini economici ed ecologici produrre un computer in Europa rispetto a fargli fare 16mila km su una nave con un viaggio di due mesi? In questo contesto dobbiamo vivere anche la bellezza logistica della vecchia Europa: se puntassimo un compasso su Milano, con un raggio di 2mila km copriremmo tutta l’Europa, parte della Russia, i Paesi affacciati sul Mediterraneo e parte del Nord Africa atlantico. Ragioniamo ancora in termini di costi economici e ambientali e riflettiamo su cosa possa significare ridurre i trasporti a un ottavo rispetto alla provenienza asiatica”.

Leggi anche:
Covid-19 nell’acqua di Parigi, ma “inutile scegliere quella in bottiglia”
Quando torneremo a viaggiare? E come?

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

Potrebbe interessarti anche

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy