Covid-19, ma quindi cani e gatti possono contagiarci?

È più facile che ci contagi il fruttivendolo, o il barista, ma resta d’obbligo distanziarci anche da loro (quando non sono i nostri)

La novità più rilevante sul tema è che in questa strana estate siano aumentati e di molto gli abbandoni di cani e gatti. Nel napoletano negli ultimi mesi la crescita è stata del 70%. Anche a Roma si è registrato un triste boom. “Durante il lockdown si faceva a gara per adottare i cani – ha spiegato il Consigliere Regionale campano Francesco Emilio Borrelli – per avere compagnia in casa e anche per avere una scusa per poter uscire di casa per una passeggiata. Passata questa fase è subentrata la paura, un timore immotivato che i cani e i gatti possano trasmettere il virus agli uomini, cosa non verificata, e così tanti cani sono stati abbandonati in strada”. Immotivato, sì. Tuttavia è vero che questa estate sono stati in forte aumento i casi di cani e gatti contagiati nel mondo, ed è utile oltreché lecito domandarsi quali rischi possiamo correre.

Possono contagiarci?

“Si tratta di un tema molto importante per le persone, ma il rischio di contagio da animali domestici è molto ridotto“, ha detto Soumya Swaminathan, Chief Scientist dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel corso di una conferenza stampa a Ginevra per fare il punto sulla ricerca sul coronavirus. “I felini, ovvero i gatti e persino le tigri possono essere contagiati da Sars-Cov-2 dall’uomo, come pure i furetti. E c’è stato il caso degli allevamenti di visoni. Ma il ruolo degli animali domestici come fonte di contagio sembra trascurabile”, ha detto.

L’analisi di Science

La più presitigiosa rivista scientifica al mondo, Science, ha trattato di recente il tema, ripreso da Internazionale qualche giorno fa, con l’articolo “What does the COVID-19 summer surge mean for your cats and dogs?” ovvero come dobbiamo interpretare l’aumento di cani e gatti positivi al coronavirus?

Cosa non sappiamo

Non è ancora chiaro, tra le altre cose, quanto spesso cani e gatti siano contagiati dal virus, ovvero quale sia il loro tipo di suscettibilità al virus, non sappiamo quali siano i loro sintomi e quali le probabilità che possano contagiare altri animali, compresi gli esseri umani.

Cosa sappiamo

Sappiamo però che noi siamo molto più pericolosi per i nostri animali domestici di quanto loro non lo siano per noi. Mancando ovviamente studi sufficienti, ci si basa sull’esperienza: e tutto ciò che gli scienziati hanno osservato fino ad oggi suggerisce che è molto improbabile che cani e gatti trasmettano il Sars-CoV-2 agli umani. “È molto più rischioso andare dal fruttivendolo che passare del tempo con il proprio animale domestico”, ha detto a Science Scott Weese, un veterinario della facoltà di veterinaria all’università di Guelph, in Ontario, esperto di nuove malattie infettive che sul suo blog ha passato in rassegna quasi tutte le ricerche sul covid-19 e gli animali domestici.

Nessun caso di umani contagiati

Anzi, gli animali domestici corrono molti più rischi di contrarre il virus dagli umani che non il contrario. “Quasi tutti gli animali risultati positivi al virus sono entrati in contatto con umani infetti”, afferma Jane Sykes, direttrice di medicina veterinaria all’università della California, Davis, e fondatrice della International society for companion animal infectious diseases, che offre informazioni sul covid-19 sia ai proprietari di animali domestici sia ai veterinari. Uno studio genetico delle sequenze virali nei primi due cani noti per aver contratto il covid-19 indica che lo hanno contratto dai loro proprietari. Pare che perfino le tigri e i leoni infettati al Bronx Zoo di New York ad aprile abbiano contratto il virus dagli umani.

A dirla tutta però…

Alcuni ricercatori però avvertono che queste scoperte potrebbero essere in parte dovute al numero limitato di test eseguiti: la maggior parte degli animali esaminati è stata testata perché viveva con umani positivi. “È un risultato falsato”, scrive a Science Shelley Rankin, microbiologa della facoltà di veterinaria all’università della Pennsylvania. Certo: poiché i test sugli animali domestici sono rari, non si sa ancora quanti cani e gatti siano stati contagiati dal Sars-CoV-2. Ma ascoltate questa: secondo una bozza di articolo su una ricerca sierologica pubblicata lo scorso mese, una percentuale compresa tra il 3 e il 4% di cani e gatti è stata esposta al virus in Italia nel picco della pandemia, paragonabile cioè a quella riscontrata tra le persone. Ma mentre le persone si sono ammalate a forte velocità, riempiendo gli ospedali, non c’è stato un concomitante crescendo nei sintomi tra gli animali domestici. L’azienda di Seattle Trupanion, che fornisce l’assicurazione sanitaria a più di mezzo milione di gatti e cani in Nordamerica e in Australia, ha dichiarato di non aver rilevato alcun aumento di disturbi respiratori o di qualsiasi altro genere dall’inizio della pandemia. “Non emergono tendenze rilevanti”, dichiara Mary Rothlisberger, vicepresidente dell’analisi dati per l’azienda, e questo vale anche se si considerano i focolai epidemici. Due ricerche recenti hanno inoltre dimostrato che quanto meno i gatti solitamente non mostrano sintomi di alcun tipo. “Ho la sensazione che in loro la malattia sia molto meno grave che negli umani”, afferma Sykes.

Comunque sia, non ha senso sottoporli a tampone

Esistono test per animali domestici, ma non sono diffusi perché è stata data priorità ai test sugli umani. Inoltre, il dipartimento per l’agricoltura negli Stati Uniti ha messo in guardia dall’effettuare test di routine su cani e gatti. Se il vostro animale domestico fosse positivo, afferma Weese, “cosa fareste poi?”. Se ha il covid-19 probabilmente è perché lo avete (o avete avuto) anche voi, prosegue e “non cambia nulla per l’animale domestico, né per la famiglia”. E visto che non ci sono medicine per la malattia, “non prescriveremmo nulla”.

Niente panico e distanziati

Come dicevamo all’inizio di questo articolo, dunque, l’unica vera notizia sono gli incoscienti che senza motivo abbandonano i loro animali domestici. Per il resto, tutto ciò che resta da fare corrisponde a quanto già noto. Sia che si tratti di portare il vostro cane nell’area cani al parco, o di accarezzare un gatto che incontrate per strada, valgono i soliti consigli: indossate una mascherina, lavatevi le mani e mantenete il distanziamento sociale anche da loro (cioè dagli animali domestici non vostri con cui vi capita di interagire). “Se non prendete precauzioni mettete a rischio voi e poi il vostro animale”, afferma Rankin, che però aggiunge: “Se siete dei padroni responsabili, probabilmente il vostro animale corre meno rischi di essere contagiato rispetto a voi”.

Preoccupiamoci delle persone

Weese è d’accordo nel dire che le persone dovrebbero preoccuparsi più delle altre persone che degli animali domestici. “Il rischio rappresentato dalle persone nelle aree cani dei parchi o nelle cliniche veterinarie è molto più alto di quello rappresentato dai cani in quegli stessi luoghi”, conclude.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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