Covid-19: l’accesso all’acqua va garantito, così come il diritto all’aborto

Nell’emergenza di questi giorni sono parametri significativi per misurare il livello di civiltà di un Paese.

Tutti, in questi giorni strani, riflettiamo profondamente su cosa sia davvero “essenziale” per i singoli, per la società in cui viviamo, per il Pianeta.

Un esempio su tutti: sin dalle prime battute dell’emergenza Coronavirus è emersa la difficoltà disarmante dei senzatetto nell’avere accesso all’acqua, risorsa preziosa e oggi indispensabile nella lotta contro il Covid-19. Essenziale è l’acqua potabile da bere, essenziale è l’acqua per lavarsi con regolarità le mani. Essenziale è la richiesta di  garantire l’accesso all’acqua a chi vive per strada. Una richiesta sacrosanta, accanto alla quale ne compaiono altre che stridono con il senso di urgenza che tutti percepiamo.

Anche oggi, in tempo di pandemia, c’è chi si accanisce contro diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione. C’è chi, coerentemente con la propria scala di valori, non si eclissa e, come ieri, si scaglia contro l’aborto: per Pro Vita & Famiglia, in una situazione critica in cui i medici sono concentrati a strappare vite al Covid-19, non ha senso che l’aborto rimanga nell’elenco dei servizi garantiti.

Fermiamoci. Continuiamo a riflettere. Cos’è davvero essenziale?

“L’essenziale è…”

È cinico ammetterlo ma il Coronavirus potrebbe aprirci gli occhi, potrebbe rivelarci quali stili di vita e di consumo sarà il caso di abbandonare, quali beni, servizi e diritti siano davvero essenziali. Il nostro modello di società finirà sotto la lente d’ingrandimento, ci interrogheremo ancora più a fondo sul legame ormai tossico uomo-natura che ha contribuito in parte alla diffusione del virus, analizzeremo errori e successi.

Ma cos’è essenziale oggi, nel bel mezzo di una pandemia globale?
È essenziale che un senzatetto abbia accesso all’acqua, un bene primario che dovrebbe essere garantito a tutti senza che nemmeno sia scritto nero su bianco su una carta costituzionale. Ma così non è. Il movimento Kethane, che rappresenta rom e sinti in Italia, lancia una petizione in occasione della Giornata mondiale dell’acqua e indirizza un messaggio al presidente del Consiglio: tra senzatetto, richiedenti asilo e comunità rom in insediamenti informali si contano oltre 60 mila persone in Italia, concentrate soprattutto al Nord; la richiesta è di un “decreto legge che autorizzi l’allaccio alla rete idrica a chi abbia trovato riparo di fortuna o viva in insediamenti informali “.

Salvare vite, salvare l’aborto, salvare i diritti delle donne

Pro Vita & Famiglia è una ONLUS ormai nota, che da tempo si batte per ciò che ritiene rientri nel diritto alla vita. Il diritto all’aborto non è contemplato.
«In ragione della pandemia da Coronavirus e della crisi che ne è seguita a livello economico e sanitario, molte Regioni e gli ospedali in tutta Italia hanno rinviato le operazioni chirurgiche non strettamente indispensabili e le attività ambulatoriali non urgenti in modo da liberare risorse e spazio per affrontare l’emergenza» – scrivono in un messaggio indirizzato al ministro della Salute Roberto Speranza e ai presidenti delle Regioni – «Tuttavia, in una situazione di emergenza nazionale e internazionale nella quale gli interventi chirurgici – talvolta – vengono effettuati solo per i pazienti in pericolo imminente di vita, invece si continua imperterriti a sopprimere i bambini nel grembo materno e a considerare la pratica abortiva come se fosse un servizio essenziale, indifferibile e urgente. Inoltre, così facendo si sottraggono ulteriori risorse umane ed economiche che potrebbero essere usate per far fronte al coronavirus». 
L’aborto, dunque, non solo non sarebbe un servizio strettamente indispensabile né di emergenza, ma il suo costo elevatissimo andrebbe a gravare sul sistema sanitario nazionale in un periodo già complicato anche economicamente. E aggiungono: «Le vite, però, sono – o dovrebbero essere – tutte uguali e tutte, quindi, dovrebbero essere salvate, tanto quelle degli anziani e dei malati di Coronavirus, quanto quelle dei piccoli nel grembo materno».

Posizione opposta, che può valere come risposta esaustiva, quella di Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, che chiede al ministero della Salute «interventi specifici – anche temporanei e sottoposti a successive valutazioni – volti a tutelare il diritto alla salute di tutte le donne, comprese quelle che decidono di intraprendere una interruzione volontaria di gravidanza. Per ridurre gli accessi in ospedale e il rischio di contagio da coronavirus – aggiunge Gallo – l’attuale scenario dovrebbe garantire, in questo momento più che mai, l’opportunità di ricorrere ad alternative valide rispetto al ricovero ospedaliero, come l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica, consentendo di svolgere alcune fasi della procedura anche presso un consultorio».

Diritto di accesso all’acqua potabile, diritto all’aborto e supporto alle donne che si trovano ad affrontare scelte complicate: parametri significativi per misurare il livello di civiltà di un Paese.

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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