Covid-19, l’Italia sfiora i 500 morti al giorno. “Il 15% dovuti allo smog”

L’inquinamento atmosferico aggrava il coronavirus e causa 15 decessi ogni 100 malati

Se ne è parlato subito, ma nuove conferme irrobustiscono il pericolo smog di fronte al rischio di morte derivato da coronavirus. Da sempre lo smog prodotto soprattutto dal traffico su gomma, dai riscaldamenti e dalle fabbriche – e che si concentra dunque nelle grandi città – è un fattore di alto rischio per la popolazione. Ma un nuovo studio conferma questa correlazione soprattutto per chi ha contratto il covid-19: tra loro lo smog è responsabile in media di 15 decessi su 100.

Harvard: l’aumento delle polveri sottili aggrava i malati

A dirlo una ricerca di Harvard, che ha stimato le percentuali di morti per coronavirus causati da una prolungata esposizione all’inquinamento atmosferico, a livello globale. Attraverso un modello matematico, si è arrivati alla conclusione che in media circa il 15% delle morti di questa malattia possono essere attribuite alla lunga esposizione all’inquinamento dell’aria. E forse quindi non a caso, con l’arrivo del freddo, e dunque con un aumentato uso dei mezzi a motore e dei riscaldamenti, uniti alle fitte nebbie che stanno interessando pianure e vallate, stiamo assistendo in questi giorni a un aumento sostanziale del numero di positivi al Coronavirus e delle morti sia in Italia che in tutto il mondo. Ieri il nostro Paese ha sfiorato per la prima volta dall’inverno scorso i 500 decessi – concentrati nel Nord-est del Paese: la zona più sviluppata e inquinata – destando in conferenza stampa, ieri sera, le preoccupazioni degli esperti del Ministero della Salute.

I Paesi meno inquinati hanno meno morti

I ricercatori hanno inserito i dati epidemiologici sul Covid-19 raccolti la scorsa primavera in Italia, negli Usa e in Cina e quelli da satelliti sull’esposizione al PM2.5, arrivando alla conclusione descritta. A conferma, si muore di più di covid-19 dove c’è più inquinamento: abbiamo una media del 19% in Europa, e appunto un 15% in Italia, che diventa 18% in Francia, 16% in Svezia, 14% nel Regno Unito, 26% in Germania, 22% in Svizzera, 21% in Belgio, 19% nei Paesi Bassi, 11% in Portogallo, 8% nella verde Irlanda e 29% nella Repubblica Ceca. Fuori dall’Europa si raggiunge addirittura il 27% in Cina, 12% in Brasile, 6% in Israele e appena il 3% in Australia e solo all’1% in Nuova Zelanda.

“Ecco perché tanti morti in Lombardia”

Se una persona vive per decenni in un luogo dove ci sono livelli alti di particolato ha una maggiore probabilità di sviluppare sintomi gravi”, ha detto Francesca Dominici, a capo del team di ricercatori. “È un risultato che non sorprende chi studia gli effetti delle polveri sottili sulla salute. Sappiamo già che l’esposizione di lungo periodo al microparticolato causa infiammazioni ai polmoni e problemi cardiocircolatori. E sappiamo che le persone con problemi al sistema respiratorio e cardiocircolatorio contagiate da covid-19 hanno un tasso di letalità più alto”. Ecco dunque spiegato, il record di mortalità lombarda: “La Pianura  padana è una delle zone più inquinate d’Europa e questo potrebbe avere avuto un ruolo anche nell’alto numero di vittime che si sono registrate in Lombardia”, ha aggiunto.

 Nella foto Bergamo, una delle città più inquinate d’Europa

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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