Covid-19, Lavoro: via la responsabilità penale dell’azienda in caso di contagio

Ma soprattutto serve alleggerire il costo del lavoro, specie se smart

Uno “scudo penale Covid” per le aziende, ovvero: basta con la minaccia di assegnare la responsabilità penale al datore di lavoro, nel caso in cui un dipendente dovesse ammalarsi di covid. L’idea è inclusa nell’opera della task force di esperti guidata da Vittorio Colao, che sta cercando di delineare misure per sostenere il rilancio economico dell’Italia nei prossimi due anni, a seguito della crisi determinatasi con l’epidemia da Covid-19.

Chi è Colao e cosa vuole

Il comitato di esperti voluto dal governo e guidato dal manager Vittorio Colao – dirigente d’azienda italiano, amministratore delegato di Vodafone dal 2008 al 2018 – ha consegnato alla presidenza del Consiglio un documento di 121 pagine intitolato “Iniziative per il rilancio – Italia 2020-2022”, e che è stato ribattezzato “piano Colao”. È un elenco di 102 proposte che saranno ora prese in esame dal governo.

Perché cambiare

Si tratta di un’ipotesi caldeggiata da più parti: assegnare al datore di lavoro la “colpa” penale del contagio di un dipendente era una misura comoda, ma che va modificata. Incentivava sicuramente l’impresa a rispettare le norme di sicurezza (sanificazione periodica, utilizzo di dpi come mascherine, distanze di sicurezza tra dipendenti…) a prescindere da eventuali controlli, e riusciva anche a convincere i datori di lavoro a prolungare al massimo – ove possibile – lo smart working. Tuttavia, si tratta di una misura ingiusta, perché nessuno potrebbe dimostrare che un dipendente si sia ammalato in fabbrica, in ufficio o al bancone del bar, se è vero come è vero che in questo momento è ammissibile non solo andare a far la spesa, ma addirittura manifestare in piazza, fare un aperitivo in compagnia e spostarsi in tutta Italia e oltre.

Un freno alla ripartenza

Senza contare il fatto che il possibile riconoscimento quale infortunio sul lavoro del contagio da Covid-19, si legge nel rapporto Colao, “pone un problema di eventuale responsabilità penale del datore di lavoro che, in molti casi, si può trasformare in un freno per la ripresa delle attività. D’altro canto, per il lavoratore che è esposto al rischio di contagio per il tragitto che deve fare per andare al lavoro e per il permanere a lungo nel luogo di lavoro, magari a contatto con il pubblico, il trattamento del contagio quale infortunio garantisce un livello di tutela, per sé ed i propri famigliari, ben maggiore del trattamento di semplice malattia. Si tratta quindi di individuare una soluzione di compromesso che salvaguardi le due esigenze”.

Minimizzare l’aumento del costo del lavoro: soprattutto smart

Quello che sembrerebbe giusto fare – ma serve valutare se ci sono i fondi – è far pagare meno tasse al datore di lavoro, ovvero abbassare il costo del lavoro. Un’esigenza che l’Italia ha da tanti anni, ma che adesso diventa stringente. Le misure necessarie per rispettare i protocolli di sicurezza, anche il solo principio di distanziamento, ovviamente “comporta un aumento del costo del lavoro (indennità di turni, maggiorazioni per lavoro festivo), cosi come gli eventuali straordinari necessari per recuperare le produzioni perdute. Si tratta di intervenire, in via temporanea, per evitare o minimizzare questo aumento del costo del lavoro, senza incidere sulle maggiorazioni spettanti da contratto ai lavoratori”. Si potrebbe poi pensare di salvare capra e cavoli e incentivare in modo particolare la scelta del lavoro smart: ovvero, se tu, datore di lavoro, acconsenti a proseguire con il lavoro agile, avrai un ulteriore sgravio fiscale. Questo ridurrebbe il traffico di persone e il rischio per tutti.

Rispettare i protocolli di sicurezza azzera la responsabilità penale

Il rapporto Colao suggerisce poi che la certa applicazione delle norme di sicurezza da parte dell’impresa, la liberi dalle responsabilità. “Per quanto attiene al rischio di responsabilità penale, questo è fortemente ridotto laddove si preveda che l’adozione, e di poi l’osservanza, dei protocolli di sicurezza, predisposti dalle parti sociali (da quello nazionale del 24 aprile 2020, a quelli specificativi settoriali, ed eventualmente integrativi territoriali), costituisce adempimento integrale dell’obbligo di sicurezza di cui all’art. 2087 del codice civile.
Si evidenzia che essendo la materia della sicurezza sul lavoro, intesa come contenuto dell’obbligo di sicurezza, e quella relativa ai contratti, di competenza Statale esclusiva, è la legislazione nazionale che deve prevedere questo meccanismo, a garanzia dell’uniformità su tutto il territorio nazionale di una disciplina prevenzionale; … il datore che adempie all’obbligo di sicurezza, nei termini di cui sopra, non andrebbe incontro né a responsabilità civile né a responsabilità penale, pur in presenza di un eventuale riconoscimento da parte dell’Inail dell’infortunio su lavoro da contagio Covid-19″.

Infortunio neutro per l’azienda

“Peraltro si è già previsto che gli infortuni da contagio Covid-19 non vengano contabilizzati per l’azienda ai fini dell’andamento infortunistico, e quindi non hanno conseguenze sul piano dei premi assicurativi. Quindi il riconoscimento dell’infortunio sarebbe neutro per l’azienda”; … per quanto riguarda l’aumento del costo del lavoro per le misure organizzative, o recupero di produzione, si tratterebbe di introdurre una defiscalizzazione temporanea delle maggiorazioni, previste dai contratti collettivi, per indennità di turni aggiuntivi e lavoro festivo o notturno, introdotte per adottare i protocolli di sicurezza ed attuare il distanziamento. Così come anche per quegli straordinari richiesti per recuperare la produzione persa in questi mesi di blocco”.

Sostenere le spese extra delle aziende, riducendo le tasse

“Per quanto riguarda l’aumento del costo del lavoro per le misure organizzative, o recupero di produzione, si tratterebbe di introdurre una defiscalizzazione temporanea delle maggiorazioni, previste dai contratti collettivi, per indennità di turni aggiuntivi e lavoro festivo o notturno, introdotte per adottare i protocolli di sicurezza ed attuare il distanziamento. Così come anche per quegli straordinari richiesti per recuperare la produzione persa in questi mesi di blocco”.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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Michela Dell'Amico

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